- Governato dalla sinistra del presidente Orsi, il Paese è cresciuto soprattutto nel settore dei servizi. Ma nella gestione dei difficili rapporti internazionali è ondivago, stretto tra Maduro e Cuba da una parte e Washington e Buenos Aires dall'altra.
- Un pezzo di Liguria si trova sulla costa uruguaiana dalla fine dell'Ottocento. Piriàpolis, fondata dall'italo-uruguaiano Francesco Piria, fu costruita sul modello di Diano Marina.
Lo speciale contiene due articoli e una gallery fotografica.
La Repubblica Orientale dell’Uruguay è il terzo Stato più piccolo del Sud America e conta circa 3 milioni e mezzo di abitanti. Quasi metà dei cittadini uruguaiani vivono nel distretto della capitale Montevideo, facendo della nazione sudamericana una sorta di città-stato. L’Uruguay ha conosciuto anni turbolenti sotto la sferza della feroce guerriglia urbana dei Tupamaros, un movimento comunista che dilaniò il Paese per un decennio fino alla sua definitiva sconfitta nel 1973. Gli anni Settanta furono caratterizzati da due golpe militari e con l’esercito che amministrava la nazione fino al 1981.
Oggi l’Uruguay ha un’economia in crescita basata sull’agricoltura e sulle innovazioni tecnologiche. Ha una spiccata vocazione internazionale e turistica ed è un protagonista del Mercosur, l’organizzazione economica regionale sudamericana che ha sede a proprio a Montevideo. Il governo uruguaiana guarda con interesse anche ai rapporti con l’Unione Europea, già solidi, ma che vuole implementare rapidamente. La Torre Ejecutiva, il palazzo presidenziale, è guidata da Yamandù Ramon Antonio Orsi Martinez, leader del Frente Amplio, un’alleanza di sinistra che ha vinto le elezioni nel novembre del 2024. Il nuovo presidente si è trovato ad affrontare una situazione internazionale piuttosto articolata con un Sud America in fibrillazione. Il principale e storico partner di Montevideo è sempre stata l’Argentina con cui condivide anche un lungo confine. Orsi ha cercato di mantenere vive le relazioni con Buenos Aires, anche se con Javier Milei non corre buon sangue. L’uomo dietro alla scrivania della Casa Rosada ha infatti espresso il desiderio di uscire proprio dal Mercosur per negoziare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, ritenendo che il blocco sudamericano abbia favorito soprattutto il Brasile, penalizzando invece l’economia argentina. Montevideo ha invece ribadito l’impegno uruguaiano nel rafforzare i legami regionali e nel rendere il Mercosur un motore di sviluppo comune per tutti.
Uruguay ed Argentina hanno quindi continuato a parlarsi soprattutto attraverso funzionari e diplomatici per non interrompere anche un importante scambio commerciale fra le due nazioni. In un’America meridionale complessa il presidente Orsi si è ritrovato sul tavolo anche il dossier Venezuela. In questo caso l’Uruguay ha cercato una posizione di mediazione, non riconoscendo la vittoria di Nicolas Maduro, ma nemmeno quella del suo avversario Edmundo González Urrutia. Yamandù Orsi considera il governo di Maduro una trattativa, ma a differenza del suo predecessore non vuole schierarsi apertamente con l’opposizione, troppo vicina a Trump secondo il leader uruguaiano. Un approccio molto ondivago che non permetta a Montevideo di avere una politica estera chiara, come già successo nel caso di Cuba. L’Uruguay non condivide il modello politico dell’Havana, ma vuole mantenere relazioni con l’isola caraibica, evitando posizioni ideologiche. Una posizione geopolitica attendista che vuole aspettare di capire come possa evolvere la situazione, ma che non sta fruttando grandi alleanze al Paese sudamericano.
L’Uruguay si conferma però una nazione di mercanti e per questo motivo Yamandù Orsi sta premendo sull’acceleratore sull’accordo commerciale Ue-Mercosur, un progetto a cui tiene particolarmente. In questo secondo semestre del 2025 le previsioni parlano di una crescita del 2,1% per l’economia uruguayana che piuttosto diversificata. Il settore dei servizi rappresenta quasi il 62% del Pil nazionale e dove è impiegato il 72% della forza lavoro. L’industria fornisce il 25% delle risorse, mentre agricoltura ed allevamento arrivano insieme al 20% del totale. I principali prodotti esportati dalla Repubblica Orientale dell’Uruguay sono cereali, carne, lana e tutti i derivati dell’industria vinicola e casearia. Ma nonostante i dati postivi, la percentuale di popolazione in povertà è aumentata arrivando al 18%, così come la criminalità. Il nuovo presidente ha promesso di lottare con il narcotraffico che sta diventando un problema nazionale e contro il quale sono stati creati dei corpi speciali. Montevideo riamane il centro del potere politico ed economico, ma il suo porto, cuore pulsante della capitale ha visto calare il traffico mettendo in discussione un’economia antica e radicata.
Piriàpolis: la Liguria in Uruguay
Alchimista, massone, lobbista, giornalista politico, imprenditore. E italo-uruguaiano, precisamente di origini genovesi. Questo fu Francesco Piria, figura influente dell’Uruguay tra l’Ottocento e il Novecento. Elementi che contribuirono alla formula che portò alla creazione di Piriàpolis, la più famosa località balneare del Paese sudamericano a circa 100 Km dalla capitale Montevideo e a 40 da Punta del Este. Il progetto si ispirava apertamente al modello di Diano Marina, nel Ponente ligure e alle località poco distanti della Costa Azzurra.
Francesco Piria era nato a Montevideo il 21 agosto 1847. I genitori erano emigrati da Genova durante i primi anni del secolo XIX. Il padre morì che Francesco era bambino e la madre decise di mandarlo a studiare in Italia da uno zio gesuita che lo formò nelle lettere e nelle arti. Frequentò le scuole religiose a Genova e quindi a Roma e a Napoli. Tornato a Montevideo dopo gli studi, Piria si dedicò al commercio nel settore delle aste e in seguito in quello dell’abbigliamento. Nell’ultimo decennio del secolo iniziò ad investire in terreni e si dedicò alla arboricoltura. In seguito iniziò una importante attività speculativa nell’edilizia in diverse aree attorno alla capitale Montevideo, che dotò di strade e servizi prima inesistenti. Dall’esperienza degli studi in Italia portò con sé le idee circolanti (in particolare a Napoli) alla fine dell’Ottocento. Assieme a principi socialisti misti a elementi propri del positivismo scientifico, Piria aderì al rosacrocianesimo, ordine segreto basato su elementi magici ed alchemici. Fu dopo l’acquisto di un vasto terreno nella zona di Maldonado, caratterizzata dalla presenza della costa e di colline verdeggianti nel vicino entroterra che iniziò la progettazione del suo più grande sogno: la costruzione di una località balneare armonica, sul modello dei paesi della riviera ligure, che avrebbe dovuto attrarre la nascente borghesia uruguaiana del periodo. Il modello urbanistico fu quello di Diano Marina, caratterizzata da vie principali che portano verso il mare, con strade parallele e perpendicolari che organizzano il centro urbano. Il lungomare, i portici, le fontane e le ville ricordavano da vicino quelle della cittadina del Ponente ligure. Anche le architetture avevano un richiamo diretto con l’architettura Liberty ed eclettica tipica della fine del XIX secolo. Lo stesso fondatore volle come dimora di villeggiatura un castello a Piriàpolis: il «Castillo de Piria» fu edificato sulle colline vicine al centro la cui posizione fu attentamente studiata secondo calcoli di derivazione esoterico-cabalistica, così da poter essere notato da ogni punto della nuova città balneare. Costruito in stile neogotico, era caratterizzato da torri e merletti, simile nell’aspetto ai palazzi progettati dal coevo Gino Coppedè. Anche la pianta del castello era costruita secondo calcoli geometrici che riconducevano a criteri esoterici (perfetto allineamento con il mare, prospettive particolari. All’interno del castello erano stati disseminati molti simboli massonici e alchemici, oltre che cabalistici come triangoli, cerchi e quadrati, oltre a soli stilizzati e numeri magici (3,7,12). Tra le strutture degne di nota della nuova località di villeggiatura, la plaza de Artigas, centro delle linee geometriche lungo le quali si sviluppa Piriapolis e caratterizzata anch’essa dallo studio delle prospettive e dei numeri. Lungo i fianchi delle colline Piria fece costruire fontane monumentali a tema zoologico (fontana del Toro) studiate come luoghi di meditazione. Il fondatore volle, successivamente, anche la costruzione di una chiesa, anch’essa posizionata in una zona dominante e visibile. Iniziata nel 1917, non fu mai portata a termine. Il motivo dell’interruzione dei lavori fu dovuto alle resistenze delle gerarchie ecclesiastiche locali in quanto la chiesa, costruita in stile neogotico e progettata dietro consulenza della scuola francese di Gustave Eiffel, era stata decorata nelle vetrate con simboli massonici. Il rudere esiste ancora oggi, dopo essere stata adibita a deposito di legname per lunghi decenni. Prima di morire nel 1933 Francesco Piria realizzò l’ultimo suo edificio da record nella città da lui inventata, l’Argentino Hotel. All’epoca della sua costruzione, era l’albergo più grande del Sudamerica con le sue 300 camere, stabilimento termale, casinò e 4 piscine coperte. La struttura, ancora oggi attiva, è lunga 120 metri.
La zona sulla quale fu edificata Piriàpolis fu scelta dal suo fondatore per alcuni fenomeni particolari che la caratterizzavano. In particolare quello del magnetismo, verificato dallo stesso Piria presso la vicina Punta Imàn dove le bussole delle navi impazzivano, fatto che portò a diversi incidenti ai natanti. L’italo-argentino interpretò questo fenomeno come presenza di energia vitale e cosmica, sulla quale basò i criteri urbanistici e architettonici della cittadina balneare che, con le sue spiagge, il lungomare e le alture portò un pezzo di Liguria lungo le coste dell’Uruguay.













