Non sono Valter Lavitola e dunque non posso dichiararmi amico fraterno di Sigfrido Ranucci. Tuttavia, un consiglio amichevole al conduttore di Report lo voglio dare ugualmente: eviti di pubblicare post sui social e si autosospenda dal programma.
Ne guadagnerebbe la sua immagine e ne trarrebbe vantaggio anche la trasmissione di Rai3. Immagino che sia difficile inabissarsi mentre ogni giorno intorno infuria la bufera. Lo stesso Ranucci ha dichiarato di sentirsi vittima della «più grande character assassination della storia del giornalismo», cioè di un attacco senza precedenti alla sua reputazione professionale.
Tuttavia, io non penso che insistere su questa strada sia d’aiuto a ricostruire la sua immagine. Ricordare la scomparsa di Francesco Guccini e collegare l’impegno del cantautore morto all’età di 84 anni al periodo mostruoso che «stiamo vivendo» e alla necessità di difendere Report, cioè il suo conduttore, non credo giovi alla causa, né a quella di Ranucci né a quella del programma. Così come non mi pare che sia stato giudicato felice l’accostamento fra la morte per mano della mafia o del terrorismo di alcune figure istituzionali e la situazione che sta vivendo il giornalista di Rai3. Perfino una testata come il Fatto Quotidiano, che certo non può considerarsi ostile nei suoi confronti, ha parlato di «narcisismo commemorativo» e di uso sproporzionato del lutto per promuovere la propria identità professionale.
Alla fine, queste frasi rischiano di accreditare un’idea di autoreferenzialità distaccata dal mondo reale. Già aver dato retta alle fregnacce di Valter Lavitola, che solleticando il suo ego gli faceva credere che una sua discesa in campo (largo, ovviamente) sarebbe stata accolta con esultanza da decine di milioni di italiani, dà l’idea di una persona non del tutto equilibrata. Ma addirittura paragonarsi a Moro, a Falcone, Borsellino e Piersanti Mattarella, che negli attentati hanno perso la vita, sembra un tantino fuori luogo.
Non è obbligatorio commentare ogni notizia, ci si può prendere una pausa e da non amico di Ranucci lo consiglio vivamente. E se fossi un parente o una persona che gli vuole bene insisterei per una moratoria, per poi concentrare gli sforzi e replicare alle allusioni quasi quotidiane di Valter Lavitola.
Però, oltre a impormi una sorta di silenzio stampa, nei panni del conduttore di Report farei un ulteriore passo, prima che lo facciano altri per lui: mi sospenderei. Non si tratta di arrendersi o di gettare la spugna, dandola vinta ai nemici: si tratta di prendere atto, anche in questo caso, della realtà. Inutile continuare a cercare di far finta di nulla: meglio congelare le cose, prendendosi una pausa in attesa che la situazione si chiarisca.
È evidente che, fino a quando i fatti non saranno accertati, e non lo saranno per settimane o per mesi, Ranucci non potrà tornare in video. Come fa a ripresentarsi per raccontare i segreti d’Italia senza poter raccontare il suo? Vi pare possibile fare finta di niente e cominciare daccapo come se non fosse accaduto nulla? Il mandante dell’attentato non era un camorrista, un politico o un uomo dei servizi segreti, italiani o esteri: era colui che Ranucci ha presentato come uno dei suoi migliori amici. E ad accusare Lavitola non sono solo i magistrati, che (noi lo sappiamo, ma chi tifa Anm no) ogni tanto prendono una cantonata: bensì lo stesso Lavitola, che di fronte ai pm si è auto accusato.
No, Ranucci non può pensare che finite le ferie ritornerà in sella al cavallo pazzo della Rai e quindi, invece di farsi cucinare a fuoco lento, dovrebbe prendersi una pausa, rivendicando l’intenzione di tornare appena i fatti saranno chiariti e la sua reputazione ripristinata. Non si tratta di alzare bandiera bianca e nemmeno di riconoscere di aver sbagliato qualche cosa, si tratta di evitare la distruzione della reputazione di un settimanale d’inchiesta.
Il danno fatto in queste settimane si sente, perché è stata passata al setaccio una serie di servizi e alcune lacune sono emerse. Insistere, continuando a far finta di nulla, sarebbe un grave errore, che si ripercuoterebbe in maniera pesante sul programma. Ranucci dia retta non a un amico, ma a un collega che ne ha viste tante: faccia un passo indietro. Nulla vieta che tra un po’ ne possa fare uno avanti.
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