L’ideale di comunisti, liberali e atei è vedere la Chiesa finire strozzata
Don Luigi Giussani (Getty Images)

È il 14 novembre 1971. Don Luigi Giussani ha iniziato da mesi una rilettura dei fatti storici che hanno accompagnato la genesi di Gioventù studentesca prima e Comunione e Liberazione poi, fino a superare la buriana del Sessantotto. Nella «scuola quadri», incontro per dirigenti di CL, il sacerdote analizza la vita del Movimento per come è fiorita tra le sue mani e nel contesto politico e culturale in cui essa si colloca, nella Chiesa e nel Paese.

L’obiettivo è meglio definire un metodo che dia respiro ed efficacia alla dimensione missionaria, vero chiodo fisso dell’educazione «giussaniana», fin dai primi «libretti» colorati (rosso, verde, marrone) che ne segnano gli esordi e che vengono citati.

Nella fedeltà totale alle autorità ecclesiastiche, sorge una libertà estrema di giudizi – anche molto netti – sui limiti di certa pastorale. Pubblichiamo, per concessione dell’editore, uno dei brani più interessanti da Il centro della vita (Rizzoli, 336 pagine, 17 euro, a cura di Davide Prosperi, oggi guida di CL), volume di prossima uscita con interventi inediti di Giussani del 1971-72. Nel testo proposto, il servo di Dio (1922-2005) nota una convergenza tra mentalità liberale e comunista (accomunate dal materialismo ateo) nello «strozzare» una concezione della Chiesa «come vita», cui partecipa parte del ceto intellettuale cattolico

La mirabile genialità pedagogica del mistero di Dio, la mirabile fattura della Chiesa (perché l’educazione è nella Chiesa e la Chiesa è convivenza), fa anche capire quale metodo debba vivere uno che nella Chiesa è chiamato a essere autorità per svolgere una funzione autorevole.

E siccome ognuno di noi è mandato – «missione» -, ognuno di noi ha una funzione autorevole nel mondo, con i propri compagni di lavoro, in casa propria, con i propri compagni di scuola.

Questo è il metodo educativo: un’esperienza insieme, un gesto comune, che richiama quel che abbiamo detto in principio, la necessità di un coinvolgimento totale, la prima categoria della volta scorsa, un coinvolgimento totale, il «dentro». Non saremo mai autorità se non nella misura in cui siamo «dentro» o ci proponiamo «dentro».

Badate che l’essere in stato educativo va contro quello che moltissimi fra voi, diventando adulti, hanno tirato fuori perché non ne potevano più […]. Si diventa maturi, e allora si fa largo la pretesa – che possono avere tutti, se non si sta più che attenti – di concepirsi insieme in un modo, per così dire, «democratico».

Non salvi più quella punta profonda di ascolto e di obbedienza, metodologicamente e pedagogicamente necessaria per la tua affermazione cristiana, per l’affermazione della tua personalità: l’ascolto umile e obbediente.

Il che può ancora essere confuso dal fatto che l’ascolto e l’obbedienza si possono avere verso la comunità e non verso chi ha funzione autorevole. E questo è realmente il punto che fa capire tutta la rottura, il disfacimento, la corruzione o la fragilità in cui è la tua personalità cristiana.

Sto affermando un valore che è esattamente il contrario di quello stupido «ipse dixit», di quello stupido parlare di autorità, come spesso si sente, specialmente nei gruppi più impervi, meno evoluti.

Perché è una cosa orrenda quando si cita l’autorità, quando si parla di autorità: «Io sono l’autorità». Quando uno parla così di autorità («Io sono l’autorità»), è già finito. […] Se la concretezza ha come primo suo fattore l’educazione, la educabilità, saremo sempre come i bambini da educare: questo è lo spirito di discepolanza.

E lo spirito di discepolanza è tra l’altro l’atteggiamento più liberante e più puro e più attivo, che spinge di più all’azione.

Educabilità e ambiente

Se il primo fattore è dato dalla educabilità, il secondo fattore d’una visione concreta dell’uomo è dato dalla consapevolezza critica e precisa dell’influsso determinante e del condizionamento inevitabile che l’ambiente ha sull’individuo.

Nel libretto verde si legge: «Occorre essere in posizione attenta verso l’ambiente che più decisamente influenza l’esistenza di una persona in quel determinato momento. Il nostro richiamo non può andare direttamente alla coscienza: per giungere all’io genuino deve perforare una mentalità che ne è come l’involucro.

Tale sovrastruttura è costruita in gran parte dall’ambiente. All’origine di questo fatto è la natura, la costituzione psichica dell’uomo – e l’importanza attuale di esso è data dall’esasperazione dell’influenza ambientale odierna attraverso i modernissimi mezzi di invasione della persona […].

Pretendere di resistere o neutralizzare questa influenza è vana cosa, se non si riesce a raggiungere la persona proprio là dove essa è più influenzata, cioè nel suo ambiente».

Qui ci sono due corollari pratici d’una importanza estrema, per giudicarci e per scrollarci di dosso una ottusità e una pigrizia terribile, una mancanza di scaltrezza nel nostro impegno. «Occorre essere in posizione attenta verso l’ambiente che [di fatto] più decisamente influenza l’esistenza di una persona in quel determinato momento». […]

Bisogna che l’individuo sia incontrato lì dov’è, che l’offerta, il coinvolgimento abbia come punto di inserzione quello in cui l’individuo è più influenzato, l’ambiente che di fatto lo influenza di più in quel momento; non teoricamente: in quel momento.

Ecco l’importanza della scuola dopo una certa età, o l’importanza del livello universitario. Uno che sta in parrocchia senza interessarsi mai delle dimensioni universitarie viene su rachitico mentalmente, sarà un pietista, sarà un conformista, molto più facilmente, oppure un contestatore, che è lo stesso.

Occorre portare la convivenza là dove si è, nell’ambiente in cui l’individuo è più influenzato di fatto nel momento; ma il momento successivo, se l’influsso è in un altro ambiente, bisogna evolversi. La tecnica del rapporto comunitario e di comunione si evolve, è agile, è tutta articolata – ma la Chiesa è una sola, nonostante le diverse strutture.

L’agilità della gratuità

Il secondo corollario concreto, oltre a questo dell’agilità carica di gratuità, che dimostra la nostra gratuità nel far le cose, è ancora più importante del primo.

Capite, ragazzi, dove sta la nostra angustia, l’angustia in cui ci sentiamo, di fronte all’impostazione di tante associazioni e istituti ufficiali della Chiesa? Non si può curare pastoralmente un individuo o una popolazione senza cercare di investire dell’esperienza cristiana l’ambiente, e quindi senza cercare di coinvolgere la comunione cristiana con i fattori determinanti la mentalità dell’ambiente in cui tale comunità è.

Una comunità di quartiere o parrocchiale è influenzata dalla televisione ed è influenzata dalle idee che fermentano all’università, nei libri, nella scuola media superiore, nell’ambiente di lavoro e nei sindacati, perciò se la realtà della comunione non cerca di investire questi livelli e categorie di vita, queste espressioni della vita sociale, è destinata a essere strozzata.

Questo è l’ideale dei comunisti e dei liberali, questo è l’ideale dell’ateo, a cui tanto cattolicesimo italiano, francese, europeo, dà manforte.

Con tranquillità assoluta adesso stanno accettando, infatti, che il Movimento Studentesco, come ha incominciato a fare in qualche scuola, metta come clausola che un professore e una classe che vogliono fare un raduno tra di loro, tutti d’amore e d’accordo, o un gruppo di studio, non possono farlo se il Movimento Studentesco non dà loro il permesso.

Ora, i professori di religione o i professori cattolici tante volte dicono che è giusto far così. Come era giusta – vi ricordate? – la lotta sulle Associazioni scolastiche! La nostra lotta di un tempo alle Associazioni scolastiche si sta riproponendo ora identicamente, perché, da qualunque parte nasca, l’uomo arriva al dispotismo, se non nella misura in cui è autenticamente cristiano.

Rischio di eliminazione

Allo stesso modo, un certo insistere solo sulla parrocchia è d’una miopia terribile. Prima di tutto è di una calunnia senza pari, quasi che noi non volessimo la parrocchia; noi abbiamo sempre voluto la parrocchia e l’abbiamo detto da diciassette anni a questa parte: la strada per far rivivere la parrocchia […] passa attraverso l’«invasione» da parte della comunione cristiana, dello spirito cristiano, degli strumenti di influsso determinante che hanno in mano i potenti, che ha in mano il potere della società di oggi, e che rendono schiavi del potere.

Altrimenti il nostro ideale, l’ideale a cui accedono tanti preti e tanti cosiddetti intellettuali cattolici (è la mentalità che è stata favorita dalla Fuci in Italia, e che, purtroppo, si dimostra come un circolo vizioso, perché è proprio l’influsso dell’ambiente che ha determinato questa mentalità, anche di gente formata nell’Azione Cattolica, venuta su nei seminari), l’ideale a cui stiamo andando incontro è quello del cristianesimo in Cecoslovacchia o in Ungheria, in cui con una astrattezza ripugnante può essere detto: «Ah, certo, così si vede chi ha la personalità cristiana e chi aderisce con libertà».

Ma il cristianesimo è venuto per tutti e la gente è povera, siamo tutti fragili e la fragilità è sostenuta naturalmente dalla famiglia, dall’amicizia, dalle solidarietà, dalle strutture sociali… e Dio è venuto nel mondo a creare questo: la Chiesa.

È l’eliminazione, il più possibile, della vita come Chiesa ciò a cui stiamo andando incontro, nell’ignoranza o nel disinteresse di tutti.

Ora, non è un facile compito, una facile funzione quella che abbiamo noi, perché essere una minoranza a questo livello di cose e di sensazioni è duro. Però lo siamo, chiamati – dico – ad aprire gli occhi per noi e per gli altri, e riusciremo come riusciremo.

La concretezza: l’educabilità permanente, lo spirito di discepolanza e, secondo, l’attacco alle strutture influenti del mondo (non al potere in generale, ma alle espressioni che il mondo ha e che veicolano in modo irresistibile un loro contenuto, anche se esse per loro natura non sono né bene né male).

Da non perdere

Woke, un’ideologia non si archivia con una risata
Pensiero forte

Woke, un’ideologia non si archivia con una risata

La Ocasio-Cortez ammette gli «eccessi» del politicamente corretto con un sorrisetto, senza analisi critiche e senza chiedere scusa a chi magari ha perso il lavoro per le proprie idee. Il nuovo corso? Meno attenzione alle istanze Lgbt e più sottomissione all’islam.