Perquisizione domiciliare nella casa di Salim El Koudri a Ravarino
La perquisizione domiciliare a Ravarino, in provincia di Modena, dove abitava Salim El Koudri, il 16 maggio 2026 (Ansa)

Fin dall’inizio ho avuto la sensazione che ci fosse la voglia di minimizzare, di classificare la strage come il gesto di un pazzo e non di un fondamentalista islamico. Tanto per cominciare, di Salim El Koudri, il 31enne di origine marocchina che a metà maggio nel centro di Modena si lanciò con la propria auto contro la folla, si disse dal principio che era in cura e seguito dai servizi sociali, affetto da un disturbo schizoide della personalità.

Premesso che per quanto mi riguarda non c’è attentatore che non abbia qualche problema mentale, perché ammazzarsi e ammazzare persone che non si conoscono in nome della religione o dell’ideologia non è una cosa normale, chi si fa saltare in aria in mezzo alla folla o con l’auto cerca di uccidere un gran numero di persone non lo fa a caso, ma perché ha una motivazione. E nel caso di El Koudri si chiama islam, o meglio, jihad, guerra santa. Ai cristiani, ovviamente. E nel nostro caso agli italiani.

La radicalizzazione di El Koudri

Il giovane nato in Italia da genitori immigrati, cresciuto a Bergamo e poi trasferito in Emilia-Romagna dove, grazie a una borsa di studio, si era laureato, aveva un forte risentimento nei nostri confronti. Fin dai primi giorni erano trapelate notizie su ciò che aveva scritto sui social e sull’odio che provava. I buonisti spiegarono che era la conseguenza della mancata integrazione. El Koudri, nonostante gli sforzi per mettersi al passo con chi era nato in Italia, era pur sempre il figlio di immigrati marocchini. Nonostante avesse la carta d’identità del nostro Paese, e sebbene fosse venuto al mondo in Lombardia, si sentiva straniero perché non trovava un lavoro adatto al suo titolo di studio. Sono migliaia i giovani che non riescono a essere assunti in base alla laurea che hanno conseguito: moltissimi sono costretti a lavori infimi, pagati una miseria. E tuttavia a nessuno di loro viene in mente di lanciare una bomba contro la folla e neppure di mettersi al volante per uccidere le persone.

L’attenzione dell’intelligence

El Koudri si era radicalizzato, nonostante in Italia avesse trovato casa e pure lavoro, benché non quello che desiderava. Non era discriminato: la mancata integrazione semmai era colpa sua, dato che litigava con i colleghi di lavoro e in qualche azienda erano stati costretti ad allontanarlo. No, non è mai stato una vittima, ma solo un carnefice e infatti a metà maggio ha messo in atto i suoi piani. Credo che ormai tutto ciò sia noto.

Il solo fatto sconosciuto è quello raccontato dalla trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano. Nella puntata di ieri è stato rivelato che qualcuno all’interno dei servizi di intelligence si era accorto della radicalizzazione di Salim El Koudri, ma poi nessuno aveva dato seguito alle segnalazioni di pericolo, ignorando il rischio. È forse per questo che, quando La Verità ha svelato alcuni file rinvenuti nei telefoni cellulari e nei computer dell’attentatore qualcuno ha provato a gettare acqua sul fuoco, negando i primi indizi sulla ragione dell’attentato di Modena? Tutti a parlare di una persona lasciata sola, dai servizi sociali e sanitari (ovviamente per colpa dei tagli del governo), nessuno a dire che nonostante l’accoglienza e la presunta integrazione il giovane laureato voleva fare una strage di cristiani.

Istruzione, accoglienza e sicurezza

I fatti dimostrano che l’integralismo islamico non si ferma con l’istruzione, con l’accoglienza e neppure con le borse di studio: si arresta solo con le indagini di polizia, evitando che per ragioni politiche qualcuno fermi gli accertamenti e gli arresti. Non è un caso che la strage sia avvenuta in Emilia-Romagna, dove cresce fertile la teoria dell’accoglienza. Una casa, l’istruzione e un lavoro non sono bastati a fermare El Koudri. Sarebbe servita invece un’indagine che non fosse viziata da pregiudizi (favorevoli all’immigrazione) e buonismo. Due elementi che non bloccano gli attentatori.

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