Smentito il giudice «buonista»: in cella il bengalese stupratore di Torino
Ansa

Si riaprono le porte del carcere per Ocikur Ramahan. Infatti, il tribunale del riesame di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per il quarantaduenne cittadino bengalese accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una tredicenne.

Lo stupratore bengalese di Torino

La ragazzina è stata molestata a fine agosto all’interno del minimarket di via Breglio, a Borgo Vittoria, dove l’uomo lavorava come commesso. Il provvedimento del Riesame ribalta l’ordinanza del gip che, pur riconoscendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, non aveva convalidato il fermo disponendo la sola misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’uomo era stato scarcerato dopo tre giorni.

Quella decisione aveva scatenato un’ondata di polemiche e di reazioni politiche a livello nazionale perché ritenuta una misura «troppo blanda». Minacce e insulti erano stati rivolti, attraverso i social, anche al giudice che ha firmato il provvedimento.

Inoltre, giorni dopo erano comparsi sulla saracinesca del negozio scritte con parole offensive e insulti al bengalese. In particolare, con vernice verde, era stata scritta la frase «Pedofilo infame, in mano al popolo», mentre un venticinquenne si era fatto riprendere a volto scoperto mentre imbrattava la serranda.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ragazzina era entrata nel minimarket per fare acquisti. I filmati delle telecamere di videosorveglianza interna, acquisiti dalla polizia, avrebbero immortalato l’aggressione.

L’aggressione del violentatore

Nell’immediatezza delle indagini era emerso pure un altro episodio avvenuto pochi minuti prima, ai danni di una donna di circa 40 anni, che sarebbe stata avvicinata dal predatore con modalità analoghe. Il giudice per le indagini preliminari aveva, però, negato la convalida del fermo motivandolo con l’assenza del pericolo di fuga e con il comportamento avuto dall’indagato dopo l’arresto.

Pur riconoscendo una difficoltà dell’uomo a «contenere i suoi impulsi», il magistrato aveva tenuto conto del fatto che il bengalese si era scusato e aveva mostrato un «atteggiamento collaborativo» in sede di interrogatorio. Questo, insieme all’«effetto deterrente del trauma dell’arresto» e alla «resipiscenza dimostrata durante l’interrogatorio», avevano fatto propendere il giudice per il solo l’obbligo di firma.

La Procura di Torino ha sin da subito evidenziato il rischio di reiterazione di reato presentando ricorso davanti al Riesame, che adesso lo ha accolto disponendo il carcere. L’ex commesso bengalese continua a proclamarsi innocente. Lo scorso 7 settembre, in un messaggio mandato in onda nella puntata di Quarta Repubblica su Rete 4, aveva professato la propria innocenza: «Non ho fatto niente di sbagliato. L’Italia è un Paese di umanità, credo che qui otterrò giustizia».

Gli ulteriori approfondimenti sul bengalese di Torino

Nello stesso servizio televisivo era stata data voce pure ai residenti della zona che avevano espresso preoccupazione per la presenza numerosa di minimarket nel capoluogo torinese: «Proliferano come funghi, solo in questa via ce ne sono quattro».

E poi la parola era passata anche a due gestori di origine bengalese che hanno rilasciato dichiarazioni che hanno alimentato ulteriori discussioni: «La donna deve rimanere a casa, mentre è l’uomo che porta a casa i soldi», aveva spiegato uno di loro. Un altro commerciante, commentando l’abbigliamento femminile, aveva affermato che una donna in minigonna «non merita rispetto».

Proseguono anche le indagini per accertare quanto accaduto nel minimarket e appurare le responsabilità dell’uomo anche in merito ad altri episodi simili sui quali necessitano riscontri. La scarcerazione del cittadino bengalese aveva scatenato un mare di polemiche. Da ieri, però, è tornato in carcere.

Le parole di Augusta Montaruli (FdI)

Sulla decisione del Riesame è intervenuto Fratelli d’Italia. In una nota, il vicecapogruppo di Fdi alla Camera, Augusta Montaruli, ha analizzato il significato del provvedimento del tribunale alla luce pure delle critiche sollevate al sistema giustizia all’indomani della scarcerazione.

Per Montaruli, la misura cautelare è «una buona notizia per l’intero nostro ordinamento. Esso prevede una presunzione di adeguatezza relativa della misura cautelare in carcere per gli indagati dei reati di violenza: un’eccezione che, per essere superata, richiede una scrupolosa motivazione con granitiche motivazioni allegate dalla difesa. Oggi questo principio, voluto dal Parlamento, viene ripristinato dal tribunale a difesa di ogni minore e di ogni donna contro tutte le violenze a sfondo sessuale».

Il vicecapogruppo di Fdi alla Camera ritiene, poi, che sia necessario allargare i controlli perché quanto accaduto a Torino accende i riflettori sul più complesso problema della sicurezza: «Ciò che chiediamo ora è che si accenda un faro sulla miriade di minimarket presenti nelle nostre periferie, molti dei quali non rispettano i più semplici regolamenti comunali in termini di vendita e di igiene. Dopo la chiusura per approfondimenti, auspichiamo che questi controlli si allarghino ad altre attività, perché sarebbe inammissibile scoprire un meccanismo di teste di legno e di lavoratori abusivi dediti più alla molestia che alla vendita».

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