È accusato di aver violentato una donna mentre faceva jogging nel giugno del 2024. La vittima, una donna di 40 anni, era stata ferita alla gamba. Mentre l’indagato, un trentenne tunisino, adesso è sotto processo per violenza sessuale aggravata davanti al Tribunale di Torino, ma allo stato è irreperibile. All’epoca dei fatti non è stata emessa alcuna misura cautelare nei suoi confronti e ha fatto perdere le proprie tracce.
Nei giorni scorsi il giovane non si è presentato in udienza nel corso del processo che lo vede imputato. La sua difesa è stata assunta dall’avvocato Yuri Marchis nominato d’ufficio. La donna, durante l’aggressione da parte dell’uomo, ha riportato numerose lesioni e fratture alla gamba gravi per cui è stato necessario sottoporla, per ben due volte, a interventi chirurgici. Il decorso ospedaliero è stato lungo e complesso tant’è che la donna è stata costretta per oltre un anno a camminare con le stampelle.
L’aggressione nel parco di Luserna San Giovanni
I fatti contestati dalla Procura di Torino risalgono al tardo pomeriggio di una giornata di inizio estate di due anni fa, mentre la donna stava facendo jogging in un parco pubblico, a Luserna San Giovanni, nella città metropolitana di Torino. Secondo quanto emerso dalle indagini e da elementi finiti agli atti del processo, la vittima stava facendo attività sportiva quando, all’improvviso, si è sentita toccare e bloccare alle spalle da una persona che le ha messo una mano sul petto. Era tardo pomeriggio e, in quel momento, nella zona del parco in cui la donna stava correndo non c’era nessuno. L’aggressione e la violenza si sono consumate in pochissimi minuti. Un incubo. La donna si è vista addosso un uomo che indossava una «maglietta rossa» che l’ha aggredita con violenza abusando di lei. La vittima ha provato con tutta sé stessa a opporre resistenza e a divincolarsi, ma proprio nel corso della colluttazione l’uomo è caduto con tutto il suo peso sul corpo della donna causandole una grave lesione alla gamba. La vittima, in preda alla disperazione, per salvarsi e sfuggire allo stupratore lo avrebbe morso a un braccio. A quel punto l’uomo avrebbe allentato la presa e si sarebbe allontanato. Poco dopo sono state allertate le forze dell’ordine e i sanitari per prestare le cure del caso alla donna. I particolari del post violenza e i momenti dei soccorsi sono stati ricostruiti, in udienza, da uno dei carabinieri accorso quel pomeriggio che è stato ascoltato come testimone: «Sono stato tra i primi a intervenire. La signora non riusciva a reggersi in piedi per le fratture alle gambe. L’ho sorretta mentre attendevamo l’ambulanza», come riportato da Torinotoday.it.
Le indagini e la confessione
Nell’immediatezza dei fatti, la donna è stata ricoverata in ospedale dove è rimasta per diversi giorni. Ma ai carabinieri ha subito riferito alcuni particolari che sono stati determinanti per rintracciare l’uomo, ovvero il colore della maglietta che indossava e il morso al braccio. Le forze dell’ordine si sono messi sulle tracce dell’uomo e, alcuni giorni dopo la violenza, nei pressi di quel parco hanno individuato un giovane che corrispondeva a quella descrizione: l’uomo passeggiava con la sua compagna e aveva una cicatrice compatibile con un morso su un braccio. I carabinieri lo hanno fermato per un controllo e lui ha però mostrato nervosismo quando gli è stato chiesto di riferire le sue generalità. A quel punto, i militari si sono poi presentati nella sua abitazione per approfondimenti. Secondo quanto riferito in aula, l’uomo avrebbe aperto la porta, sarebbe scoppiato a piangere e avrebbe mostrato il braccio con i segni ancora visibili del morso. Quindi, lui stesso – sempre secondo quanto è stato ricostruito – avrebbe deciso di consegnare spontaneamente ai carabinieri gli indumenti che indossava il giorno dell’aggressione. Portato in caserma, avrebbe ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori. In quell’occasione, nei suoi confronti non è stata emessa alcuna misura cautelare dal momento che non era stato colto in flagranza di reato e perché, sempre da quanto emerso dalle indagini, non sarebbero stati ravvisati concreti pericoli di fuga. L’uomo era indagato ma in stato di libertà. Inizialmente aveva nominato un difensore di fiducia. Quest’ultimo poi ha rinunciato all’incarico poco dopo aver ricevuto la notifica di chiusura delle indagini.
Il processo e l’imputato irreperibile
Del tunisino non si hanno più notizie. Fino ad ora non si è mai presentato alle udienze che lo riguardavano nonostante gli sia stato sempre notificato l’avviso delle udienze. Non è escluso, secondo quanto emerso nei giorni scorsi nell’aula del Tribunale, che si sia allontanato dal Piemonte e che possa aver fatto ritorno in Tunisia. Nel corso dell’ultima udienza, lui era assente ma i giudici hanno ascoltato come testimoni il marito e la sorella della vittima. Il marito ha spiegato al collegio come sia completamente cambiata la quotidianità della loro famiglia dal 2024: «Per almeno un anno ha potuto camminare solo con le stampelle. Ha sofferto tanto». Una situazione confermata pure dalla sorella della donna: «Mia sorella è una roccia, ma per lei niente è più come prima. Sono cose che ti segnano». La pubblica accusa è stata affidata al pm Eleonora Sciorella che potrebbe chiedere la condanna dell’uomo.
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