Hannoun sognava Di Battista spallone

Un milione di euro già raccolto e bloccato su un conto. Mohammad Hannoun, l’architetto genovese pro Hamas, voleva farlo arrivare a Gaza, ma c’era un problema: il suo nome.

L’inchiesta Domino e l’ostacolo delle liste antiterrorismo

E quello dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), finiti nella lista antiterrorismo Ofac del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È il 20 gennaio 2025 quando Sulaiman Hijazi, uomo molto vicino ad Hannoun, è al telefono con Davide Tripiedi, ex parlamentare del Movimento 5 stelle. Il tema, ricostruito negli allegati all’avviso di chiusura delle indagini preliminari dell’inchiesta Domino, è proprio come riuscire a spostare quella montagna di denaro.

Il piano per spostare un milione di euro e il nome di Di Battista

«Hannoun vuole partire con 1 milione di euro che ha già raccolto e son bloccati in un conto», spiega Hijazi. Vuole trasferirli a Gaza e «sta cercando di riuscire a farla tramite la Farnesina». Operazione tutt’altro che semplice: «Il nome di Hannoun alla Farnesina […] con la associazione è molto difficile». Nel tentativo di cercare una strada salta fuori un altro ex parlamentare pentastellato: «Io ho detto… Hannoun potresti sentire Di Battista». Alessandro Di Battista. Tripiedi non sembra particolarmente convinto: «Eh ma come cazzo fa Alessandro».

I timori per i controlli bancari e i contatti a Gaza

Hijazi gli spiega che si tratterebbe di «trasferire 1 milione di euro da un conto all’altro». L’ex deputato pone immediatamente il problema dei controlli: «Ma minchia, scusa, se trasferisci un milione di euro figa […] non vieni segnalato immediatamente alla Banca d’Italia, ma istantaneamente […] capito?». E aggiunge: «Ci deve essere una buona valida ragione».

Hijazi replica che Hannoun della segnalazione «se ne fotte». E la «valida ragione», sostiene, esiste: il denaro «va a fare aiuti umanitari a Gaza, con progetto». Poi aggiunge: «Lui ha sicuramente agganci giù a Gaza». È proprio quello che potrebbe accadere una volta arrivati nella Striscia, però, a preoccupare Hijazi. «Se andiamo con Hannoun, sicuramente ci farà incontrare «i verdi, […] roba che verrà strumentalizzata da tutti».

Gli investigatori annotano che il verde è il colore distintivo di Hamas e ritengono che sia questo il riferimento contenuto nella conversazione. Hijazi, comunque, si chiama fuori perché non può rischiare di essere «cacciato». E afferma: «Almeno io non posso più fare queste cose».

Le telefonate di Hannoun e la cautela dei deputati

Passano 24 ore e a parlare dei rapporti con il mondo pentastellato è Hannoun in persona. Il 21 gennaio l’architetto palestinese è al telefono con l’operatrice umanitaria Giuditta Brattini. Le racconta di aver parlato «con vari deputati tra cui Ascari (Alessandra, ndr) e Di Battista». Ma qualcosa si sarebbe inceppato. Secondo quanto annotano gli investigatori, Hannoun dice che «loro tutti sono spaventati dall’idea di essere affiancati dalla sua figura».

Le intercettazioni sui rapporti tra l’associazione e la politica

Ma la storia dei rapporti con i parlamentari riaffiora nelle intercettazioni qualche mese più tardi. E questa volta a parlarne sono gli uomini dell’associazione. L’11 aprile Yaser Elasaly, responsabile insieme a Mousa Dawoud della sede milanese, parla con uno sceicco indicato negli atti come Abdelhamid. La discussione riguarda proprio Hijazi.

Secondo quanto ricostruiscono gli investigatori, Hijazi avrebbe organizzato autonomamente incontri «con alcuni parlamentari» e vengono citati espressamente Di Battista e una «Stefania», che gli investigatori ritengono possa essere la Ascari. Elasaly riporta quindi un ragionamento attribuito ad Hannoun sui rapporti tra l’associazione e i politici: «I loro parlamentari […] si sa che l’associazione è legata a […] è legata ad Hamas».

Poi riferisce le parole che Hannoun avrebbe rivolto a Hijazi: «Loro non è la prima volta che escono con noi […] sono usciti con noi […] molti cortei e hanno partecipato molte volte con noi […] non lo sapevano che noi fossimo legati?». E nella stessa telefonata Elasaly ricorda che Hannoun è «il responsabile delle attività palestinesi in Italia» e «il maggior esponente in Italia». Evidentemente, almeno per gli uomini di Hannoun, era già tutto alla luce del sole.

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