Il 13 settembre si è svolta la Giornata internazionale del cioccolato. Un alimento di cui il grande pubblico già conosce molto, ma forse non tutto. Come spiega la dottoressa Valeria Galfano, il cioccolato non è semplicemente un dolce, né soltanto una fonte di energia. La dottoressa Galfano ha appena pubblicato per Edizioni Lswr un libro intitolato Dieta e allenamento in menopausa, in cui – da medico chirurgo specialista in scienza dell’alimentazione e dietetica – fornisce preziosi consigli in tema di alimentazione in quella particolare età femminile.
Analoghi consigli ci fornisce anche riguardo al consumo di cioccolato e alla sua valenza come alleato del benessere fisico: «Il cioccolato non è semplicemente un dolce, né soltanto una fonte di energia. È un alimento legato al piacere, alla gratificazione, alla memoria emotiva e, negli ultimi anni, anche a un crescente interesse scientifico.
Cioccolato, non solo un dolce: cacao e flavanoli possono aiutare il benessere
La parte del cioccolato più interessante dal punto di vista nutrizionale è il cacao. Esso contiene flavanoli, una classe di polifenoli studiata per i possibili effetti sulla funzione vascolare, sulla pressione arteriosa, sul metabolismo glucidico e su alcuni aspetti della funzione cognitiva.
Le metanalisi di studi clinici randomizzati indicano che il consumo di cacao o flavanoli del cacao può migliorare in modo modesto alcuni parametri, come la pressione arteriosa, la funzione endoteliale e alcuni indici legati alla sensibilità insulinica.
Comfort food senza sensi di colpa: come inserire il cioccolato nella dieta
Questo non significa che il cioccolato debba essere considerato una terapia, né che possa compensare una dieta disordinata, la sedentarietà o altri fattori di rischio. Significa piuttosto che, se inserito con criterio in un’alimentazione equilibrata, può avere un profilo più interessante rispetto ad altri dolci».
E come alleato del benessere mentale: «Per quanto riguarda il benessere mentale», spiega la dottoressa, «il cioccolato può certamente contribuire alla gratificazione e al piacere alimentare.
Flavanoli, umore e piacere: il cioccolato può favorire il benessere mentale
Alcuni studi hanno valutato il rapporto tra cacao, flavanoli, tono dell’umore e funzione cognitiva, suggerendo possibili effetti favorevoli, soprattutto su alcuni aspetti cognitivi e sulla percezione di benessere.
Tuttavia le prove non autorizzano a presentarlo come un antidepressivo naturale o come un rimedio per ansia, insonnia o stress. È più prudente dire che il cioccolato, grazie alle sue caratteristiche sensoriali e al contenuto di sostanze bioattive, come flavanoli e metilxantine, può inserirsi nel rapporto tra alimentazione, piacere e benessere psicologico, ma non sostituisce nessun intervento clinico quando è presente un disturbo dell’umore.
In una visione contemporanea dell’alimentazione, il benessere non coincide con il controllo rigido, ma con la capacità di costruire abitudini sostenibili. Un alimento piacevole, se scelto bene e consumato in quantità adeguate, può aiutare a mantenere più facilmente nel tempo un modello alimentare sano.
Questa è una distinzione importante: non è il singolo quadratino di cioccolato a determinare salute o malattia, ma il contesto complessivo in cui viene consumato».
Cioccolato comfort food: come gustarlo senza trasformarlo in un’abitudine automatica
Il cioccolato è un cibo comfort, insomma, o come si dice in lingua inglese un comfort food, che, con le dovute accortezze, possiamo integrare nella nostra alimentazione. Ma come? «Sì, il cioccolato può essere considerato un cibo comfort», dice la dottoressa Galfano, «ma il termine va interpretato senza moralismi.
Un cibo comfort non è necessariamente un alimento sbagliato. È un alimento che, per caratteristiche sensoriali, storia personale e contesto emotivo, viene associato a piacere, sollievo o consolazione.
Il problema nasce quando diventa l’unica strategia per gestire stress, tristezza, stanchezza o frustrazione, oppure quando il consumo perde intenzionalità e si trasforma in automatismo. Integrare il cioccolato in modo equilibrato significa riconoscere il suo valore edonico senza trasformarlo in trasgressione.
Un quadratino alla volta: quantità e consapevolezza nel consumo di cioccolato
Un quadratino di cioccolato dopo un pasto, oppure come parte di uno spuntino, può essere una scelta perfettamente compatibile con una dieta sana. Gustare il cioccolato lentamente, percepirne aroma, consistenza e persistenza, permette spesso di ottenere soddisfazione con quantità inferiori. Il piacere alimentare non dipende solo dalla dose, ma anche dall’attenzione con cui si mangia».
In una tavoletta di cioccolato, che di solito è da 100 g, un singolo quadratino di cioccolato corrisponde a più o meno 5 grammi. Ma le caratteristiche nutrizionali cambiano in virtù del tipo di cioccolato.
«Non tutto il cioccolato è uguale», avverte la nutrizionista, «Il cioccolato bianco, per esempio, non contiene cacao in quantità significativa e non può essere assimilato al fondente per contenuto di flavanoli.
Il cioccolato al latte, pur potendo essere gradevole e legittimamente consumato, contiene in genere meno cacao e più zuccheri rispetto a un fondente ad alta percentuale. Il fondente, invece, soprattutto quando contiene almeno il 70% di cacao, tende ad avere meno zuccheri e una maggiore concentrazione di composti bioattivi del cacao, pur rimanendo un alimento denso di calorie».
Come scegliere una buona tavoletta: cacao, ingredienti e processo produttivo
La nutrizionista ci spiega anche come sceglierlo: «La scelta del cioccolato parte dall’etichetta. Il primo elemento da osservare è la percentuale di cacao.
Un fondente con almeno il 70% di cacao è generalmente una buona opzione perché contiene più cacao rispetto a prodotti con percentuali più basse. Questo non significa che percentuali superiori siano sempre migliori per tutti: un 85% o un 90% possono avere un gusto più amaro e meno accessibile, mentre un 70-75% rappresenta spesso un buon compromesso tra profilo nutrizionale e organolettico. Il secondo aspetto è la lista degli ingredienti.
Un buon cioccolato dovrebbe avere una composizione semplice: massa di cacao, burro di cacao, una quota di zucchero e, talvolta, lecitina come emulsionante. La presenza di aromi, ripieni, creme, caramello, granella zuccherata o altri ingredienti non rende automaticamente il prodotto vietato, ma lo trasforma in un dolce più elaborato e meno interessante dal punto di vista nutrizionale.
Un altro tema da non trascurare è la qualità del cacao e del processo produttivo. I flavanoli possono ridursi con alcuni trattamenti tecnologici, come l’alcalinizzazione, utilizzata per modificare colore e sapore del cacao. In assenza di indicazioni specifiche in etichetta, non è sempre possibile conoscere con precisione il contenuto di flavanoli del prodotto.
Per questo è prudente non trasformare il cioccolato in una prescrizione di polifenoli. Possiamo dire che un fondente ad alta percentuale di cacao è una scelta ragionevole, ma non che ogni tavoletta fondente garantisca lo stesso apporto di composti bioattivi».
Calorie, grassi e colesterolo: cosa contiene davvero il cioccolato
Ricordiamoci che 100 grammi dei vari tipi di cioccolato sono simili in quanto a contenuto di acqua, ma divergono in termini di calorie, grassi totali, acidi grassi saturi e colesterolo.
Il cioccolato bianco apporta circa 540 calorie, 1 grammo di acqua, 32 grammi di grassi totali (di cui 18 grammi di grassi saturi) e 23 mg di colesterolo, dovuto al latte in polvere.
Il cioccolato al latte ha 545 calorie, meno di 1 grammo di acqua, circa 36 grammi di grassi (di cui 21 grammi saturi) e un pelo più colesterolo, 28 mg.
Il cioccolato fondente ha tra 515 e 546 calorie, circa 0,5 grammi di acqua, circa 33 grammi di grassi (di cui 20 grammi saturi) e pochissimo colesterolo, circa 3 mg) (non contiene latte).
Infine, il cioccolato con dolcificante riduce leggermente l’apporto calorico – circa 490 calorie grazie alla sostituzione dello zucchero con i polioli, acqua inferiore a 1 grammo, presenta circa 28 grammi di grassi (di cui 14 grammi saturi) e colesterolo variabile a seconda che contenga o meno latte.
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