Alla fine, il piano di Valter Lavitola è tutto squadernato lì, nelle 198 pagine redatte dal gip. Un piano politico ben preciso, con date e incontri pianificati e condivisi con Michelino Davico, l’ex leghista («Ormai è fuori dal partito da dieci anni», ci dicono mentre proviamo a cercare il suo numero) che aveva il compito di realizzare i sondaggi per tirare la volata a Sigfrido Ranucci.
Le carte, che riportano una intercettazione telematica attiva (spyware), ci permettono di tratteggiare cosa è successo realmente negli ultimi mesi e, soprattutto, ci danno la possibilità di comprendere come l’idea di creare un partito politico in grado di sostenere la candidatura politica di Ranucci fosse ormai realtà.
Il sondaggio per la candidatura di Ranucci
Il 6 luglio 2026 Lavitola scrive a Delia Cipullo, una giornalista di Napoli. Le chiede di ricordargli il nome della società che ha realizzato i sondaggi. Lei risponde inviando un pdf contenente un preventivo di 8.000 euro Iva esclusa, che un tale «Ivan» aveva girato «mesi fa» allo stesso Lavitola.
Il faccendiere vuole ripercorrere tutte le tappe. Sembra quasi averne un bisogno spasmodico. Tutto deve essere preciso. Vuole sapere le date e, soprattutto, desidera «ricevere il testo con il nome del candidato sulla loro carta intestata». Sempre quel giorno, Davico invia al faccendiere un pdf relativo a uno «studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilità politica» sul misterioso candidato. Spiega che la metodologia utilizzata per redigere il sondaggio è corretta e suggerisce di non allargare il campo ad altri settori lavorativi perché, così facendo, si minerebbe l’esito dello studio.
Da marzo alla ricerca degli sponsor
E poi, e questa è la parte più interessante, Davico ripercorre tutte le tappe fatte fino a quel momento per sostenere una possibile discesa in campo di Ranucci. Non come un candidato qualunque. Ma come aspirante presidente del Consiglio. Il 12 marzo 2026, Davico incontra Lavitola, che gli spiega il proprio progetto. Otto giorni dopo, il 20 marzo, «contatto con gruppi giovanili per il supporto al progetto». Il 30, invece, un laconico «teatro Carcano». E in effetti, proprio in quella data, era presente nella programmazione del teatro proprio Diario di un trapezzista – Cronache di resilienza di un reporter di Ranucci. Chissà se Davico lo ha incontrato in quell’occasione oppure no. Poi, il 7 maggio, prosegue l’uomo, «ricevo prima bozza delle domande del sondaggio». Il giorno seguente viene inviata la bozza del test per cercare eventuali sponsor. Il 17 dello stesso mese viene registrato un incontro con il «referente dell’agenzia dei sondaggi» poi, il 7 di giugno, una nuova versione del test seguita, l’11 giugno, da un altro incontro, questa volta in sede, «con eventuali sponsor». Infine, un’ultima revisione del sondaggio, l’ok definitivo e, il 29 giugno, la sospensione del test «per sovraesposizione del candidato».
In realtà, in quei giorni, a esser sovraesposto, più che il conduttore, sarà il faccendiere. Il 30 giugno, infatti, vengono effettuati i primi arresti che poi porteranno dritti a Lavitola come presunto mandante dell’attentato. Il sondaggio viene sospeso, ma ripartirà tre giorni dopo. Del resto, la pista iniziale è quella della criminalità organizzata. Una notizia che potrebbe dare un colpo di popolarità a Ranucci. Per anni, il conduttore di Report ha combattuto apertamente i poteri forti, di qualsiasi tipo fossero. Politici o criminali. E ora, con l’attentato e l’arresto dei colpevoli, può solo diventare più popolare. Lo stesso Lavitola, diceva infatti il 9 luglio alla Verità: «A giugno ho commissionato un sondaggio, purtroppo l’abbiamo dovuto fermare dopo gli arresti dei presunti esecutori dell’attentato. Le domande sono state preparate da me, da Sigfrido e da due importantissimi giornalisti». Come si scoprirà più avanti, il riferimento è a Paolo Mieli e Stefano Cappellini, attuale direttore di Repubblica.
Tutto viene sfruttato da Lavitola per accrescere la popolarità di Sigfrido, non senza l’accondiscendenza di quest’ultimo. Che, più che raggirato, dalle carte sembra apprezzare le azioni del faccendiere. Almeno fino a quando ha scoperto che, a piazzare la bomba, era stato il suo amico fraterno. Che poi così fraterno non deve esser stato.
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