Roberto Speranza è granitico: «A scuola, nelle nostre classi, ci sono semplicemente bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Non italiani o stranieri». L’ex ministro della Salute, con questo post categorico, si è unito ieri alla sarabanda di commenti indignati con cui la sinistra ha accolto la proposta di Giorgia Meloni di mettere un tetto alla presenza di stranieri nelle classi.
La «preoccupazione» della sinistra
Elly Schlein grida che l’idea è irrealizzabile: «La domanda è anche dove pensa di mettere i bambini a cui si nega il diritto alla scuola».
Mario Calabresi, aspirante sindaco di Milano, è altrettanto duro: «Questo vuol dire che le classi devono essere smontate e i bambini portati via dal quartiere. C’è una rincorsa a Vannacci, il 30% è la soglia psicologica tollerabile del numero di stranieri».
Il più adirato è senz’altro il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, secondo il governo intende «trasformare in nemici i bambini stranieri». Secondo Boccia «la destra sa fare solo questo. L’ossessione di Giorgia Meloni è Vannacci ovviamente, perché l’unica cosa che riesce a fare, non intervenendo sui problemi reali, non intervenendo sulla benzina, sull’energia, è quella di radicalizzare il confronto. E oggi il menù della propaganda della destra sono i bambini stranieri».
Insomma, sono tutti molto preoccupati per le possibili discriminazioni, temono che non sia garantito il diritto allo studio degli stranieri. Anche se proprio nessuno ha proposto di deportare i piccoli immigrati o di negare loro l’istruzione, anzi, il tentativo è proprio quello di aiutarli a inserirsi meglio imparando la lingua e la grammatica.
Il precedente degli alunni non vaccinati
L’aspetto più curioso della faccenda, tuttavia, riguarda al solito il modo leggermente contraddittorio con cui la sinistra affronta ogni questione relativa alle minoranze. Poiché un po’ di memoria ancora ci è rimasta, ricordiamo che qualche anno fa, durante i giorni tristi del Covid, l’attenzione alle discriminazioni a scuola non è che fosse poi così alta, anzi.
In quella circostanza nelle classi non c’erano semplicemente «bambini e ragazzi», come dice ora Speranza. C’erano minorenni vaccinati e minorenni non vaccinati. Questi ultimi potevano essere serenamente trattati come untori, confinati a casa mentre gli altri andavano a scuola, costretti a sottoporsi alla didattica a distanza intanto che gli altri ascoltavano in presenza. Sappiamo bene quali danni abbia causato la Dad, ma all’epoca nessuno a sinistra si scandalizzava.
I non vaccinati, loro sì, potevano essere trattati da nemici. Boccia, che ora si sbraccia per gli stranieri che nessuno pensa di danneggiare, allora invocava il siero obbligatorio e misure draconiane contro i renitenti. La pensava così anche la sinistra più radicale, al tempo rappresentata da Liberi e uguali, che chiedeva addirittura l’obbligo vaccinale per studenti e insegnanti.
Il solito doppiopesismo di sinistra
Patrizio Bianchi, che oggi i più non rammentano ma che nel 2022 era ministro dell’Istruzione, sosteneva che «introdurre l’opportunità per i vaccinati di restare a scuola e non per i non vaccinati non è assolutamente un tentativo di discriminazione da parte del governo. È invece una indicazione di marcia per il riconoscimento di quelle famiglie che hanno fatto questa scelta». Chiaro no?
Escludere i non vaccinati era, secondo il ministro, un modo per premiare i vaccinati (che pure, in teoria, non avrebbero avuto nulla da temere dai compagni).
In compenso, mentre infieriva sui perfidi no vax, Bianchi promuoveva il multiculturalismo a scuola, spiegando che la presenza di studenti «portatori di ulteriori valori culturali, linguistici, religiosi, è certamente un elemento di complessità, ma può rivelarsi, come testimoniato da diverse positive progettualità scolastiche, anche una grande occasione per ripensare alla scuola e al suo mandato di fronte alle sfide del pluralismo socio culturale».
Al solito, due pesi e due misure.
Il cortocircuito logico dei dem
Il bello è che nel 2022 pure a sinistra erano del tutto consapevoli che distinguere fra vaccinati e non avrebbe causato discriminazioni.
Per esempio Simona Malpezzi, favorevole all’obbligo di iniezione, difendeva la scelta dei protocolli differenziati: «Questa articolazione ha un senso perché è modulabile rispetto all’attuale platea dei vaccinati», spiegava. E aggiungeva: «Ritengo invece si debba fare molta attenzione nella distinzione tra studenti vaccinati e non vaccinati: evitiamo discriminazioni su scelte che per i minorenni fanno i genitori».
Già, dichiaravano di voler evitare discriminazioni poi però le hanno imposte, costringendo i non vaccinati a restare più a lungo chiusi in casa. Per altro al trattamento riservato agli alunni in classe si aggiungeva tutto il restante apparato di esclusione. I non vaccinati erano esclusi dalle attività sportive, avevano difficoltà a usare il trasporto pubblico. Gli hanno reso deliberatamente la vita un inferno.
Ma adesso che al centro della discussione ci sono gli stranieri, tutto cambia. Nessuno vuole lasciarli a casa, nessuno intende costringerli alla didattica a distanza, nessuno vuole rinchiuderli in classi speciali. Semplicemente li si vuole distribuire diversamente anche a loro vantaggio. Ma poco importa: i sinceri progressisti sono già corsi a gridare al razzismo. Non vogliono ghetti, a meno che non siano loro a crearli.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >