
Per non disturbare la manovratrice Ursula von der Leyen si fa silenzio sulla protesta dei campi che stanno diventando campi di battaglia, ma gli autotrasportatori – peraltro pronti anche loro a dissotterrare l’ascia di «guerra», stanchi di un’Ue che si occupa solo di guerra – denunciano la paralisi delle maggiori strade d’Europa. Ovunque i trattori hanno costruito delle barricate d’acciaio e di rabbia contro l’accordo che fra tre giorni la «baronessa» va in Paraguay a firmare. La Coldiretti lo ha ribattezzato «Marcosur», facendo intendere che la Commissione Ue si è piegata per l’ennesima volta alle esigenze a e ai voleri di Berlino. C’è da domandarsi che accordo sia quello del Mercosur se da Suloszowa ad Abony, da Arties a Kalamata, da La Rochelle a Viscri gli agricoltori si sollevano con una situazione di particolare tensione a Parigi dove anche ieri la città è stata tenuta sotto scacco da 350 trattori.
In Italia la rivolta cova sotto la cenere. Per il 19 gennaio il Cra, Comitato agricoltori traditi, coordinato da Danilo Calvani, e il Coapi, che riunisce 37 associazioni di agricoltori e pescatori sotto l’insegna «sovranità alimentare», hanno indetto una mobilitazione nazionale. È ancora incerto se dopo la «sfilata» dei trattori il 9 gennaio a Milano con migliaia di litri di latte sversati davanti al Pirellone ci sarà un’unica manifestazione nazionale o la mobilitazione sarà più articolata. Il giorno successivo a Strasburgo tutte le organizzazioni agricole europee, Coldiretti in testa, sono mobilitate per stringere d’assedio il Parlamento europeo che sarà riunito in seduta plenaria. Spetta all’Eurocamera, sempreché Ursula von der Leyen non tenti di dribblare il voto parlamentare, la ratifica del Mercosur. Sull’intesa grava il ricorso presentato dalla Polonia alla Corte di giustizia europea. Contro la Von der Leyen il gruppo Patriots for Europe – a cui aderisce anche la Lega – ha messo a punto ieri una mozione di sfiducia motivandola col fatto che è stata ignorata «la forte e ripetuta opposizione di diversi parlamenti nazionali, del Parlamento europeo e degli agricoltori europei». Patriots chiederà di discutere la mozione già nella plenaria dal 19 al 22 gennaio. Le probabilità che venga approvata non sono molte, ma a cercare di dare la spallata a Ursula von der Leyen è in primissima fila Jordan Bardella che ha preteso nella mozione un riferimento al governo autoritario del presidente della Commissione.
Il leader del Rassemblement National fa da megafono alla protesta che sta infiammando la Francia. Parigi è stata paralizzata per ore da 350 trattori. Gli agricoltori della Fnsa hanno riversato sul ponte della Concordia 30 tonnellate di patate. Letame è stato scaricato ai principali ingressi della città e quando il corteo dei mezzi agricoli è arrivato all’Assemblea Nazionale è stata steso un gigantesco striscione che ammonisce: «La rivolta agricola riprende». Il leader del maggiore sindacato dei campi Damien Greffin ha annunciato che il 20 di gennaio i francesi con belgi e spagnoli saranno a Strasburgo, poi è stato ricevuto dal premier Sébastien Lecornu che ha promesso entro marzo una legge speciale, mentre la ministra dell’agricoltura Annie Genevard ha garantito che la Francia insedierà una brigata di controllo doganale per le merci che arrivano dai Paesi del Mercosur. In Francia – è per dimensioni la prima agricoltura europea – c’è anche la crisi della zootecnia con le mandrie colpite dall’epidemia di dermatite bollosa e per la prima volta in 132 anni il Salone dell’agricoltura si fa senza gli allevamenti. Il settore zootecnico è anche uno di quelli a maggior rischio di concorrenza sleale da parte del Mercosur. L’iniziativa francese – peraltro Emmanuel Macron ha votato contro il trattato con Austria, Polonia, Irlanda, Ungheria, e il Belgio si è astenuto – rischia di scontrarsi con la Commissione e di riaccendere la rivalità con l’Italia visto che sia Roma che Parigi hanno avanzato la candidatura per ospitare l’autorità doganale europea al fine proprio di controllare le merci in arrivo dal Sudamerica. Perché nel testo del Mercosur la cosiddetta clausola di reciprocità non c’è: importeremo prodotti che dal punto di vista dell’uso di pesticidi, di ormoni, di manodopera sfruttata non danno alcuna garanzia. È vero che gli agricoltori sono circa 12 milioni in Europa, ma la Commissione che delibera contro di loro rischia grosso. La prova? Se il Mercosur deve servire ad esportare, le merci non possono viaggiare. Lunedì su autostrade, accessi portuali e valichi, con effetti immediati su tempi di consegna, catene del freddo e flussi intermodali tra Francia, Spagna nordorientale, Polonia e Belgio i Tir erano impossibilitati a transitare. Per non dire della Grecia e dell’Ungheria dove i principali percorsi sono bloccati. In Francia i blocchi interessano Parigi e Lille con code fino a 30 chilometri, sono off-limits i porti di Le Havre e di La Rochelle, sull’autostrada 63 a Bayonne nord e sulle autostrade A9, A61 e A64 che percorrono il Sud ci sono code che arrivano fino a 150 chilometri. In Spagna la protesta è concentrata in Catalogna con il blocco totale del porto di Tarragona, in Polonia sono sbarrati i valichi con l’Ucraina e i punti più critici sono Medyka, Dorohusk e Hrebenne; il porto di Zeebrugge in Belgio è irraggiungibile e il tribunale di Anversa ha con un’ordinanza evitato un allargamento della protesta che sta già costando milioni di euro considerando che un’ora di fermo per ogni Tir pesa cento euro. Come risultato del Mercosur non c’è male.





