
Gli impatti economici del Mercosur per l’Ue non solo sono modesti come emerge da uno studio del Parlamento europeo, riportato dalla Verità domenica scorsa, ma rischia di spalancare un portone, all’ingresso di prodotti dal blocco Brasile-Argentina-Paraguay-Uruguay con una concorrenza insidiosa per le nostre aziende. La Commissione Ue ha promesso che avvierà un’indagine per tutelare i produttori puniti da una concorrenza low cost se il prezzo è inferiore di oltre il 5% a parità di prodotto, ma con quali tempi e con quale capillarità è tutto da vedere.
Intanto i Paesi sudamericani con le immense distese agricole, i sussidi governativi importanti, una strategia di marketing serrata e soprattutto non dovendo sottostare agli standard di produzione stringenti imposti dalle regole europee, rappresentano un competitor temibile per l’Europa e per l’Italia. L’argine che sarebbe dovuto arrivare dalla sigla dell’accordo del Mercosur non c’è stato per la mancanza delle regole di reciprocità. E questi Paesi sono pronti ad approfittarne.
È il caso del Brasile che sta attuando una politica molto spinta per promuovere i suoi prodotti nella Ue e nel nostro Paese. Conosciuto soprattutto per il caffè, sta guadagnando sempre più presenza a livello internazionale anche come produttore di vino. Con circa 85.000 ettari di vigneti e un clima favorevole, è diventato il terzo Paese del Sudamerica per superficie vitata, subito dopo Argentina e Cile. La viticoltura in Brasile si è sviluppata grazie all’immigrazione europea, in particolare di italiani e tedeschi che hanno portato la conoscenza della coltivazione della vite nella Serra Gaucha, nella regione del Rio Grande do Sul, divenuto il centro principale della produzione vinicola del Paese. E proprio questa regione, che i brasiliani paragonano alla Champagne, negli ultimi decenni si è rivelata adatta alla produzione di spumanti che oggi rappresentano una quota particolarmente importante del mercato vinicolo brasiliano con un consumo interno che negli ultimi tre anni ha raggiunto circa 30 milioni di litri con tassi di crescita annui a due cifre. Ora puntano ad avere uno sbocco importante sul mercato europeo anche se la concorrenza con Francia e Italia è ancora difficile da scalfire. E per promuovere la propria industria delle «bollicine», l’ambasciata del Brasile ha organizzato per la prossima settimana, nella sua sede di Roma, una Masterclass di Spumanti per presentare il meglio della produzione nazionale.
Saranno presenti brand quali Salton, una delle realtà storiche della Serra Gaucha, fondata nel 1910 da un immigrato dal Veneto, Antonio Domenico Salton e ora uno dei principali produttori vinicoli del Paese sudamericano, Miolo Wine Group e Casa Valduga. Un’operazione che punta a far conoscere i «campioni locali» superando il luogo comune che il Brasile sia solo caffè e a fare quel salto in avanti, nel mercato italiano, anche approfittando del recente accordo sul Mercosur.
Gli spumanti hanno un ruolo da protagonisti nelle esportazioni dei vini dal Brasile. A seguito del progetto Wines of Brazil, nel periodo 2024-2025 l’export di vini e spumanti è cresciuto oltre il 20% passando da circa 4,5 milioni a 5,4 milioni di dollari. Gli spumanti sono il vero motore delle vendite in Europa: il fatturato del segmento è aumentato di quasi il 30%. I principali mercati di sbocco nel Vecchio Continente sono la Lettonia, che funge da hub logistico per l’Est Europa, e la Germania. Questa in particolare ha mostrato una crescita importante. Italia e Francia al momento sono difficili da penetrare ma l’attenzione tedesca ai prodotti brasiliani rappresenta comunque una minaccia per le nostre esportazioni.
Il rapporto commerciale tra Brasile e Italia nel settore vinicolo è asimmetrico. L’Italia, essendo il primo produttore mondiale di vino (47,3 milioni di ettolitri previsti nel 2025), importa pochissimo prodotto brasiliano. Le esportazioni dei produttori brasiliani sono orientate soprattutto verso i Paesi limitrofi come Paraguay, Uruguay e Stati Uniti. L’Italia è invece uno dei principali fornitori del Brasile che nel 2024 ha acquistato vini italiani per circa 43,2 milioni di dollari con una crescita prevista del 14% per il 2025.
«La mancanza dei principi di reciprocità nell’accordo del Mercosur consente al blocco del Sudamerica di continuare a produrre vini e spumanti a costi molto bassi perché non devono rispettare le regole europee» spiega l’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, e sottolinea che «una volta aboliti i dazi potranno fare concorrenza ai nostri vini e spumanti di fascia di prezzo medio bassa e in nostri mercati di riferimento come la Germania».





