Cara Ursula, l’Unione va a pezzi e lei sparisce?
Ursula Von der Leyen (Ansa)

Cara Ursula von der Leyen, le scrivo questa cartolina per chiederle dov’è finita: è forse  in vacanza con il premier spagnolo  Sánchez nel resort di Lanzarote? O col  suo amico ceo di Pfizer in qualche isola del Pacifico? L’ha rapita il parrucchiere per il rifacimento della messa in piega? Sta provando i nuovi tailleur della collezione autunno-inverno?

Sta facendo shopping di armi e missili? Glielo chiedo perché, non so se se n’è accorta, ma l’Europa che lei  dovrebbe, ahinoi, guidare sta andando in frantumi. Un Paese contro l’altro, una frontiera chiusa dopo l’altra, un migrante respinto dopo l’altro. Mai vista un’Unione più disunita. E di fronte a tutto ciò lei si è eclissata. Desaparecida. Manco una parola. Come se lo spettacolo indegno dell’Ue in frantumi non fosse affar suo.

Sognava l’Europa verde, si ritrova l’Europa dove se ne combinano di tutti i colori. E l’unica sua reazione, come capo della Commissione europea, è il silenzio balneare. Non che lei non ci abbia abituato ai silenzi, per la verità. Tutti noi ricordiamo il modo in cui ha condotto gli acquisti miliardari di vaccini Covid, trattando in segreto e scambiando messaggi privati con il gran capo Pfizer Albert Bourla: anche su quegli accordi (per altro: con i nostri soldi e sulla nostra pelle) e sugli sms relativi lei fece calare il suo proverbiale silenzio di lacca (con la l, mi raccomando). Così che ogni volta che la guardiamo non riusciamo a fare a meno di pensare che forse un giorno potrebbe anche anche diventare una vera democratica. Le manca solo la parola.

Tedesca, 68 anni a ottobre, nata Ursula Albrecht, discendente di una potente famiglia industriale metallurgica, figlia di un politico della Bassa Sassonia, cresciuta a Bruxelles, nutrita a latte e potere, lei ha cominciato studiando archeologia, poi si è buttata sull’economia, infine sulla medicina, laureandosi con una tesi sul parto che, per altro, si rivelò frutto di plagio. Evidentemente non ha mai avuto idee chiare sul suo futuro, a parte l’idea di diventare potente. E c’è riuscita, nonostante tutto. Come ministro della Difesa tedesco infatti è stata un disastro: sotto accusa per acquisti di elicotteri e consulenze a go-gò, bocciata pubblicamente dalla Merkel («le condizioni delle Forze armate non sono soddisfacenti»), venne però piazzata da quest’ultima alla guida dell’Ue. Promozione per demeriti acquisiti sul campo.

Da Bruxelles ha imposto subito all’Europa la mordacchia verde perché, si sa, lei ama molto l’ambiente. A parte quando deve prendere il jet privato per fare 180 km e allora diventa favorevole all’inquinamento. O quando un lupo entra nella sua fattoria privata in Germania e allora diventa favorevole all’abbattimento. Con il Green deal ha inferto un colpo mortale all’Ue, ma non sembrandole abbastanza, ci ha riprovato subito dopo con Rearm Europe, 800 miliardi dei contribuenti da spendere per bombe e missili. Poi c’è l’immigrazione, il suo punto forte: infatti l’Unione sta andando in mille pezzi proprio su questo. E lei, da leader popolare e carismatica qual è, che fa? Ovvio: si defila. Scompare, più o meno come sta scomparendo l’Europa. E a pensarci bene noi le scriviamo questa cartolina non tanto perché siamo preoccupati per le vostre scomparse. Quando perché temiamo che entrambe torniate.

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