È meglio tassare gli umanoidi. Altrimenti chi mantiene il welfare?
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La Mitsubishi motors, poiché in Giappone si sta verificando una mancanza di manodopera specializzata e anche noi in Italia ne sappiamo qualcosa, ha deciso di inserire umanoidi attraverso un accordo con la startup Highlanders per la produzione di 1.000 pezzi al mese a partire dal 2027. Come riferisce l’agenzia Ansa, «l’iniziativa rientra nel filone della “fisical AI”, tecnologia che consente alle macchine decisioni e azioni autonome basate sulla percezione dell’ambiente tramite telecamere e sensori, una tecnologia su cui il settore automobilistico giapponese sta accelerando.

In questa direzione Honda ha sviluppato una mano robotica assistita da IA per compiti di precisione, mentre Toyota sta sperimentando bracci robotici nella sua città-laboratorio Woven City, alle pendici del monte Fuji. Sarebbe un errore pensare che in questo caso il Giappone sia lontano, perché invece è molto vicino.

La mancanza di manodopera specializzata è un problema enorme che assilla l’Italia, soprattutto nel campo della metalmeccanica. Ma anche in altri settori, come quello conciario e in tutte quelle professioni che richiedono una competenza tecnica specifica. Le imprese, infatti, non possono attendere troppo a lungo che i prestatori di manodopera imparino, soprattutto quando la loro formazione professionale, anche se c’è stata, è servita a poco: perché riguardava altri settori merceologici oppure perché si trattava di una specializzazione che non rispondeva alla domanda effettiva del mercato, ma a una domanda costruita a tavolino. Spesso la formazione professionale viaggia su una linea parallela a quella della domanda di operatori professionali del mercato e, com’è noto, due linee parallele sono destinate a non incontrarsi mai.

Ci sono esperienze in Italia come l’Accademia delle arti dei mestieri di Milano, che da tempo decide i corsi sui quali puntare in relazione a una preventiva ricerca di mercato sulla domanda di manodopera realmente esistente. E questa esperienza funziona molto bene. Ho avuto occasione di verificarlo personalmente. Questo è il modello che andrebbe ripetuto a livello nazionale.

Questo, purtroppo, non può indurci a pensare che non esista il problema, già da ora, di una possibile e progressiva sostituzione della forza lavoro umana con quella dell’Intelligenza artificiale.

Questa sostituzione può provocare problemi enormi se, come ha dichiarato Takao Kato, l’amministratore delegato di Mitsubishi motors: «I robot umanoidi hanno un enorme potenziale per trasmettere in modo efficiente le conoscenze dei lavoratori più esperti». Questo sta già avvenendo in varie parti del mondo, e lo dimostra il modello N, ideato e realizzato dalla società Highlanders, fondata solo tre anni fa in collaborazione con l’università di Tokyo. Questo modello di robot umanoide, in quanto simile per altezza e peso a un uomo, è «in grado di camminare, svolgere compiti manuali e interagire verbalmente».

Non stiamo parlando di fantascienza ma di realtà esistenti e già operanti e, tra l’altro, questo processo sta avvenendo ad altissima velocità.

Sarebbe stolto e miope non guardare con serietà alle conseguenze di questo che sta avvenendo.

La prima realtà riguarda l’uomo nei suoi rapporti con il lavoro, dove trova, o dovrebbe trovare, non solo la propria fonte di guadagno ma anche (e soprattutto), come ricordava Giovanni Paolo II, la possibilità di esprimersi andando oltre se stesso nell’opera che egli svolge. Non è questione da poco. Riguarda la concezione dell’uomo e il suo ruolo nella società, nel mondo del lavoro in generale, la sua stessa natura che da sempre trova nel lavoro una parte della sua realizzazione personale. Dove andrà a finire tutto questo? Quali saranno le conseguenze antropologiche (riguardanti proprio l’uomo) che costituiranno gli effetti potenzialmente più devastanti di questa realtà umana?

La seconda non si presenta, almeno potenzialmente, meno devastante della prima. Essa riguarda il sistema del welfare, e cioè le spese dello Stato che assicurano lo svolgimento dei suoi compiti fondamentali: ordine e sicurezza, difesa, sicurezza sociale, infrastrutture, sanità e altri. La maggior parte delle risorse che entrano nelle casse dello Stato provengono dalla tassazione sul lavoro. Da quella che tutti gli italiani conoscono e per i quali rappresenta una vera e propria ossessione, e cioè l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche). Con cosa la sostituiremo? Con lru, cioè una nuova imposta sul reddito degli umanoidi. Chi la pagherà? Verrà costituita un’Agenzia delle entrate degli umanoidi oppure, più probabilmente, verrà richiesta alle aziende che utilizzano umanoidi per la produzione una tassa che comunque non potrà mai sostituire la tassa sul reddito?

Questo è un problema molto serio e sul quale fino a oggi si è ragionato poco o nulla. Ci si attarda su questioni marginali, o importanti ma affrontate male come il Green deal, e non si ragiona, si progetta, si elaborano soluzioni per questo gigantesco problema che potrebbe mettere in crisi tutta la costruzione novecentesca del welfare stesso.

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