eutanasia pagamento
(iStock)

In un futuro quanto mai prossimo, potrà capitare anche da noi. Nello Stato di New York, dove l’assistenza medica al suicidio è legale dai primi di agosto, una startup ti aiuta a morire per 12.000 dollari, non pagabili tramite assicurazione privata. Si chiama Quietus, richiama «uno stato di eterno riposo e liberazione dalla vita», spiega l’associazione di medici, infermieri, operatori sanitari, oltre a un assistente sociale ex monaco buddista.

In tutto sono nove, garantirebbero il top della professionalità, della discrezione, dello spirito umanitario, «si può pensare a questa iniziativa come a una startup per una morte migliore», scrive il New York Times che dedica un ampio articolo ai servizi che Quietus offre.

Sembra che sia stato lungo e complesso, elaborare una fornitura «chiavi in mano» del suicidio medicalmente assistito. A partire dall’individuazione della farmacia «disposta a fornire le dosi letali», perché la maggior parte degli esercizi autorizzati alla vendita non ne voleva sapere. Nemmeno hospice e ospedali erano disposti a collaborare.

Farmaci letali e consegna FedEx: il suicidio assistito diventa un servizio «chiavi in mano»

Adesso c’è chi le fornisce, in abbondanza, ed è stato messo a punto anche il tipo di consegna: «FedEx lascerà il pacco davanti alla porta», precisa il team caritatevole che ha stretto accordi con la multinazionale statunitense specializzata in spedizioni espresse. Perché l’assistenza è una cosa, la procurata morte deve però avvenire per mano di chi ne fa richiesta.

La legge, firmata il 6 febbraio di quest’anno ed entrata in vigore il 5 agosto, indica infatti che per poter accedere all’assistenza medica al suicidio assistito, è necessario essere maggiorenni, residenti nello Stato di New York e affetti da una malattia terminale con una prognosi infausta di sei mesi; avere la capacità di prendere la decisione e di assumere autonomamente i farmaci, e presentare la richiesta personalmente (deve essere registrata in video o audio), con la conferma di due medici indipendenti e di uno specialista in salute mentale.

È previsto un periodo di attesa obbligatorio di cinque giorni tra il momento in cui viene emessa la ricetta e il momento in cui il farmaco può essere ritirato in farmacia.

A quello ci pensa la startup, che sbriga le formalità della procedura con l’obiettivo di essere a disposizione 24 ore su 24, ogni giorno della settimana.

E assiste al suicidio con tutto il necessario, dai guanti al sondino rettale, a «sorbetti congelati privi grassi», per favorire la deglutizione dei veleni senza ritardarne l’assorbimento.

«Compassione e sofferenza»: la dottoressa Shapiro difende l’accompagnamento alla morte

«L’individuo deve essere in grado di ingerire il farmaco autonomamente, oppure di somministrarlo per via rettale o tramite sondino nasogastrico azionando uno stantuffo», spiega il sito di Quietus. Nessuna esitazione, nell’accompagnare un suicidio? «Il giuramento di Ippocrate dice di non nuocere. E non credo che stiamo nuocendo a nessuno facendo questo. Penso che in realtà stiamo dimostrando compassione e alleviando la sofferenza», ha dichiarato la dottoressa Tara Shapiro, specialista in cure palliative. «Laureata in etica clinica e bioetica», tiene a far sapere.

Il team di Quietus si presenta sorridente e rassicurante, assieme alle note professionali i vari componenti raccontano anche i loro hobby, c’è chi passa il tempo libero a sollevare pesi, a fare cruciverba, a spaccare la legna o si dedica «all’arrampicata sugli alberi», come spiega il cofondatore Daniel Cogan.

Quietus aiuta anche chi non può pagare: il Fondo per l’accesso e il «mercato della morte»

Ma se chi pensa a farla finita non ha i soldi per pagare i volonterosi della squadra della morte? «Stiamo creando il Fondo di accesso Quietus per aiutare a coprire i costi delle cure per i pazienti che si trovano ad affrontare difficoltà economiche. Il costo non dovrebbe mai essere un motivo per cui qualcuno non ci contatta», si affrettano a precisare.

Ovvero, pagheranno gli eredi pur di liberarsi di familiari malati gravi? Ma che brutto mondo.

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