Il flop dell’ospedale Covid di Emiliano: smontato dopo un fiume di sprechi
Ansa

La Giunta regionale della Puglia ne aveva deliberato lo smantellamento, così da ripristinare gli originali spazi della Fiera del Levante di Bari, e ieri finalmente sono iniziati i lavori per fare piazza pulita di quello che resta dell’ospedale Covid. Fortissimamente voluto dall’allora governatore, Michele Emiliano, per spostare alcuni reparti del Policlinico di Bari nei 14.000 metri quadrati dei padiglioni fieristici 9, 11, 13 e 18 e poi mantenere inutilmente in piedi una struttura non più utilizzata, è costato 28 milioni di euro (rispetto ai 9,5 previsti), finiti sotto i riflettori della magistratura.

Nell’inchiesta, relativa al presunto giro di tangenti e appalti irregolari su alcuni lavori collegati all’emergenza Covid del 2020, come la realizzazione del maxi ospedale in Fiera, sette persone erano state rinviate a giudizio. Tra queste, l’ex dirigente della Protezione civile regionale Mario Lerario e l’ex funzionario della Regione Puglia Antonio Mercurio.

«Nulla di questo investimento andrà perso neanche dopo l’emergenza, anche se l’emergenza ha determinato questa necessità. È tutto lavoro pugliese, è tutta testa pugliese. Gli ospedali simili in altre zone di Italia non funzionano come questo, che è un luogo multifunzionale, dove sono insieme terapie intensive e area medica», dichiarava orgoglioso Emiliano il giorno dell’inaugurazione, il 16 gennaio 2021.

Per il personale sanitario erano state previste aree a parcheggio opportunamente attrezzate, vennero potenziati gli autobus di collegamento con l’ospedale fiera, il servizio mensa della Regione Puglia venne garantito anche all’interno del nuovo «dispositivo di sicurezza multiuso», come veniva presentato nel Piano di attivazione «quale perno fondamentale del piano pandemico permanente». Con ulteriori spese.

«La possibilità di trasformarlo in un vero e proprio “disaster center” era già emersa durante le prime fasi del progetto», dichiarò a marzo 2021 l’ingegner Giovanni Magnanimo risultato aggiudicatario della commessa, intervistato da Tecnica Ospedaliera. Aggiungeva: «La struttura presenta tutte le principali caratteristiche tecniche di un ospedale permanente, perciò si presta sia a diventare una sorta di “ospedale dormiente”, pronto a rientrare in azione in caso di necessità, sia a ospitare ulteriori attività sanitarie, ad esempio per la formazione del personale».

Da anni, la struttura delle maxi emergenze è invece ridotta a terra di macerie e covo di ratti. Infatti, dopo che Protezione civile si era sobbarcata dei costi fino al 1° aprile 2022, la Regione allora governata dall’ex pm (che continua a non fare il magistrato sperando di essere ricandidato con il Pd) aveva voluto tenere aperto l’ospedale pagando alla proprietà, l’ente Fiera del Levante, lo sproposito di 111.300 euro al mese fino al 31 agosto 2023.

L’ultimo paziente (aveva 101 anni) era stato dimesso nel settembre del 2022, quindi altri 1,3 milioni di euro buttati. Una relazione tecnica, voluta dal nuovo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha ritenuto che «il mantenimento a uso sanitario permanente non è sostenibile per l’ente regionale, né urbanisticamente né economicamente».

Due erano gli scenari possibili, la restituzione dei padiglioni alla Fiera del Levante spendendo circa 2 milioni di euro per i lavori di ripristino, oppure la «rifunzionalizzazione a uso sanitario», incompatibile con il Piano regolatore che ne vieta la presenza in aree fieristiche. Non solo, la trasformazione edilizia e impiantistica costerebbe più di 17 milioni di euro, al quale andrebbero aggiunti canoni di locazione alla Fiera, oneri di gestione soprattutto legati a elevati costi energetici.

Per questo, lo scorso maggio la Giunta regionale aveva deliberato di procedere con smantellamento e riconversione. I termini di riconsegna dei padiglioni 9, 11, 13 e 18 erano stati prorogati al 30 novembre prossimo, quando è prevista la restituzione ufficiale degli immobili alla Nuova Fiera del Levante srl.

Il cantiere è stato aperto, in due mesi bisogna far sparire quello che resta di sale operatorie e di reparti (i macchinari sono stati trasferiti al Policlinico, al San Paolo o in altri ospedali della Asl), togliere i tramezzi, le pannellature, provvedendo anche a intervenire sulle strutture deteriorate come la copertura in acciaio del padiglione 18, ex agricoltura. Se lo smantellamento fosse stato fatto, come logico, a settembre 2022 e magari a opera della Protezione civile, altri soldi pubblici non sarebbero stati sprecati.

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