Si riapre la partita del Mercosur con l’obiettivo di arrivare alla firma il 12 gennaio. A rilanciare la questione, o almeno il tira e molla collegato, è un’indiscrezione dell’agenzia Bloomberg secondo cui l’Italia sarebbe pronta a sostenere l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur nel voto degli ambasciatori della Ue previsto per il 9 gennaio.
Palazzo Chigi avrebbe ottenuto risultati significativi sulle garanzie per il settore agricolo e su possibili risorse aggiuntive a sostegno degli agricoltori da parte del bilancio della Ue. A fronte di ciò sarebbe orientata, sempre secondo Bloomberg, a invertire la rotta rispetto al mese scorso, quando insieme alla Francia aveva guidato il fronte del rinvio, chiedendo maggiori tutele per il comparto. Fino a tarda sera non è arrivata da parte del governo italiano nessuna conferma ma anche nessuna smentita, mentre secondo diverse fonti, domani sarebbe prevista una riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura. Quindi in tempo, per dare indicazioni alla riunione di venerdì. Non si può comunque escludere che l’indiscrezione sia stata generata per esercitare pressione sull’Italia e, di riflesso, sulla Francia. Se la posizione italiana dovesse cambiare, infatti, verrebbe superato ogni ostacolo all’accordo, in quanto il peso politico e demografico del nostro Paese è fondamentale per raggiungere la maggioranza qualificata necessaria a ratificarlo e la Francia da sola non avrebbe i numeri per dar vita ad una minoranza di blocco.
Intanto fonti italiane vicine al dossier ribadiscono che il nostro Paese non è pregiudizialmente contrario all’accordo con il Mercosur e come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, nell’ultima riunione dello scorso anno, quando si decise di posticipare la sigla dell’intesa, vuole trasformare un buon accordo in un ottimo accordo rendendolo vantaggioso per tutti. Per fare questo, dicono sempre le stesse fonti, bisogna avere rassicurazioni sulla reciprocità e sulle condizioni di produzione dei prodotti agricoli.
Non si può consentire che le merci in ingresso in Europa prevedano l’uso di sostanze che non rispettano i nostri standard sanitari e ambientali. Ciò porterebbe a due sconfitte: non si garantirebbe la qualità del cibo in ingresso in Europa e si desertificherebbe il nostro sistema agricolo.
Le rassicurazioni devono raccogliere la richiesta di parità di condizioni per gli agricoltori europei e per chi voglia portare le proprie merci nei nostri mercati. Ma, sempre secondo Bloomberg, il cambio di rotta dell’Italia, sarebbe arrivato dopo intensi negoziati diplomatici con la Commissione Ue e con la Germania, in particolare dopo l’incontro di metà dicembre tra la premier Meloni, il Cancelliere tedesco Merz e la presidente Ue, Von der Leyen. Il governo italiano avrebbe ottenuto risultati importanti sui tre punti chiave: garanzie extra per gli agricoltori, fondi di compensazione, clausole di reciprocità. Sarebbero previsti meccanismi di salvaguardia più forti di quanto stabilito finora per proteggere le filiere agricole europee dalla concorrenza sudamericana. Per i fondi di compensazione ci sarebbe l’impegno per ulteriori risorse comunitarie all’agricoltura per il processo di transizione. Infine ci sarebbero standard ambientali e sanitari più rigorosi per l’import per evitare che norme meno restrittive di quelle europee (ad esempio l’uso di pesticidi) si traduca in un ingiusto vantaggio competitivo.
Alle giuste condizioni, l’accordo con il Mercosur comporterebbe benefici economici importanti per l’Italia. Il trattato infatti prevederebbe l’abbattimento dei dazi - oggi fino al 35% - per macchinari, auto e prodotti chimici, consentirebbe di diversificare le catene di approvvigionamento per i minerali critici riducendo la dipendenza dalla Cina e per la filiera agroalimentare assicurerebbe la protezione di oltre 350 indicazioni geografiche Dop e Igp nei mercati del Sudamerica. Insomma, il ballo è riaperto, vedremo nei prossimi giorni con quali esiti.





