La famiglia di Chiara Poggi non si costituirà parte civile in un eventuale processo contro Andrea Sempio dopo la nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio. «Non avanziamo pretese economiche nei confronti di innocenti», fanno sapere attraverso i loro legali precisando però di essere pronti a costituirsi in caso di revisione del processo Stasi. Perché questa «difesa» di Sempio?
A Garlasco il processo deve ancora cominciare, ma per le due famiglie coinvolte il verdetto è già pronto: Alberto Stasi colpevole, Andrea Sempio innocente. I Poggi sono pronti a costituirsi in un’eventuale revisione della condanna del primo, ma non contro il secondo: «Non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti», spiega l’avvocato Francesco Compagna. A rappresentare i familiari di Chiara c’è anche il collega Gianluigi Tizzoni, che ha rivendicato la scelta della famiglia Poggi: «Io credo alla verità accertata giudiziariamente con sentenze raggiunte dopo una decina d’anni di processo che hanno retto già due passaggi in Cassazione».
I Poggi non si costituiscono parte civile contro Sempio
Una chiusura totale rispetto a ogni ipotesi alternativa alla colpevolezza di Stasi. Una certezza che coincide con quella di casa Sempio e che resiste alle nuove contestazioni della Procura di Pavia, ai dubbi sulle analisi dei carabinieri del Ris e alle nuove intercettazioni appena depositate. Comprese quelle in cui la madre di Andrea se la prende con Chiara e con i suoi familiari. Sull’innocenza del figlio le posizioni si incontrano. Sul rispetto per la vittima, no. «Mio figlio con l’omicidio di Chiara Poggi non c’entra assolutamente niente», ha ribadito Daniela Ferrari, la madre dell’ex commesso di Voghera che per i pm pavesi quella mattina di 19 anni fa massacrò la povera Chiara dopo un rifiuto a un approccio sessuale. Due famiglie dai destini incrociati, arroccate su posizioni che finiscono per coincidere.
I Poggi non si scompongono neanche davanti al presunto pasticcio da parte del Ris di Parma sul Dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, uno degli indizi che ha avuto maggior peso investigativo e processuale nei confronti del fidanzato di Chiara. Per l’avvocato Tizzoni di fronte a «due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi», l’esito negativo delle controanalisi del giorno dopo (era il 20 settembre 2007) sarebbe arrivato da una macchina che non avrebbe «dato alcun risultato».
Ma come abbiamo visto anche a casa Sempio le certezze sull’innocenza di Andrea non sembrano mancare. Eppure, le nuove intercettazioni appena depositate dagli inquirenti lasciano trasparire una certa rassegnazione da parte del diretto interessato, quantomeno rispetto al fatto di finire «prima o poi» di nuovo sotto indagine. Come avvenuto nel 2017, quando i sospetti nei suoi confronti si erano conclusi con un provvedimento di archiviazione a sua volta finito nel mirino degli inquirenti che hanno sì sollevato da ogni responsabilità l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, ma lasciato aperto e ritrasferito a Pavia il fascicolo per corruzione che vede tra gli indagati il papà di Andrea, Giuseppe Sempio e sembra coinvolgere, vedremo nei prossimi mesi in che misura, anche l’operato della polizia giudiziaria.
Le nuove intercettazioni e il caso Garlasco
Ma torniamo alla vicinanza tra la visione della famiglia di Chiara Poggi e quella di Andrea Sempio. Visioni univoche che devono però fare i conti, inesorabilmente, con l’attuale scenario. Quello di un caso riaperto, di un terribile femminicidio che potrebbe essere riscritto per filo e per segno dalla Procura di Pavia. Il durissimo sfogo della mamma di Andrea ne è una dimostrazione fin troppo evidente quando in un’intercettazione si rivolge così alla vittima e alla sua famiglia: «Maledetta Chiara, i Poggi e il porco (bestemmia) che non li fa morire… maledetta». E anche quando, in una conversazione di circa un anno fa, Daniela Ferrari parla del generale Luciano Garofano. Un dialogo in cui, sintetizzano i carabinieri, la madre di Andrea parla dei presunti timori di Garofano e dell’avvocato Tizzoni legati alla possibilità che potesse emergere uno scenario diverso rispetto alla colpevolezza di Alberto Stasi.
Timori che sembrano lasciare perplessa la stessa Ferrari, con la donna che arriva a chiedersi il motivo di quei dubbi da parte di chi era sicuro di aver svolto bene il proprio lavoro all’epoca dei fatti. Un lavoro che il generale Garofano continua a difendere a spada tratta, così come l’operato dei suoi collaboratori. «Noi abbiamo comunicato che su quei pedali c’era il Dna di Chiara, che quella traccia era con elevata probabilità sangue. Non abbiamo mai detto che fosse sangue», ha precisato l’ex capo del Ris di Parma che poi negli anni è diventato il consulente della famiglia di Andrea Sempio.
Il Dna sotto le unghie di Chiara
Ma di aspetti da chiarire ce ne sono tanti altri e ricondurre tutto al giallo del Dna sui pedali sarebbe riduttivo e soprattutto fuorviante. C’è un’altra traccia genetica che potrebbe scrivere un finale diverso per il caso Garlasco ed è il Dna trovato sotto le unghie di Chiara che prima di venire sopraffatta dalla cieca furia del suo assassino si è difesa a lungo. Per i genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani la concordanza degli alleli dei due campioni estratti dalle unghie di Chiara con quelli di Andrea Sempio ha «una sola spiegazione», ovvero che l’indagato e tutta la sua linea paterna «non possa essere escluso quale soggetto contributore» di quel profilo. Ed è senza dubbio questa una delle carte più importanti che la Procura di Pavia metterà sul tavolo della richiesta di rinvio a giudizio.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >