Mario Draghi
Mario Draghi, ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea (Ansa)

Caro Mario Draghi, le scrivo questa cartolina per farle gli auguri per la sua nuova iniziativa, cioè per il think tank Rhine group che lei ha formato con miliardari, banchieri e economisti, e che dovrà dare i consigli per rilanciare l’Europa. Se ne sentiva proprio la necessità.

In effetti: perché lasciare fare tutto al Bilderberg? O al World economic forum di Davos? Perché permettere che solo loro difendano, come sanno fare, gli interessi dei cittadini? Per fortuna ora scende in campo lei che nella difesa degli interessi dei cittadini è un campione fin dai tempi del Britannia e di Goldman Sachs.

Il think tank di Draghi nasce in Svizzera

Per altro ho visto che il think tank Rhine group è subito partito con il piede giusto. Intanto, volendo difendere l’Europa, ha fissato la sede dell’associazione in Svizzera, per la precisione in un trust service di Ginevra (L&S Trust Service). Chiaro, no? Se tu vuoi difendere in modo trasparente l’Europa che devi fare? Un trust in Svizzera. Poi ho visto il primo titolo di Eunews dedicato alla vostra iniziativa: «Il think tank di Draghi sferza l’Europa», e ho subito fatto un salto sulla sedia: ecco la novità, mi sono detto. Fino a ieri c’era Mario Draghi che sferzava l’Europa. Oggi c’è il think tank di Draghi che sferza l’Europa. Così d’ora in avanti l’Europa anziché fottersene delle sferzate di Draghi se ne fotterà delle sferzate del think tank di Draghi. Un bel passo in avanti, non crede?

Del resto, si sa: i cittadini europei non vedevano l’ora di avere questo nuovo think tank con sede in un trust svizzero che ha come compito quello di sferzare l’Europa (ma anche: scuoterla, svegliarla, strigliarla, spronarla, etc) insieme a lei. Che ci vuol fare? Sono passati due anni da quando ha presentato ufficialmente la sua Agenda per l’Unione, un bel rapporto di 400 pagine: tutti hanno applaudito e osannato con entusiasmo, prima di buttarlo nel cestino della spazzatura. Non è stato gentile, chiaro: ma come dar loro torto? «Se guardo avanti ho incubi sul futuro d’Europa», disse lei. E molti pensarono che in quel mentre si stesse specchiando.

Draghi, il potere e la carriera senza elezioni

Romano, 79 anni tra pochi giorni (auguri), pensionato d’oro da più di venti (incominciò a incassare un assegno di 14.834 euro lordi, 8.614 netti il 1° aprile 2005 quando aveva 58 anni), già organizzatore della svendita del patrimonio italiano, frequentatore delle porte girevoli tra istituzioni e Goldman Sachs, è stato governatore di Bankitalia e della Bce, e poi presidente del Consiglio, guadagnandosi i titoli di salvatore dell’euro e di patrono del green pass. La sua straordinaria capacità: comandare sempre senza farsi eleggere mai. Di lei, però, in Italia è obbligatorio parlare bene. Con devozione. L’unico che osò attaccarla pubblicamente chiamandola «vile affarista» fu Cossiga. Lo fecero passar per pazzo.

Il nuovo think tank e i suoi sostenitori

Di una cosa siamo certi: lei ha sempre difeso il merito, come dimostra il fatto che ha scelto Giggino di Maio per importanti poltrone diplomatiche Ue. E perciò ci fidiamo quando forma il suo think tank: ovviamente attorno a sé ha chiamato solo re di Bigh Tech, o rampanti della finanza, bocconiani, Economist, Financial Times, Morgan Stanley, Vodafone o Mastercard. Quello che ci vuole, insomma, per un’Europa finalmente popolare e democratica. Soprattutto un’Europa vicino alla gente. Come solo voi sapete sferzare.

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