Per alcuni giorni anche la città di Cosenza ha vissuto lo stesso incubo del «picchiatore di San Lorenzo»: donne malmenate in strada e lasciate a terra sanguinanti con il viso tumefatto. Da lunedì gli agenti della questura di Cosenza erano sulle tracce di un ventottenne nigeriano che stava seminando il panico da venerdì scorso e ieri gli agenti del Commissariato di Paola sono riusciti a individuare il giovane che vagava nei pressi della stazione ferroviaria.
I poliziotti gli stavano dando la caccia da quando le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno immortalato un uomo di nazionalità non italiana sferrare un pugno in volto a una donna di quarant’anni in via Caloprese, una delle zone più frequentate del centro cittadino dove ci sono uffici e attività commerciali. L’incubo è iniziato venerdì scorso quando la donna è stata colpita all’improvviso da un uomo alto, «di colore»: mentre lei camminava l’ha aggredita senza motivo tirandole un forte pugno in faccia. La quarantenne è stata immediatamente soccorsa dai commercianti della zona intervenuti e l’aggressore è scappato. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine che da quel momento hanno avviato le indagini. Dalle telecamere, poste in zone, è emersa l’identità dell’uomo che era già noto alle forze dell’ordine e anche al personale sanitario: un ventottenne nigeriano con problemi di natura psichiatrica, senza fissa dimora, e con un permesso di soggiorno per motivi di salute. Era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio per ben due volte ed erano giunte diverse segnalazioni sul suo atteggiamento violento e aggressivo.
Mentre la polizia lo cercava, il nigeriano ha continuato a seminare il panico. In via Medaglie d’Oro, nei pressi dell’autostazione cittadina, in una zona frequentata da pendolari e studenti, ha aggredito una signora anziana in modo inaspettato e violento. Il nigeriano, in un momento di raptus e delirio, l’ha picchiata e presa a pugni. La donna, che stava tornando a casa dopo aver fatto la spesa, è stata trasportata in ospedale per le numerose lesioni, ematomi in diversi parti del corpo. Ha riportato anche una frattura al ginocchio a causa della quale è stato necessario sottoporla a un intervento chirurgico. Lo straniero però, si era reso protagonista di un’altra aggressione sempre in zona autostazione picchiando un giovane bengalese. I poliziotti si sono messi sulle sue tracce cercandolo anche fuori città e, ieri, lo hanno trovato mentre vagava senza meta a Paola, sulla costa tirrenica cosentina. È stato fermato e sarà portato in un Cpr in attesa di essere espulso dall’Italia.
«Risorse» sempre più fuori controllo. Un cittadino straniero ha aggredito un militare davanti alla sede del Palazzo di giustizia di Catanzaro. Il giovane, in evidente stato di alterazione, ha iniziato a inveire contro i militari in servizio davanti al Tribunale fino a colpirne uno. La situazione stava degenerando quando un signore, che ha assistito alla scena, ha iniziato a discutere con lui nel tentativo di riportarlo alla calma.
Escalation di follia nella serata di martedì: un trentenne senegalese voleva entrare a tutti i costi nella Circumvesuviana di piazza Garibaldi a Napoli senza biglietto. Quando è stato bloccato ai tornelli è andato in escandescenza: ha inveito contro due poliziotti e quattro militari dell’esercito impegnati nel progetto Strade sicure. Nel tentativo di calmarlo, il senegalese all’improvviso ha poi morso alla mano una donna in servizio come controllore dell’Eav, l’azienda di trasporto pubblico. L’addetta alla Protezione aziendale è stata soccorsa e portata in ospedale. Il trentenne è stato arrestato. Secondo quanto è stato riferito anche dai vertici dell’Eav, il senegalese era stato più volte segnalato alle forze dell’ordine perché aveva avuto comportamenti pericolosi.
Ma non è finita qui. Un minorenne di origini egiziane, domiciliato nel territorio bolognese, è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Casalecchio di Reno perché nascondeva un ordigno sotto il suo letto. L’arresto è scaturito da una perquisizione domiciliare eseguita nell’ambito di un’attività investigativa avviata dopo una rapina. I militari hanno rinvenuto nell’abitazione del ragazzino un ordigno artigianale, costituito da 26 candelotti di esplosivo legati tra loro con nastro adesivo, nascosto in una valigia che si trovava sotto il letto della sua camera. Considerata l’elevata potenzialità offensiva, è stato richiesto l’intervento degli artificieri per le operazioni di messa in sicurezza. Il materiale esplosivo trovato è stato sottoposto a sequestro da parte dei carabinieri. Su disposizione della Procura del tribunale per i minorenni di Bologna, l’adolescente è stato accompagnato in una struttura minorile, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il gip del tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna ha convalidato l’arresto e ha disposto la misura cautelare della custodia in un istituto penale per i minorenni. Proseguono le indagini per comprendere origine e uso di quel materiale nascosto da un ragazzino.
- Choc a Napoli: carabiniere azzannato al petto da un africano irregolare che stava molestando i passanti Arezzo, nigeriano spezza la caviglia a un uomo dell’Arma in borghese. Roma, vigili assaliti da camerunese.
- Milano, i fari della Procura sulla pattuglia che ha ferito un rapinatore cinese armato. Città blindata in vista dei Giochi, ma le forze dell’ordine temono i calvari giudiziari.
Lo speciale contiene due articoli
Forze dell’ordine sotto assedio da Nord a Sud solo perché svolgono «il loro dovere». Dopo la violenza inaudita di Torino contro i poliziotti, quanto accaduto nella periferia di Napoli ha dell’incredibile: un cinquantenne ghanese è stato fermato mentre molestava i passanti e per tutta risposta ha morso al petto uno dei militari.
È successo in via Roma, nei pressi di Scampia: al 112 sono giunte diverse segnalazioni di residenti allarmati per la presenza di un cittadino straniero che molestava le persone della zona.
Immediatamente, sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Secondigliano, intervenuti per riportare la calma e mettere in sicurezza i cittadini. I militari hanno fermato l’uomo chiedendogli le generalità. Ma a quel punto, il cittadino ghanese (che è risultato irregolare sul territorio nazionale) si è opposto alle richieste dei carabinieri e in preda a una furia incontrollabile si è avventato contro uno degli uomini dell’Arma dandogli un forte morso al petto. I carabinieri sono riusciti a bloccare l’uomo e lo hanno portato in caserma, mentre il militare è stato subito soccorso e trasferito in ospedale. Le sue lesioni sono state ritenute guaribili in sette giorni. Il cinquantenne è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Quindi il ghanese è stato portato in camera di sicurezza.
Sono in corso le indagini per verificare se l’uomo avesse precedenti penali e se avesse già compiuto gesti simili, anche perché risulta senza alcun permesso per vivere in Italia. L’aggressione di Scampia ha provocato reazioni molto forti sia sui social che nell’opinione pubblica, soprattutto per la violenza con la quale il cinquantenne si è fiondato contro il carabiniere mordendolo al petto. Numerosi i post su Facebook e Instagram di cittadini spaventati dalla «ferocia» e dalla «violenza» del ghanese e dalla «forza brutale» con la quale chi «commette reati» si scaglia contro uomini e donne delle forze dell’ordine mentre lavorano. Infatti, l’episodio di Scampia non è stato l’unico delle scorse ore.
Nella giornata di ieri, è stata resa nota anche un’altra aggressione avvenuta in provincia di Arezzo lo scorso sabato pomeriggio. Un carabiniere, in quel momento libero dal servizio, è stato colpito con un calcio da un cittadino della Nigeria che si trovava all’interno di un supermercato a Levane. Da quanto è stato ricostruito, il militare non solo ha riportato la frattura di una caviglia con una prognosi di 30 giorni, ma è stato ricoverato anche per una tachicardia causata dalla violenta aggressione. Il carabiniere, che in quel momento non era appunto in servizio, ha avuto la «colpa» di intervenire per invitare il cittadino africano a mantenere un comportamento corretto, perché l’uomo stava creando momenti di tensione. La situazione è degenerata e il nigeriano ha perso il controllo prendendo a calci il carabiniere. A quel punto è giunta una pattuglia dell’Arma della compagnia di San Giovanni Valdarno che è riuscita ad arrestare il trentenne africano non senza difficoltà. Ieri mattina si è svolta l’udienza per la convalida dell’arresto davanti al giudice Ada Grignani e al pm Bernardo Albergotti. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo per il trentenne l’obbligo di presentazione ai carabinieri di Montevarchi, dove è domiciliato.
Non è andata meglio nemmeno agli agenti intervenuti a Roma per fermare un camerunense di 30 anni, che stava inveendo contro un commerciante della zona. La situazione stava degenerando quando nel corso di un servizio di controllo, nell’area compresa tra via Guglielmo Pepe e via Filippo Turati, rione Esquilino, gli agenti del Gruppo centro della polizia locale di Roma hanno sorpreso il cittadino straniero minacciare un esercente. Il camerunense, però, alla vista degli agenti si è fiondato contro di loro aggredendoli. A quel punto è giunta un’altra pattuglia: il trentenne ha iniziato a sferrare calci e pugni contro i vigili e ha poi danneggiato l’automobile di servizio della Municipale. Un agente è rimasto ferito. Il camerunense, con precedenti penali, è finito in manette per danneggiamento, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e di porto abusivo di arma perché è stato trovato in possesso di un coltello.
Ma la furia violenta ha raggiunto l’apice con il gesto di un senegalese che prima ha preso a calci e pugni una donna e poi si è lanciato contro un gruppo di agenti, intervenuti per calmarlo. È accaduto nei pressi della stazione ferroviaria di Padova. Gli agenti, dopo una chiamata al 118, sono giunti in zona e hanno trovato una donna con ferite agli arti e al volto. I poliziotti, seguendo le informazioni fornite dalla vittima, si sono messi sulle tracce dell’uomo e hanno arrestato il senegalese, che è risultato senza fissa dimora e con numerosi precedenti penali.
Il trentacinquenne, alla vista delle forze dell’ordine, si è opposto con violenza all’arresto aggredendo brutalmente gli agenti e ferendone tre.
Altri 4 poliziotti indagati per lesioni
Quattro poliziotti indagati per lesioni colpose, con la scriminante dell’uso legittimo delle armi. Un altro agente, pochi giorni prima e a poche centinaia di metri di distanza, indagato per omicidio volontario. È da qui che bisogna partire per leggere le due sparatorie di Rogoredo: dal peso che quelle iscrizioni nel registro degli indagati producono su chi è chiamato a intervenire in uno dei contesti più violenti della città.
In vista delle Olimpiadi invernali, su Milano è scattato un dispositivo di sicurezza rafforzato: migliaia di operatori tra forze dell’ordine ed esercito, rinforzi quotidiani, servizi ad alto impatto e zone rosse con controlli mirati attorno a stazioni, cantieri olimpici e aree sensibili. Rogoredo, snodo olimpico anche per l’arena dell’hockey, rientra stabilmente in questo perimetro di massima attenzione: presidi fissi, pattuglie continue e unità specializzate come le Uopi raccontano un territorio che, nonostante il dispiegamento, resta uno dei fronti più delicati della città.
È dentro questo quadro che si è consumata la scena di domenica in piazza Mistral. A pochi giorni di distanza dall’altra sparatoria, in via Impastato, dove un agente in borghese ha reagito dopo essersi visto puntare contro una pistola - una replica a salve di Beretta 92, priva di tappo rosso - uccidendo Abderrahim Mansouri.
Domenica, una volante blindata delle Uopi, le Unità operative di primo intervento, viene raggiunta da una raffica di colpi: almeno tre proiettili. Se gli agenti sono vivi è grazie alla blindatura del mezzo. Di fronte, un rapinatore cinese irregolare che poco prima aveva aggredito una guardia giurata con una mazza di ferro, sottraendole la pistola d’ordinanza. La risposta della polizia è stata immediata.
Nei giorni immediatamente precedenti l’uomo era stato fermato più volte: trovato con pietre e catena, denunciato per porto di oggetti atti a offendere; segnalato per minacce con bastoni; accompagnato in ospedale per un controllo psichiatrico e dimesso poche ore dopo. Tre interventi, tre rilasci. Nessuna misura capace di toglierlo stabilmente dalla strada. È da qui che nasce la domanda centrale: si poteva fermarlo prima?
Le difficoltà operative sono strutturali. In Italia non esiste un arresto preventivo in senso proprio: la Costituzione tutela la libertà personale e consente restrizioni solo in casi specifici e sotto controllo giudiziario. Le misure cautelari e di prevenzione non equivalgono a una detenzione; il Tso è sanitario e temporaneo; l’obbligo di firma presuppone che venga rispettato; gli arresti domiciliari richiedono un domicilio, che chi è senza fissa dimora spesso non ha. Anche quando c’è un fermo, il rischio concreto è che la persona torni rapidamente in strada.
A Rogoredo, intanto, la Procura ha iscritto appunto nel registro degli indagati anche gli altri tre agenti dell’Uopi intervenuti in piazza Mistral, oltre al collega che ha sparato, per lesioni colpose con la scriminante dell’uso legittimo delle armi: un atto a garanzia che potrebbe concludersi con l’archiviazione. Sul fronte opposto, il trentenne cinese dovrà rispondere di tentato omicidio dei quattro poliziotti, oltre che di rapina e lesioni aggravate per l’aggressione alla guardia giurata.
Va ricordato che in altri Paesi europei l’approccio è diverso: nel Regno Unito, come in Francia e Germania, la reazione armata della polizia viene valutata prima sul piano funzionale e disciplinare, e l’indagine penale non scatta automaticamente, ma solo se emergono elementi di abuso.
Andrea Varone, segretario del Siulp di Milano, collega la sparatoria di Rogoredo a quella di via Impastato e all’aggressione di un collega a Torino: «Anche una minima esitazione può rivelarsi fatale, con un calvario giudiziario che compromette la serenità degli agenti. Lavorare così diventa sempre più difficile». In questo clima, a Milano sono comparse scritte contro la polizia - «All cops are targets», «Colpirne uno per fargli male» e «Lo sbirro non è un tuo amico» -: un pessimo biglietto da visita mentre la città si prepara alle Olimpiadi.
«Domani ti sistemo io», poi ha portato un coltello a scuola e ha ucciso il compagno di classe per «una foto scattata con una ragazza». Gli inquirenti stanno mettendo insieme i tasselli della tragica aggressione che venerdì mattina ha portato alla morte di uno studente di soli 18 anni. Youssef Abanoub è stato colpito mentre era in classe nell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia da uno studente della stessa scuola. È stato proprio Zouhair Atif, 19 anni, a raccontare agli investigatori il «motivo» di quell’aggressione: la gelosia per una foto scattata con una ragazza. Atif, marocchino residente ad Arcola, è stato fermato per l’omicidio di Youssef.
La vittima, originaria di Fayyum, vicino Al Cairo, viveva alla Spezia con la famiglia da anni. Mentre l’adolescente lottava tra la vita e la morte in un letto di ospedale, Atif spiegava ai poliziotti il perché di quella furia omicida. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver inviato alla vittima un messaggio minaccioso («Domani ti sistemo io»), l’arrestato avrebbe affrontato Abanoub prima nel bagno della scuola durante la ricreazione e poi nel corridoio, dove lo ha colpito con un coltello da cucina portato da casa. Il giovane marocchino avrebbe sferrato un solo colpo letale che ha ferito la vittima al fegato, al diaframma e al polmone. A quel punto un docente della scuola, che ha assistito alla scena, si è fiondato sul ragazzo e lo ha disarmato in attesa dell’arrivo della polizia. Gli agenti lo hanno poi trovato seduto su una sedia e lo hanno arrestato. Su di lui pende l’accusa di omicidio, ma gli elementi investigativi raccolti fino ad ora (in particolare il messaggio e il coltello portato da casa), porterebbero anche alla contestazione della premeditazione.
La vittima è stata trasportata d’urgenza in ospedale in condizioni disperate: ha superato un primo intervento durante il quale è andato in arresto cardiaco più volte, ma poco prima delle 20 di venerdì il suo cuore ha smesso di battere. Da quel momento in poi, i riflettori si sono accesi su La Spezia, dove i sentimenti di dolore si mescolano alla rabbia e allo shock. I familiari della vittima e anche qualche studente, da ieri, ripetono che non era la prima volta che Atif portava il coltello a scuola. Il giovane marocchino è entrato in carcere di notte e da allora è recluso nella prima sezione del carcere, camera 1, in isolamento giudiziario. Ma per lui è stata disposta la «massima sorveglianza» con controlli ogni quindici minuti. All’Istituto «Einaudi-Chiodo» sono tutti sotto shock ed esprimono «il più profondo e sentito cordoglio alla famiglia della vittima del grave episodio di violenza». Intanto, l’Ufficio scolastico regionale della Liguria, su impulso del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, ha già conferito l’incarico per un’ispezione nella scuola teatro della tragedia.
Momenti di tensione si sono vissuti ieri anche davanti all’obitorio di La Spezia, dove un fotografo e alcuni giornalisti televisivi, compresa la troupe del Tg3, sono stati aggrediti e inseguiti dalla famiglia del giovane ucciso. L’Associazione ligure dei giornalisti, l’Ordine dei giornalisti della Liguria e il Gruppo cronisti liguri, in una nota, hanno stigmatizzato quanto accaduto nonostante la «comprensione per un dolore così forte»: «Un fotografo è stato aggredito verbalmente e inseguito all’esterno dell’obitorio nel tentativo, da parte di diverse persone, di sottrargli la macchina fotografica». Stessa aggressione ai giornalisti del Tg3 e ad altri cronisti ai quali hanno «spaccato il microfono».
Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, ha reso noto che oggi sarà convocato un incontro in Prefettura con il ministro Valditara «per capire come gestire questa situazione in vista della riapertura della scuola lunedì». Intanto, la Comunità islamica di La Spezia, «in segno di lutto», ha invitato «la comunità marocchina alla preghiera».
Ma la violenza tra giovanissimi non si arresta: quattro ragazzi, di cui tre minorenni, sono stati denunciati per aver preso a colpi di accetta un sedicenne nei pressi della stazione ferroviaria di Bastia Umbra, nel Perugino. Mentre ieri sera, i carabinieri hanno fermato un diciassettenne di Sora, nel Frusinate, per aver accoltellato un coetaneo all’esterno della scuola che frequenta. Il giovane fermato ha poi consegnato ai militari il coltello a serramanico con cui ha aggredito il liceale.




