Diciotto anni compiuti da soli sei mesi per Ibrahim Ben Amara, nato a Forlì e residente a Forlimpopoli. Scatta il sesto arresto con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, per l’uccisione di Nicola Musiani, il cinquantaquattrenne picchiato brutalmente nella notte tra il 18 e il 19 luglio in un parcheggio di Pinarella di Cervia (Ravenna) e deceduto all’ospedale Bufalini di Cesena dopo pochi giorni.
Per il gip del tribunale di Ravenna è Ben Amara il sesto componente della banda ritenuta responsabile del pestaggio mortale.
Come i maranza hanno ucciso Musiani
Musiani morì in ospedale il 22 luglio, a causa di un colpo di bottiglia alla testa, ma la notizia si diffuse il giorno dopo. E proprio quel giorno il diciottenne scappò in Olanda, successivamente in Tunisia, per poi rientrare in Italia qualche giorno fa. L’avvocato difensore, Fabrizio Bellavista, del Foro di Palermo e con studio distaccato a Forlì, si è riservato di leggere tutti gli atti prima di entrare nel merito della vicenda.
Il suo assistito, che gli è apparso molto provato, ha però fin qui negato la partecipazione al pestaggio pur facendo parte del gruppo che aggredì Musiani. Ben Amara ha poi confermato di essere partito per l’Olanda il 23 luglio, cioè all’indomani del dichiarato decesso di Musiani, ma ha precisato che si trattava di una vacanza di dieci giorni già concordata con il datore di lavoro, il quale potrebbe confermare la circostanza.
Ha poi negato di essere stato in Tunisia, il suo Paese d’origine. Secondo la Procura di Ravenna, invece, proprio lui avrebbe rincorso e picchiato a pugni e calci Musiani, nel parcheggio dove l’uomo viveva da anni, nel suo camper, a pochi passi dalle discoteche della riviera.
L’arresto di Ben Amara
I carabinieri confidavano nel rientro di Ben Amara anche alla luce dei passi compiuti dagli altri membri del gruppo, già finiti in manette, quattro maggiorenni tra i 19 e i 23 anni, tutti del Forlivese e perlopiù di origine straniera (Oussama Ragme, Conor Finn Long, Houssam Abir e Bilal Mahboubi) e un minorenne ai domiciliari. Peraltro, secondo gli inquirenti, era stato il minore a scatenare la discussione con Musiani chiamandolo «tossico», quella tragica sera.
Così i militari hanno predisposto un servizio di osservazione nei pressi della sua abitazione. L’arresto è scattato a Bologna, dove il diciottenne si trovava al lavoro insieme al padre in una fabbrica di Sant’Agata Bolognese. Come per gli altri arrestati, anche per lui l’accusa è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Il provvedimento è stato disposto sulla base di un’ordinanza richiesta dal gip del tribunale di Ravenna, Andrea Galanti, su richiesta del sostituto procuratore Angela Scorza. Secondo la ricostruzione investigativa, avvalorata anche dalle testimonianze di due persone che hanno assistito alla scena, Ben Amara avrebbe partecipato direttamente al pestaggio di Musiani, colpendolo insieme agli altri componenti del gruppo. Secondo quanto riferito dai testimoni, Musiani sarebbe stato inseguito e raggiunto dal gruppo, che lo avrebbe colpito ripetutamente con calci e pugni e anche con alcuni oggetti come biciclette, sedie e una bottiglia.
Il cerchio si stringe
Le testimonianze hanno consentito agli investigatori di riconoscere diversi dei partecipanti. A confermare la ricostruzione investigativa ci sono, oltre alle dichiarazioni dei testimoni, anche gli accertamenti effettuati dagli investigatori attraverso le immagini e le intercettazioni relative alla presenza dei telefoni cellulari nella zona.
A incastrare Ben Amara ci sarebbero gli accertamenti sui telefoni che avrebbero evidenziato spostamenti compatibili con quelli degli altri giovani già arrestati; inoltre, il diciottenne, secondo la ricostruzione investigativa, quella notte si sarebbe trovato a bordo della Fiat Punto utilizzata dal gruppo. Avrebbe persino infierito su Musiani ormai a terra in stato di semi-incoscienza.
Per quanto riguarda invece la morte di Musiani, detto «Freak», nato e cresciuto a Bologna, che da dieci anni viveva nel camper vicino al padre Giorgio, gli accertamenti medico-legali hanno stabilito che la morte è riconducibile a un’emorragia cerebrale provocata da un trauma cranico. Diverse lesioni da corpo contundente, fratture costali, un massivo pneumotorace sinistro e una frattura dello zigomo destro. L’interrogatorio di garanzia è fissato per inizio settimana davanti al gip Galanti che ha emesso l’ordinanza cautelare su richiesta del pm Scorza.
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