Ex professore di Stanford emarginato durante la pandemia: «Fauci mentì e abusò del suo potere»
Anthony Fauci (Ansa)

La notizia che scuote Washington ha la forza d’urto di un missile terra-aria: i diari del super consulente scientifico di Joe Biden, Anthony Fauci, appena consegnati al Congresso degli Stati Uniti rivelano che a gennaio 2021, mentre davanti alle telecamere la massima autorità sanitaria globale recitava il mantra del vaccino anti Covid «sicuro e scientificamente testato», con Rochelle Walensky (allora capo dei Cdc) e il surgeon general Vivek Murthy discuteva in segreto di un possibile rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre di gravidanza. Il dubbio c’era, era concreto, ma Fauci & C. lo hanno blindato nelle chat di servizio.

I messaggi segreti di Fauci sui vaccini Covid

Il merito dell’operazione verità va ai senatori repubblicani Ron Johnson e Rand Paul, che hanno spulciato una montagna di dati estratti dai telefoni di servizio di Fauci (oltre 34.000 sms/whatsapp e 522 messaggi vocali): basta la prima tranche a demolire la narrazione ufficiale e la reputazione di chi ha gestito la pandemia.

Il passaggio decisivo risale al 25 gennaio. Fauci scrive testualmente ai due colleghi: «È emerso un altro problema. Molte persone hanno una significativa tempesta citochinica e febbre dopo la seconda dose e questo, in teoria, potrebbe essere associato ad aborto spontaneo nel primo trimestre di gravidanza». La risposta di Walensky è tanto telegrafica quanto raggelante: «Sicuramente un’osservazione importante». Sapevano perfettamente, insomma, che la forte reazione immunitaria e i picchi febbrili causati dal vaccino potevano mettere a rischio i feti nelle prime settimane.

Ma, pur facendo parte della stessa comunità scientifica che vieta alle future madri di mangiare insaccati o formaggio non pastorizzato, hanno preteso di archiviare i dubbi sui vaccini a mRna come se nulla fosse, perché «alimentavano l’esitazione vaccinale». Un copione che in Italia conosciamo bene dopo aver letto i verbali interni dell’Agenzia del farmaco (Aifa), da cui è emerso che a marzo 2021, dopo il decesso di un militare a causa di un arresto cardiaco avvenuto 16 ore dopo la prima dose di vaccino, il direttore generale Nicola Magrini, preoccupato soltanto che ci fosse una battuta d’arresto nella campagna vaccinale, aveva commentato con la famigerata frase «Così si uccide questo vaccino».

Le rassicurazioni pubbliche di Anthony Fauci

Appena nove giorni dopo quel messaggio privato, il 3 febbraio 2021, Fauci dichiara pubblicamente che la Fda non ha riscontrato «alcun segnale d’allarme» per le donne incinte, Walensky rassicura la popolazione; ad agosto, per Fauci non vi è «alcun aumento in assoluto» di eventi avversi per le gestanti e conclude perentorio: «È abbastanza chiaro che le donne incinte dovrebbero vaccinarsi». A settembre, i Cdc trasformano l’invito in una raccomandazione ufficiale.

Il cortocircuito del dibattito Usa che in molti rifiutano di vedere è squisitamente etico. Non importa quale sia il reale tasso di interruzioni di gravidanza post-vaccinali: le donne incinte non dovrebbero correre alcun rischio. Nonostante ciò, Fauci e i vertici sanitari globali sono andati oltre il consiglio e hanno trasformato lo shot in un obbligo, avallando lo stigma sociale e il ricatto occupazionale ai danni di chi invocava solo chiarezza e tempo per decidere.

Lo sfogo dell”ex professore di Stanford

Oggi Jay Bhattacharya – ex professore di Stanford emarginato durante la pandemia per aver firmato la Great Barrington Declaration e ora ironicamente a capo del Nih – mette giustamente il dito nella piaga: «Fauci è andato ben oltre le sue competenze. Ha usato il suo potere per dire all’America una cosa ma ne pensava un’altra. Condivido le preoccupazioni: quando si somministra un nuovo prodotto farmaceutico come il vaccino anti Covid, si dovrebbe fare molta attenzione alle gestanti. Mi sciocca sapere che Fauci non abbia condiviso queste perplessità con i cittadini americani. Adesso il problema è ricostruire la fiducia nella sanità pubblica e nella scienza».

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