Belgrado provoca Bruxelles e L’Aja. Funerali solenni per Mladič

Il governo serbo ha annunciato che Ratko Mladič, comandante dell’esercito dei serbi di Bosnia Erzegovina, condannato all’ergastolo per genocidio e crimini di guerra riceverà i funerali di Stato «con tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto».

L’annuncio di Belgrado e le volontà della famiglia

Queste le parole utilizzate dal ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic, all’emittente Atv, aggiungendo che il governo di Belgrado è pronto a partire per L’Aja non appena sapranno quali sono i prossimi passi da compiere.

Il responsabile della giustizia della Repubblica di Serbia ha aggiunto che tutto viene compiuto nel pieno rispetto dei desideri della famiglia, con la quale il governo resta regolarmente in contatto e che sarà la famiglia a decidere riguardo al funerale di Mladič.

«Ripeto che questa decisione spetta a loro, ma certamente il generale sarà sepolto con l’onore che merita e sarà la famiglia a decidere il luogo», ha concluso il ministro.

Vujic, nella lunga intervista rilasciata, ha anche parlato delle diverse richieste fatte pervenire alla corte perché l’ex comandante potesse trascorrere i suoi ultimi giorni in Serbia, con la famiglia, e che erano stati lanciati avvertimenti sul fatto che la sua salute fosse a rischio.

«Purtroppo proprio mentre stavamo ultimando la lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, è giunta la triste notizia della scomparsa del generale», ha concluso Vujic che si recherà personalmente nei Paesi Bassi per il recupero della salma.

Le accuse di Serbia e Repubblica Srpska al tribunale dell’Aja

Alle parole del ministro della Giustizia hanno fatto ecco quelle del presidente della Repubblica Aleksandar Vucic che ha detto che L’Aja volevo far morire Mladič dietro le sbarre, mentre i criminali di guerra che hanno commesso crimini contro i serbi sono stati rilasciati prima di morire, ma ora potrà essere seppellito nella sua patria.

Milorad Dodik, ex presidente della Repubblica Srpska (entità a maggioranza serba della Bosnia Erzegovina) ha detto che «la morte del generale Ratko Mladič all’Aja è un omicidio, perché tutto indicava le sue cattive condizioni di salute ed è stato messo in atto un piano per provocarne la morte». La Serbia adesso chiederà che venga accertata la causa del decesso e che abbia ricevuto tutte le cure adeguate.

Tensioni e striscioni celebrativi a Belgrado

In molte città e Paesi sono apparsi striscioni in ricordo di Mladič, un’icona soprattutto per la curva della Stella Rossa, la squadra di calcio più importante della Serbia, anche se non sono mancati gli scontri fra alcuni studenti che volevano rimuovere gli striscioni e i movimenti nazionalisti serbi.

Sul ponte che attraversa il fiume Sava a Belgrado è apparsa una gigantografia di Mladič in uniforme che fa il saluto militare e lo slogan «dalla tua lotta vive la nostra libertà».

La dura reazione e la condanna dell’Unione Europea

La decisione di concedere i funerali di Stato ha scatenato molte reazioni in Europa. La Commissione dell’Unione europea ha dichiarato che «qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra è in contrasto con i valori europei più fondamentali e non ha posto né nell’Unione europea né nei Paesi candidati».

Il portavoce della Commissione ha aggiunto che Mladič «stava scontando una condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanità e per il genocidio di Srebrenica. Era un criminale di guerra e se verrà sepolto in Serbia, le autorità serbe valuteranno il loro ruolo nei funerali».

Il massacro di Srebrenica, di cui Mladič era considerato il principale responsabile, è stato il più grave episodio di violenza in Europa dalla Seconda guerra mondiale, una pagina nera nella quale ebbero una parte anche i caschi blu olandesi schierati nella città che era stata dichiarata «zona protetta dalle Nazioni Unite».

All’arrivo delle forze serbe i caschi blu, inferiori per numero e mal equipaggiati, cedettero il controllo dell’area, con migliaia di rifugiati bosniaci che si trovavano nella base Onu di Potočari e che finirono nelle mani dei serbo bosniaci.

I timori nei Balcani e l’aperto sostegno della Russia

Ma le reazioni più dure sono arrivate dalla penisola balcanica. La Croazia, per bocca del suo ministro della Difesa Ivan Anusic, ha detto che quanto accaduto negli anni Novanta potrebbe essere solamente il primo tempo nei piani di Belgrado, che si sta pericolosamente riarmando.

Anche il rappresentante bosniaco alla presidenza della Bosnia Erzegovina, Denis Becirovic, ha condannato la mossa di Belgrado, dicendo che il nome di Mladič rimane scritto a lettere nere nella storia della Bosnia, dell’Europa e del mondo.

Molto diversa, la reazione della Russia dove il capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Serghei Shoigu, ha condannato il verdetto ingiusto e le disumane condizioni di carcerazione a cui il generale era sottoposto.

Mosca ha accusato il tribunale dell’Aja di utilizzare un doppio standard e di avere pregiudizi anti serbi che si manifestano continuamente in molte istituzioni europee, che vorrebbero mettere in discussione la storica amicizia che lega la Serbia e la Russia.

Da non perdere

Giustizia

La Svezia abbassa la responsabilità penale a 14 anni

Dopo le polemiche in Italia sul provvedimento del governo Meloni sull'imputabilità dei minori, il Parlamento svedese sceglie una stretta ancora più netta: la soglia scende da 15 a 14 anni per i reati più gravi. La legge entrerà in vigore a settembre.