
La vicenda della famiglia nel bosco ha attraversato tutte le fasi. Alla fine della scorsa settimana è entrata a piedi pari nel territorio del tragico, con la decisione del tribunale dei minori dell’Aquila di separare ulteriormente i bambini dalla madre, lasciandoli da soli in casa protetta. Ora siamo decisamente entrati nell’assurdo o nel grottesco, fate voi.
Questi i fatti. Quando il tribunale ha reso note le sue volontà, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza guidata da Marina Terragni ha formalmente richiesto di incontrare i bambini della famiglia del bosco, con l’obiettivo di verificarne le condizioni e vigilare sui possibili (anzi, più che probabili) danni derivanti dalla decisione dei giudici. La Terragni ha inviato una istanza al tribunale e alle autorità competenti, annunciando che si sarebbe fatta accompagnare in visita «da consulenti indipendenti», che potessero appunto aiutare nella valutazione delle condizioni dei piccoli.
Ebbene, per tutta risposta il tribunale, per la penna del giudice Cecilia Angrisano, ha risposto che la Terragni può visitare i bambini «previo ovviamente accordo con il tutore e il responsabile della casa-famiglia». Ma ecco la decisione incredibile: «Non è invece possibile consentire l’accesso di consulenti o altre persone», dice il tribunale, poiché la Garante non riveste «qualità di parte processuale». La Angrisano precisa poi che sono in corso due accertamenti sui bambini «demandati al competente servizio di neuropsichiatria infantile e al Ctu», e dunque è «facile comprendere gli effetti che ulteriori invadenze potrebbero avere sull’equilibrio emotivo dei minori, sottoposti peraltro a una costante sovraesposizione mediatica e a valutazione da parte di più soggetti processuali». Insomma, il tribunale non vuole gli esperti indipendenti, perché potrebbero - chissà come - turbare i bambini. Non solo. Il giudice insiste sulla «inopportunità di ulteriore esposizione dei minori ad assalti della stampa».
Verrebbe da rispondere che qui nessuno della stampa ha assaltato i bambini o i genitori. Semmai ad assaltarli sono le istituzioni che insistono contro ogni logica a tenerli separati. Non si capisce poi come i piccoli possano essere turbati più di quanto non lo siano attualmente. Peggio dell’allontanamento da casa e da papà e mamma che cosa ci può essere? «Per il tribunale sarebbe questa l’invadenza: il fatto che io possa andare accompagnata da esperti», ci dice Marina Terragni. «Soprattutto il tema è l’equilibrio emotivo dei minori, che naturalmente abbiamo tutti a cuore. Io non pensavo ovviamente di far sottoporre i ragazzini a una visita: volevo andare con occhi esperti per una valutazione che naturalmente non avrebbe sostituito le perizie richieste dal tribunale o dalla struttura. Si trattava di uno sguardo in più. Invece di andare, come andrò, con dei funzionari, volevo andare con consulenti esperti. Ma questo non mi è stato consentito».
C’è da restare allibiti perché parliamo dello stesso tribunale che ha concesso non più tardi di venerdì scorso di far testare i genitori a una psicologa, Valentina Garrapetta, che - come abbiamo dimostrato su queste pagine - pubblicava sui social post irridenti e insultanti verso la famiglia. Ecco, per il tribunale la presenza di questa dottoressa non turba alcun equilibrio, la presenza di esperti titolati a seguito del Garante invece sì. «Io andrò, vedrò quello che posso vedere, parlerò con quelli con cui mi sarà consentito parlare e cercherò di avere qualche informazione in più, anche se credo che ormai la questione sia ben inquadrata», dice Terragni. «Ci sono dei bambini che vivevano, come ho detto nei giorni scorsi, in una famiglia un po’ fricchettona, per capirci. Questa situazione aveva probabilmente qualche limite, ma c’era un amore sicuramente grande. Io chiedo: ma quali genitori oggi hanno voglia di stare tutto il giorno con i bambini? E quanti invece piazzano loro in mano un tablet? Qui abbiamo bambini presi in uno stato di buon equilibrio psicofisico che rischiano di uscire compromessi da un’esperienza davvero molto dura».
Che siano stati fatti dei danni, del resto, lo confermano esperti del calibro di Massimo Ammaniti, Vittorino Andreoli e altri. «Anche Claudio Risé sul vostro giornale segnalava che la relazione con la madre non è una relazione qualsiasi», aggiunge Terragni. «Mi pare che il tribunale insista molto sulla esposizione mediatica, ma l’esposizione si è creata perché c’è un interesse pubblico. Per allontanare i bambini dal nucleo familiare bisogna avere delle ragioni molto serie: maltrattamento, sostanziale abbandono, rischi per l’incolumità. Quando si tolgono i figli fuori da queste casistiche, il provvedimento va valutato molto attentamente. Io avevo detto: fermiamoci un attimo, facciamo ulteriori valutazioni, perché magari per i bambini è pesante tutto questo. Invece l’ultima ordinanza è stata eseguita nel giro di 12 ore.
Per questa visita», continua la Garante, «avrei ad esempio potuto interpellare il professor Andreoli. Un decano come Andreoli, o come Ammaniti, ha visto nella sua vita migliaia di pazienti e anche migliaia di bambini, non ha bisogno di fare dei test psicometrici. Se un bambino morde un giocattolino antistress gli bastano due secondi e mezzo per capire che qualcosa non funziona. Per cui sono molto dispiaciuta: dovremmo almeno darci fiducia sul fatto che lavoriamo tutti nella stessa direzione che si chiama superiore interesse del minore. Soprattutto non capisco perché io avrei potuto turbare l’equilibrio emotivo dei minori più di quanto già accada...». A questo punto sorge il legittimo dubbio: non si vogliono turbare i bambini o non si vuole turbare il tribunale?






