Avviata l’estradizione per Tavares

Il rientro di Gomes Clesio Tavares in Italia si fa sempre più concreto. Una novità importante è arrivata ieri dalla Procura di Roma, che ha dichiarato di avere avviato l’iter per l’estradizione del tuttofare di Valter Lavitola.

Il camerunense, accusato di essere l’intermediario tra il faccendiere e la banda che ha materialmente eseguito l’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, per mesi ha cercato di schermare i propri spostamenti con l’obiettivo di depistare le indagini degli inquirenti.

Ma ora non può più nascondersi. I carabinieri gli stanno ormai con il fiato sul collo e il suo ritorno in Italia, come anticipato ieri dalla Verità, appare imminente. Il procedimento è avviato, ma manca ancora un passaggio chiave.

Ultimatum del legale e traduzione degli atti

La Procura sta infatti ultimando la traduzione degli atti in francese: condizione necessaria per poter infine inviare una rogatoria internazionale per la richiesta di estradizione. Il tuttofare è stato messo alle strette anche dal suo legale. Con un ultimatum di questo tenore: o torna subito in Italia e affronta l’inchiesta, oppure il difensore rimette il mandato.

Il suo rientro rappresenta uno snodo decisivo perché è l’unico anello che, nella ricostruzione accusatoria, collega direttamente Lavitola agli esecutori. Sono gli stessi uomini del gruppo avellinese a indicarlo come colui che avrebbe affidato l’incarico, procurato l’ordigno e concordato il compenso di 3.000 euro.

Le contraddizioni sulla fuga all’estero

Tavares, stando alle ultime dichiarazioni della moglie, Gelsomina Tuorto, si troverebbe «al momento in Camerun». Nelle diverse interviste rilasciate, Tavares ha sempre dichiarato di essere «tranquillo» e di non aver mai pensato alla fuga, ribadendo a più riprese la volontà di tornare in Italia per comparire davanti ai magistrati e fare finalmente chiarezza sul suo coinvolgimento nella vicenda.

Dichiarazioni che appaiono come di facciata e che mal si conciliano con la condotta tenuta in questi mesi, durante i quali il factotum di Valterino sembra aver fatto di tutto per confondere le acque.

Il reticolo di spostamenti e incongruenze che Tavares tesse da quando ha lasciato il Paese per l’ultima volta, infatti, lascia pensare che in realtà non sarebbe stata sua intenzione tornare per consegnarsi.

La mappa dei finti spostamenti e la latitanza

È il 13 aprile e il camerunense, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, lascia l’Italia con un volo AirFrance in partenza alle 6.05 da Napoli Capodichino. Da quel momento Tavares fa perdere ogni traccia di sé.

Quando viene emessa la misura cautelare nei suoi confronti non risultano prenotazioni o biglietti a suo nome per tornare in Italia. Riappare l’11 luglio: a intervistarlo è il quotidiano Domani. Si trova ancora in Camerun.

Due giorni dopo parla con il Tg1 e racconta di avere già comprato il volo per tornare in Italia, salvo rinunciare alla partenza dopo il consiglio del proprio legale camerunense. Il 15 agosto la mappa cambia ancora. Clesio corregge il tiro sulla sua localizzazione: «Sono in Zimbabwe, non in Camerun».

Annuncia anche il viaggio successivo: «Domani parto per il Kenya». Il 18 agosto, con un video-selfie, serve al Tg1 un’ulteriore imbeccata, ma l’indicazione sulle coordinate si limita a un generico «estero».

La geografia della sua latitanza si aggiorna ancora venerdì 28 agosto, quando l’inviato del Tg1 Leonardo Zellino riesce a incontrarlo in Camerun per un’intervista. Da quel giorno, però, Tavares torna un fantasma e non si hanno più elementi certi che permettano di collocarlo.

Tuorto, la moglie, ha ribadito che «si trova in Camerun», ma aggiunge anche di non avere «idea di quando possa rientrare». A breve la Procura di Roma potrebbe fornirle la risposta.

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