Se il Pd è in stato confusionale, anche l’idolo a cui si ispirano i suoi dirigenti non è messo meglio. Parlo di Pedro Sánchez, il premier socialista che guida la Spagna, le cui politiche Elly Schlein minaccia di adottare nello sciagurato caso in cui la sinistra in Italia vincesse le elezioni. Il capo del governo di Madrid da settimane è nel mirino. Non delle inchieste giudiziarie che pure inseguono i suoi familiari e compagni di partito, ma delle polemiche successive all’invasione di Ceuta.
Decine di migliaia di immigrati hanno dato l’assalto all’exclave spagnola in Marocco, nella speranza di poter raggiungere l’Europa. Per l’opposizione di destra l’onda di una massa di disperati si è abbattuta sulla città dopo che Sánchez ha deciso, per motivi elettorali, di regolarizzare mezzo milione di stranieri. Agli attacchi però il premier spagnolo ha risposto facendo spallucce e decidendo di godersi le vacanze, convinto che la situazione si sarebbe sistemata da sola.
Peccato che invece a Ceuta le cose vadano di male in peggio. Infatti, nonostante lui avesse lasciato intendere che la Guardia civil in ventiquattr’ore aveva provveduto a rispedire a casa i nuovi arrivati, a un mese di distanza dai fatti la tensione è alle stelle e si rischiano scontri tra popolazione e migranti. Sui social girano immagini dei cortei di protesta, con gli agenti costretti a sparare proiettili di gomma per fermare i manifestanti, mentre agli stranieri accampati in spiaggia le Ong distribuiscono spray al peperoncino, per difendersi da chi promette di cacciarli, e impartiscono loro dei suggerimenti per fingersi minorenni ed evitare l’espulsione.
La popolazione locale da settimane chiede le dimissioni di Sánchez e del ministro dell’Interno. Ma nonostante i sondaggi lo diano al minimo storico, l’icona della segretaria del Pd (Elly Schlein lo addita ad esempio, suggerendo l’adozione delle sue politiche) non pare intenzionata a mollare. Così, fresco di vacanze al mare e in montagna, il premier spagnolo è tornato facendo una giravolta degna di Roberto Bolle. Se prima era tutto accoglienza e magnificava le porte aperte agli stranieri per rilanciare l’economia, adesso che i sondaggi l’hanno messo definitivamente con le spalle al muro, il campione dei socialisti europei (Mette Frederiksen, la progressista che guida la Danimarca, da quando ha dato ragione a Giorgia Meloni sul tema dei migranti non è più nelle grazie dei compagni) ha cambiato completamente idea, tanto che i quotidiani locali gli hanno fatto pelo e contropelo.
Dopo aver criticato la politica italiana in fatto di clandestini e stranieri, come scrive il quotidiano conservatore El mundo, «Sánchez scommette ora sulla linea più dura e restrittiva del patto europeo su migrazione e asilo». Ci sono voluti un mese e 80.000 clandestini giunti senza documenti dal Marocco, ma alla fine, anche senza ammettere la svolta, il governo di Madrid ha annunciato che metterà mano alle leggi sull’asilo e che accelererà le espulsioni degli stranieri.
Così, dopo aver decantato le porte aperte e la regolarizzazione degli extracomunitari come atto di democrazia e di sviluppo, Sánchez adotta misure più restrittive e più dure di quelle imposte dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che lo stesso premier criticava.
In pratica, norme più veloci per le espulsioni, meno garanzie per chi entra in territorio spagnolo. Se prima le procedure potevano durare anni, ora si impiegheranno al massimo tre mesi e poi non ci sarà ricorso che possa ritardare la cacciata. Il diritto d’asilo resterà in piedi, ma con ampie limitazioni, cioè in pratica chi arriva da Ceuta e Melilla se non ha i documenti in regola non potrà invocare scuse per restare in Spagna, ma sarà spedito senza esitazioni a casa.
E per quanto riguarda i Paesi sicuri, dove mandare i migranti, Madrid promette una procedura accelerata, che in realtà nasconde una specie di rifiuto automatico.
Insomma, la linea progressista e di sinistra dell’idolo di Elly non ha passato il vaglio dell’invasione di Ceuta e ora Sánchez è costretto a correre ai ripari, rimangiandosi tutto e sposando la linea Meloni che prima criticava. A questo punto la segretaria del Pd continuerà a considerare il premier spagnolo il faro dei compagni d’Europa o si convertirà, sposando magari le tesi di Jean-Luc Mélenchon, ovvero l’islamico-marxista di Parigi? Cioè, dopo Clinton, Zapatero, Blair e Sánchez quale altro mito si inventeranno i vertici del Nazareno?
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