Mario Roggero
Mario Roggero (Getty Images)

Un Ferragosto che spezza la tradizione. Niente pranzo tutti insieme. A casa della famiglia Roggero, dove l’intera cerchia di figlie e nipoti è solita riunirsi per le grandi occasioni, sabato è stata una giornata diversa. Specialmente per la moglie di Mario, Mariangela Sandrone. È tramite lei che riusciamo a «parlare» con il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo, dal 17 luglio nel carcere di Bollate. In una cella di tre metri per quattro.

Spazio piccolo, ma con questo caldo, il condizionatore almeno c’è?

«No, c’è una temperatura costante di 35 gradi, dalla mattina alla sera. Ma la media dei penitenziari in Italia è di gran lunga peggiore. Quindi non mi lamento. Anche perché gran parte del tempo sono impegnato».

E come trascorre le sue giornate?

«Lavoro in un ufficio interno al carcere o in biblioteca dove mi occupo di aggiornare il catalogo. Almeno lì c’è l’aria condizionata… e poi mi piace avere a che fare con i libri. Ho sempre letto molto».

Anche ora in carcere?

«Sì, il prof. Sergio Novani (che coordina il collegio difensivo di Roggero insieme al prof. Stefano Marcolini, ndr) mi aveva consigliato Wittgenstein, Della Certezza. Dice che è un’ottima lettura per mettere a fuoco il mio caso giudiziario, per capire come l’incertezza del diritto e l’esito dei processi dipenda più dall’interpretazione dei singoli che dalla logica. Ma io ho preferito portarmi dei libri sul miglioramento personale. Ne ho diversi di Neale Donald Walsh e poi Diventare Stoici di Ryan Holiday».

E la aiutano?

«Cerco di farmi forza. È difficile dare un senso a ciò che mi è capitato. Quello che continuo a non capire è come sia possibile che io mi trovi qui in carcere, condannato per omicidio volontario, nonostante il perito del tribunale abbia scritto nero su bianco che ho agito per difendere la mia famiglia dai rapinatori. Non chiedo l’assoluzione ma almeno i domiciliari. Ho visto che i primi di agosto è stata approvata una legge che li prevede in certi casi specifici, per i tossicodipendenti ad esempio. Chiedo anche io un gesto di umanità».

Un varco aveva provato ad aprirlo Futuro nazionale, il cui ufficio legislativo è guidato proprio da Novani, presentando un emendamento alla legge volto ad estendere i domiciliari anche a chi commette reati in situazioni riconducibili a stati emotivi particolari o in reazione a reiterate condotte vessatorie. Come Roggero, già vittima di una precedente rapina con tanto di disturbo da stress post traumatico. L’iniziativa però non è passata e la moglie ci confessa tuttavia di non averglielo ancora comunicato per non togliergli la speranza che qualcosa possa cambiare. Specialmente a poche settimane dal 16 settembre, giorno in cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano dovrà decidere se sospendere il carcere in attesa dell’esito sulla domanda di grazia presentata dalla moglie.

Qualora le venisse concesso di uscire, si tratterebbe comunque di un periodo limitato, non più di sei mesi. Nel frattempo come vive questa attesa?

«La mia speranza è quella di poter scontare la condanna a casa. Ma certamente non mi permetto di sollecitare il Quirinale che farà quello che ritiene più giusto. Ho un profondo rispetto delle istituzioni e del presidente Sergio Mattarella».

Proprio per quella data, il team legale di Roggero starebbe studiando una nuova mossa. Chiedere i domiciliari ex art. 47- ter sebbene in caso di omicidio volontario non siano previsti. A quel punto, dopo l’inevitabile respingimento della richiesta, la strategia dei legali sarebbe quella di sollevare una questione di legittimità costituzionale dell’articolo stesso portando la questione davanti alla Consulta, che più volte ha chiarito come il nostro ordinamento non dovrebbe trattare in modo identico situazioni criminologiche diverse. Ad esempio equiparando chi ha commesso un reato con premeditazione e per motivi abbietti e futili al caso di chi ha agito travolto da una spinta emotiva per difendere la propria famiglia. Intanto, giovedì si è recato a trovarlo il vicepremier Matteo Salvini, la quarta visita da quando è in carcere. Tra la promessa di una raccolta fondi a Pontida e beni di conforto come ragù, ’nduja, pesto e porcini. Come ha passato questo Ferragosto?

«Pensando alla mia famiglia. Al fatto che non ero a casa. Ma non devo mollare. Ho pranzato con un ex avvocato con cui ho legato molto, un’altra persona che ho conosciuto in cella e chiaramente il mio compagno di cella».

Il suo «coinquilino» è un ex cuoco, condannato per narcotraffico. Come va la convivenza?

«Bene perché è una persona molto ordinata e attenta all’igiene, il che aiuta dato lo spazio ristretto. In cella abbiamo un piccolo angolo cottura e generalmente preferiamo cucinarci il cibo da noi, ci alterniamo. Anche se non so cosa darei per mangiare gli agnolotti e le tagliatelle di Mariangela».

Quanto spesso riesce a sentire sua moglie?

«Con Mariangela abbiamo il nostro appuntamento telefonico ogni sera, tra le 20 e le 21. E poi per fortuna lei e le mie figlie vengono a trovarmi spesso. Per me è stata una gioia enorme poter riabbracciare i miei nipoti. Non era scontato che li facessero entrare perché sono minorenni ed è stato un regalo enorme. Con loro comunico anche tramite lettere, sebbene ci mettano dieci giorni per arrivare. Scrivo parecchio anche per me stesso, prendo appunti, tengo una sorta di diario. Mi aiuta a mantenere l’equilibrio mentale. Scrivo molto anche degli incontri che faccio qui in carcere».

Abbiamo saputo che ha mangiato una pizza con Massimo Bossetti, detenuto per l’omicidio di Yara Gambirasio…

«Sì, con lui l’amicizia è scattata subito e ceniamo spesso insieme. Ma ho stretto molto anche con un altri tra cui un imprenditore. Chiaramente però, il pensiero va sempre fuori. Mariangela mi dice che devo mantenere la calma ma la casa, l’attività che ora lei porta avanti da sola con mia figlia Laura, come saldare i 780.000 euro di risarcimento della provvisionale, i 3 milioni chiesti dalle famiglie delle vittime, le case pignorate, per me sono un pensiero fisso. Non posso farci niente».

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