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Nel riquadro, il sindaco di Legnago Paolo Longhi (iStock)

Alla Verità l’aveva detto subito. Dopo la scorreria di due minorenni marocchini, che in poche ore avevano aggredito, derubato e ferito tre persone, il sindaco di Legnago, Paolo Longhi, parlava di intervenire nei confronti dei genitori che non fanno nulla per correggere figli che commettono reati.

«Metterei la spada di Damocle di togliere tutti i benefici sociali. La punizione ha anche una funzione deterrente», rifletteva il primo cittadino, che è anche segretario di Fratelli d’Italia nel Comune della Bassa Veronese.

Legnago, il nuovo regolamento sui sussidi alle famiglie

La sua proposta, lanciata da questo giornale, ha avuto grande risonanza mediatica. E da semplice idea è diventato un percorso amministrativo che interviene sulle modalità di intervento dei sostegni sociali, visto che altri metodi non funzionano. «La revisione sarà pronta la prossima settimana e poi la presenterò in consiglio comunale», annuncia Longhi.

Verrà modificato l’articolo 9 delle norme municipali, sulle modalità applicative del Regolamento di accesso alle prestazioni sociali agevolate. «La famiglia, con un figlio minorenne segnalato dalle autorità competenti per aver commesso fatti illeciti, verrà chiamata a collaborare con i servizi sociali, educativi.

Benefici sospesi se i genitori rifiutano il percorso educativo

Se rifiuta il percorso, non partecipa agli incontri, interrompe la collaborazione oppure non rispetta gli impegni assunti, si vedrà sospendere il contributo o non le verrà erogato, qualora non sia ancora stato concesso», spiega il sindaco.

Precisa: «Non si tratta di togliere il sociale, bensì di aumentare la presa sociale. Non togliamo barbaramente il sussidio a chi ne ha bisogno, incentiviamo la partecipazione del genitore alla vita educativa pubblica del figlio, che si è reso responsabile di fatti illeciti».

Non solo, per accedere a benefici quali bonus, contributi e agevolazioni, oltre a certificare il possesso dei requisiti il richiedente dovrà rilasciare una dichiarazione. «Deve asserire che non ci sono le condizioni ostative previste in relazione a fatti illeciti commessi dai figli minorenni oppure, nel caso ci siano state segnalazioni, dovrà dimostrare di avere aderito e collaborato al percorso predisposto per il singolo caso dai servizi competenti», chiarisce il sindaco.

Il Comune controllerà e, se verrà dichiarato il falso, «oltre a perdere il contributo si troveranno anche una bella denuncia penale», aggiunge Longhi.

Longhi: «Decine di sindaci vogliono applicare la proposta»

Piace a molti altri amministratori, la sua proposta di intervenire sulla revoca dei benefici economici alle famiglie che si disinteressano della condotta dei figli. «Ho ricevuto decine e decine di telefonate da sindaci di ogni parte di Italia, che mi chiedono di avere la bozza del nuovo regolamento così da poterla applicare anche loro», dichiara il primo cittadino di Legnago.

«Non ho problemi a farlo girare, non appena pronto. Non rivendico alcuna primogenitura, a differenza di quanto fanno esponenti di Futuro nazionale che dicono di essersi mossi per primi e mi hanno dato del copione, con tanto di vignetta. Non sono geloso della mia proposta, anzi spero che quanti più colleghi possano visionarla e farla propria».

Anche a sinistra, c’è condivisione. «Mi hanno chiamato sindaci del Pd, non posso fare nomi per non metterli in difficoltà, molto interessati a sapere come intendo procedere. Sono d’accordo, che debba esserci una forma preventiva e deterrente per arginare questo problema sociale».

Longhi: «La responsabilità vale per tutte le famiglie»

Non è questione che riguarda solo genitori extracomunitari, Longhi ci tiene a chiarire che ogni famiglia beneficiaria di contributi e sussidi pubblici deve sentirsi responsabilizzata a collaborare concretamente per affrontare grosse problematiche che riguardano figli minorenni.

È anche vero che la cronaca segnala un forte numero di reati commessi da giovanissimi stranieri, come quanto accaduto a Legnago nelle prime ore di martedì 8 settembre.

Due quindicenni marocchini avevano rotto una bottiglia di birra sulla testa di un tabaccaio per derubarlo, poi sottratto il borsello del titolare di una macelleria e scippato una signora ottantenne, buttandola a terra. È ora che i genitori si prendano la loro responsabilità, anche rimettendoci sul fronte delle agevolazioni economiche.

«Spesso si tratta di famiglie che non hanno soldi per pagare multe, però alloggiano in case popolari. A mio avviso, se non sono capaci di educare i figli, se non chiedono aiuto e li lasciano commettere reati, devono perdere l’assegnazione», era stato il primo commento di Longhi alla Verità. Adesso, la sua proposta è completa e articolata, pronta a concretizzarsi.

Bignami: «Il welfare non può essere a fondo perduto»

La condivide in pieno Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera, che la definisce «coraggiosa e di assoluto buonsenso» e il suo messaggio al sindaco è «di plauso e di sostegno».

Afferma Bignami: «Non è tollerabile che ci siano famiglie che incassano i benefit pubblici e poi permettono ai propri figli di terrorizzare le strade, aggredire i commercianti e derubare i nostri anziani.

Il welfare non può essere a fondo perduto e senza doveri. Per questo presenteremo una proposta di legge alla Camera che vada nel senso di prevedere la perdita al godimento di sostegni pubblici laddove si accerti l’inerzia e l’irresponsabilità dei genitori dinanzi ai casi di violenza dei propri figli. Chi sceglie la strada dell’illegalità deve sapere che le regole valgono per tutti: basta impunità».

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