Ebbene sì, gli avevamo pagato pure la borsa di studio. Cioè, non solo è stato coccolato, istruito e curato, esattamente come qualsiasi bambino italiano – anche senza cittadinanza chi nasce nel nostro Paese ha tutti i diritti garantiti – ma poi, finite le superiori, quando è diventato maggiorenne, la triennale gliel’abbiamo finanziata noi, per intero e con soldi pubblici: 6.500 euro in tre anni, a copertura delle tasse di iscrizione, versati tramite l’Azienda regionale per il diritto agli studi dell’Emilia-Romagna, nata proprio per garantire pari possibilità di formazione superiore a chi, da solo, non se la potrebbe permettere.
L’odio del terrorista e l’attentato a Modena
Decisamente, però, non siamo stati ripagati con la stessa moneta. Perché Salim El Koudri, il trentaduenne nato a Bergamo e cresciuto in provincia di Modena, che lo scorso 16 maggio ha lanciato a 100 chilometri all’ora la sua auto sui passanti dell’area pedonale del centro di Modena, devastando i corpi di sette persone inermi e dilaniando a morte quello di Monica Esposito, 55 anni, madre di famiglia, odiava la nostra civiltà.
Odiava la nostra cultura, la nostra religione, il nostro Paese e non ne faceva un mistero. Lo aveva sostenuto più volte, in forme diverse, scrivendo mail, registrando video che contenevano tutto il suo risentimento. «Bastardi cristiani di m…», «voi e il vostro Gesù in croce. Lo brucio», digitava già nel 2020 in una mail indirizzata proprio all’università. «Abbiamo bisogno di distruggere la Lombardia, quelle persone sono come ratti», aggiungeva in uno dei quattro video girati in solitudine, come una sorta di testamento immorale, la notte precedente l’attentato. «Destroy Italia», «Voglio vendetta», aggiungeva in un altro video.
E poi, qualche ora dopo, ha agito. Proprio nella città dove aveva studiato. Gratis.
La borsa di studio riservata al terrorista di Modena
La borsa di studio risale al 2014, quando El Koudri si iscrive a economia e marketing internazionale del dipartimento di Economia «Marco Biagi» dell’università di Modena. Una delle eccellenze della città dei motori. Affinché il ragazzo possa frequentare senza risentire delle condizioni economiche della famiglia, Er.Go. l’ente della Regione Emilia-Romagna che offre interventi e servizi per gli studenti versa ogni anno, fino al 2027, poco meno di 2.200 euro a suo favore, comprensivi della tassa regionale per il diritto allo studio.
«Per ciascuno dei tre anni accademici lo studente ha beneficiato della borsa di studio in quanto in possesso dei requisiti economici, di merito e iscrizione previsti dai bandi» si legge, infatti, nella risposta scritta che la Regione Emilia-Romagna ha inviato Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa.
A far emergere questo particolare è stata proprio Evangelisti, che con un’interrogazione ha chiesto dettagliate informazioni su eventuali benefici goduti dall’attentatore.
«Le risposte ufficiali ottenute dalla direzione generale, università e da Er.Go svelano un cortocircuito politico e amministrativo semplicemente vergognoso. Salim El Koudri, l’attentatore che a Modena ha falciato la folla, non solo era regolarmente in carico al Centro di Salute Mentale dell’Ausl, ma è stato mantenuto agli studi dalla Regione Emilia-Romagna con ben 6.585,33 euro di soldi pubblici», dichiara Evangelisti commentando quanto emerso.
La rabbia della capogruppo di FdI
«Mentre nel segreto della sua stanza collezionava 68.000 ricerche sul Web dedicate alla jihad, a Isis e a stragi terroristiche digitando “I will kill”, il sistema di welfare della sinistra gli pagava la borsa di studio universitaria. Siamo di fronte al fallimento totale e documentato del modello emiliano. La realtà ci dice che questo soggetto ha completato un percorso di radicalizzazione islamica sotto gli occhi di tutti, finanziato con i soldi dei contribuenti emiliani».
«Com’è possibile che le strutture sanitarie che lo avevano in cura per gravi disturbi della personalità non abbiano mai incrociato i dati con l’azienda del diritto allo studio? Com’è possibile che nessuno abbia attivato le scale di valutazione del rischio? Questo non è welfare, questa è totale assenza di controllo del territorio e dei profili a rischio», incalza la capogruppo di Fdi, che ha depositato una nuova interrogazione per scavare in profondità su tutti gli eventuali benefici goduti dall’italo-marocchino di seconda generazione.
«Esigiamo l’attivazione immediata di un audit ispettivo sull’Ausl di Modena e una riforma totale dei bandi Er.Go.: chi è in cura psichiatrica e mostra derive eversive dev’essere segnalato e i sussidi regionali vanno revocati all’istante. La Giunta si svegli dal suo torpore ideologico, si costituisca parte civile nel processo e metta fine a questa gestione fallimentare della sicurezza pubblica».
Lo sviluppo dell’inchiesta sull’attentato a Modena
Per il prossimo 2 ottobre è atteso il pronunciamento sullo stato di salute mentale di El Koudri, in passato seguito dal centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità che, secondo gli esperti, tuttavia «non ha influito sulla capacità di intendere e volere al momento del fatto», durante il quale cercò di uccidere più persone possibili.
L’esito è atteso, in particolare, dagli avvocati che seguono separatamente diversi membri della famiglia Esposito – Deborah De Cicco e Liborio Cataliotti – e che puntano entrambi a ottenere l’aggravante di terrorismo, non ancora contestata a El Koudri.
Nel frattempo, tra le ricerche online effettuate nei due mesi precedenti l’attentato, la maggior parte relative ad atti terroristici di matrice islamica, compare anche quella su Lipsia, avvenuto il 6 maggio 2026, colpita da un attentato messo a segno in modo quasi identico a quello scelto da El Koudri per la città che lo ha cresciuto.
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