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Davanti al blocco di Hormuz l’Iran tiene duro e taglia la sua produzione di petrolio
Un soldato iraniano passa davanti a un enorme cartellone pubblicitario anti-americano che fa riferimento al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e allo Stretto di Hormuz in piazza Valiasr a Teheran (Ansa)
Teheran: «La guerra può riprendere». Pechino: «Ignoreremo le sanzioni americane». Trump rifiuta le proposte nemiche sul nucleare: «Finito con loro, mi prendo Cuba».

La crisi tra Stati Uniti e Iran continua a muoversi su un equilibrio sempre più instabile, sospeso tra tentativi di riavviare i negoziati e segnali concreti di una possibile escalation militare. Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico globale e terreno di confronto diretto tra Washington e Teheran, da cui transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.

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Raid e blocco navale per piegare Teheran
Friedrich Merz e Donald Trump (Ansa)
Trump ha fretta di chiudere la partita con l’Iran e non esclude di superare lo stallo con più pressione economica e militare. Poi un’ulteriore frecciata a Merz: «Dedichi più tempo a porre fine alla guerra in Ucraina e a risanare il suo Paese in rovina».

Continua a rivelarsi incerto il destino del processo diplomatico iraniano. Donald Trump punta innanzitutto a mantenere alta la pressione economica sul regime khomeinista, confermando il blocco navale imposto ai porti della Repubblica islamica.

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Le minacce, poi la tregua. Ma fra Usa e Iran la pace è appesa a un filo
Ansa
  • Cessate il fuoco di due settimane con la mediazione pakistana. Washington e Teheran cantano vittoria, ma gli attacchi israeliani in Libano rendono la situazione precaria.
  • Il prezzo di gas e petrolio sprofonda dopo le notizie sulla riapertura dello Stretto. Crolla il rendimento dei Btp.

Lo speciale contiene due articoli.

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Hormuz, nuovo scontro tra Usa e Iran: Trump rilancia, Teheran accusa
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
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GUERRA A OROLOGERIA
Forze armate americane (Getty)
Le economie di Europa e Paesi del Golfo non possono reggere un conflitto lungo. Usa e Israele spendono 1 miliardo al giorno. Ma i pasdaran resistono e Donald Trump non si può permettere di non vincere: rischio disastro.

E se il conflitto con l’Iran finisse come quello in Afghanistan? Se cioè la macchina da guerra degli Stati Uniti e quella israeliana non riuscissero ad averla vinta sugli ayatollah? Nel passato è già accaduto che la resistenza di forze apparentemente inferiori tenesse testa a quello che è considerato un esercito invincibile. Basta pensare, oltre che a Kabul, a Corea, Vietnam, Iraq e perfino Somalia, dove l’operazione Restore Hope, nata per stabilizzare il Paese e spazzare via i signori della guerra, si concluse con un ritiro umiliante dopo la morte di 19 marines.

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