Fuga dal Monaldi: piovono disdette
Ansa
Il disastro che ha ucciso Domenico ha sconvolto le famiglie, che ora non vogliono più rivolgersi all’ospedale napoletano. Il padre: «Siamo stati traditi da quei dottori».

Il dolore per la tragica scomparsa del piccolo Domenico ha sconvolto tutta Italia, ha segnato per sempre la vita dei suoi genitori e di tutti quelli che lo conoscevano. Ma in tanti cittadini, in tante famiglie è rimasta la paura e il terrore che la «catena di errori» possa ripetersi ancora.

All’ospedale Monaldi di Napoli si respira un clima di tensione e di terrore. Dopo la morte del bimbo di 2 anni, avvenuta a causa di un trapianto di cuore fallito, in tanti non hanno più voglia di farsi curare in quell’ospedale. Il centralino sta registrando una raffica di disdette, tra visite rinviate e ricoveri annullati. Tutto ciò si sta verificando soprattutto nel reparto di cardiologia e di cardiochirurgia, mentre la cardiochirurgia pediatrica sta vivendo una fasi di stallo. L’Azienda ospedaliera sta cercando, comunque, di andare avanti e sta pensando a operazioni di rilancio, anche con una convenzione con il Bambin Gesù. Nonostante quello che è successo, la mamma del piccolo Domenico continua ad avere fiducia nella sanità e non vuole demonizzare tutto il Monaldi. Ma, ribadisce, è giusto che «che chi ha sbagliato paghi». Il papà del bambino è molto arrabbiato proprio per il comportamento dei medici. Alle telecamere di Dritto e Rovescio (Rete 4), il papà del piccolo per la prima volta ha parlato del suo dolore: Mi hanno fatto più rabbia le bugie che ci hanno detto perché erano persone che conoscevamo da due anni. Gli avevamo affidato il nostro bambino». Nei giorni scorsi, il primario Guido Oppido, uno dei sette medici indagati, aveva dichiarato pubblicamente di aver agito correttamente e di essere una vittima. Alla domanda del giornalista su queste parole, il papà di Domenico ha precisato: «La vittima è Domenico. La Farina (un’altra dei medici indagati, ndr) ci ha tradito. Lei è uscita fuori a dire che il cuore non andava, che veniva messo vicino a un macchinario, che dovevano aspettare un altro cuore. Lei stava sempre vicino al bambino. Sentendo queste cose “con quale coraggio, stava con la coscienza sporca. Mia moglie è più forte di me, io non sarei stato in grado di fare quello che sta facendo lei. Io non entravo nella stanza dell’ospedale perché non riuscivo, perché i bimbi non meritano questo. Dobbiamo andare fino in fondo per tutti i bambini».

Intanto, al Monaldi il clima è sempre più pesante tanto che l’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte il Monaldi, ha diffuso una nota per segnalare quello che sta accadendo: «A seguito del tragico evento del 23 dicembre 2025, sono pervenute diverse comunicazioni da parte del personale del comparto impegnato nelle attività di sala operatoria dell’unità operativa complessa di cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite. Tutte le segnalazioni, unitamente alle richieste di trasferimento presentate da alcuni operatori, sono state immediatamente trasmesse alla medicina del lavoro e al responsabile del servizio di prevenzione e protezione affinché venisse valutata la possibile correlazione con situazioni di stress lavorativo, anche in relazione al tragico evento verificatosi». L’Azienda, dopo l’iscrizione di sette medici nel registro degli indagati per omicidio colposo per la morte del bimbo, ha adottato provvedimenti di sospensione dal servizio e dall’incarico differenziando le posizioni dei medici coinvolti.

Ieri il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, rispondendo a una domanda su un possibile commissariamento dell’ospedale Monaldi, ha precisato: «Sono una persona di pochi annunci, stiamo lavorando seriamente su tutti gli aspetti. La prima cosa che interessa alla direzione Salute della Regione è la continuità assistenziale. Questo è il primo punto, poi tutto verrà. Non deve venire tutto nell’immediato, dobbiamo fare una programmazione seria, complessiva».

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