Accordo USA-Cina è ancora TACO Trump? Le restrizioni cinesi sulle terre rare non sono una novità. Il Giappone a tutto GNL (americano). Israele attacca l’Iran, decollano le commodity.
Droni e missili quasi tutti abbattuti. Ma a Gerusalemme fermarli è costato 1 miliardo.
Caccia, jet e infine l’impenetrabile sistema di difesa missilistico Iron dome. Israele e alleati, nella notte dell’attesa e prevista offensiva iraniana, hanno alzato uno scudo letteralmente inviolabile, neutralizzando il 99% degli attacchi ordinati da Teheran. Un successo, considerato il numero di droni e missili lanciati: «Circa 360 diverse munizioni», precisa il tenete colonnello Peter Lerner, un portavoce dell’Esercito di difesa israeliano, «170 droni esplosivi, 30 missili cruise e 120 missili balistici». Fonti legate al cosiddetto Asse della resistenza, formato dai gruppi armati filoiraniani (Hamas, Hezbollah, Houthi, Hash al Shabi) avevano spiegato che sco all’attacco di Teheran contro Israele, denominato «Promessa di verità», si componeva di tre fasi: primo, il lancio dei droni dall’Iran; secondo, il lancio di droni e missili da Siria, Libano e Iraq, per mettere in difficoltà i sistemi di difesa aerea israeliani; terzo, il lancio di missili da crociera e missili balistici.
Così come era previsto l’attacco, era previsto anche il sostegno degli storici alleati di Israele, che si erano preparati «a ogni scenario». I primi caccia ad alzarsi in volo sono stati quelli americani, poi quelli britannici e francesi. Fonti del Pentagono hanno riferito che gli Stati Uniti hanno intercettato più di 70 droni e almeno tre missili balistici grazie agli F-18 decollati dalla portaerei Eisenhower, posizionata nella parte Nord del Mar Rosso. Almeno due i caccia francesi in volo. «La Francia ha un’ottima tecnologia, jet, radar», il commento del portavoce dell’Idf. I jet della Raf sono partiti dalle basi di Cipro abbattendo droni vicino al confine tra Siria e Iraq. Una potenza aerea in grado di contrastare tutte e tre le ondate di attacchi iraniani. La sorpresa è arrivata dall’aeronautica della Giordania, che ha deciso di intervenire intercettando e abbattendo dozzine di droni entrati nel loro spazio aereo, ufficialmente per difendere i propri cittadini, ma di fatto schierandosi e rompendo la neutralità fin qui tenuta. A difendere lo Stato ebraico è intervenuta anche l’Arabia Saudita (evidentemente, nel quadro dello scontro tra islam sunnita e sciita).
Nonostante le forze aeree dispiegate, alcuni missili e droni hanno raggiunto lo spazio aereo israeliano. Una bimba beduina di 7 anni è rimasta ferita alla testa ed è in pericolo i vita. Nei cieli di Israele però è intervenuto con efficacia chirurgica l’Iron dome, progettato per intercettare razzi a corto raggio a una distanza massima di 70 chilometri. Ogni batteria Iron dome è composta da tre sezioni principali: un sistema di rilevamento radar, un computer per calcolare la traiettoria del razzo in arrivo e un lanciatore che spara se si ritiene che il razzo possa colpire un’area edificata o strategica. Si affianca ad altri sistemi di difesa missilistica come Arrow, per contrastare i missili balistici a lungo raggio, e David’s Sling, per attacchi missilistici a medio raggio. Secondo il Center for strategic and international studies di Washington, la produzione di ciascun intercettore Iron dome costa tra i 40.000 e i 50.000 dollari. Infatti se sul campo, o meglio nei cieli, la vittoria di Israele resta indiscutibile, all’Iran si può attribuirne una di tipo politico. Secondo alcuni analisti, a Teheran sarebbero bastati 100 milioni di dollari per sferrare questo attacco, mentre il generale di brigata Reem Aminoach, consigliere economico dell’ex capo di stato maggiore dell’Idf, ha riferito a Ynet che la difesa israeliana sarebbe costata tra 1 e 1,3 miliardi.
Una notte storica, quella tra il 13 e il 14 aprile, che ha visto scontrarsi frontalmente per la prima volta Iran e Israele e che per alcune ore ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. Gli obiettivi iraniani, secondo le fonti israeliane, sarebbero stati le alture del Golan, nel Nord Est, e le basi aeree del Negev. In quelle zone sono stati feriti due bambini di 7 e 10 anni, le uniche due vittime di questo imponente attacco.
Nella notte si sono diffuse anche le immagini delle lunghe file di auto ai benzinai in Iran. La paura di una immediata ritorsione israeliana è altissima, ma intorno all’una di notte, ora italiana, i pasdaran hanno fatto sapere che l’attacco si era concluso: il loro obiettivo era stato raggiunto. Evidentemente non un obiettivo militare, ma simbolico.
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2024-04-14
Allerta precoce e coordinamento tra alleati, così è stato quasi neutralizzato l'attacco iraniano
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(Ansa)
Satelliti e aereii spia, disturbi nei segnali Gps e segnali radar Oth. Sono questi solo alcuni dei mezzi utilizzati per studiare e prevedere l'attacco iraniano avvenuto ieri sera e che, proprio per questo motivo, ha portato a danni molto limitati
Dopo giorni di studio, con sempre più segnali radar Oth che spazzavano l'etere – sono quelli che vedono oltre l'orizzonte limitato dalla curvatura terrestre e taluni si ascoltano anche dall'Italia – nonché il crescente disturbo dei segnali Gps da parte israeliana e statunitense, ma anche l'uso di satelliti e di aerei spia, che ieri fosse il giorno della vendetta iraniana era quasi certo.
Le operazioni iraniane sono cominciate con l'assalto alla nave mercantile Msc Aries di ieri a 90 km a nord-est di Fujairah, vicino allo Stretto di Hormuz - nave portoghese ma di un imprenditore israeliano – ovvero la ritorsione per l'attacco all'ambasciata iraniana in Siria avvenuto il primo aprile. Poi, nella serata di ieri, le 21.40 in Italia, è stata lanciata la rappresaglia diretta contro il territorio di Israele. Dunque una mossa prevedibile e attesa, tanto che al momento il bilancio dei danni pare essere estremamente limitato, con soltanto due postazioni militari colpite nel Golan e un ferito.
In questi casi è sempre difficile credere alle prime dichiarazioni, invece è confermato che velivoli militari israeliani, statunitensi (la portaerei Eisenhower è nel Mar Rosso), inglesi e francesi abbiano partecipato a un vero - ma costoso - “tiro al piccione” nei confronti dei tanti ma lenti droni che l'Iran ha inviato per colpire Israele. La stragrande maggioranza di questi, con un volo di oltre sette ore e nessuna difesa da attacchi aerei, sono stati neutralizzati a grande distanza dai loro obiettivi. La stima è di 300 effettori (missili e droni) partiti dal territorio iraniano a da quello libanese controllato da Hezbollah (verso il Golan), del tipo Shahed, gli stessi che la Russia usa contro l'Ucraina, ma anche missili da crociera Kheibar (ipersonici) e Soumar. È quindi entrata in funzione la difesa contraerea di Israele, formata dall'ormai celebre sistema Iron Dome, integrato dai simili Arrow e Sling. Il risultato è che seppure l'attacco sia stato eseguito con l'intento di saturare le difese, cioé sparare grandi quantità di effettori in modo che qualche bersaglio venisse comunque colpito, di fatto l'Iran sarebbe riuscito a centrare postazioni militari nelle basi del Negev (Ramon e Nevatim).
Da canali Telegram si apprende anche che alcuni gruppi di milizie sciite abbiano agito con il lancio di razzi dall'Iraq e dalla Siria. Sull'uso di missili ipersonici Kheibar bisogna però chiarire un fatto: questi sono molto difficili da intercettare nella fase finale del loro volo, ma le traiettorie iniziali e in alta quota sono più prevedibili e quindi diventa essenziale avere radar efficienti e mantenere in volo delle “guardie” che possano intervenire in ogni momento per contrastarli. Ed è quello che accade: la Eisenhower sta mantenendo costantemente pronte e in volo due coppie di F/A-18 Super Hornet per questo scopo e, ovviamente, per la propria protezione.
La domanda plausibile è “che cosa accadrà ora”, con gli Usa che difendono Israele e non attaccano l'Iran (ci sono le elezioni, Biden potrebbe vincere una guerra non sua e nel contempo perdere l'amministrazione, un po' come Churchill nella Seconda guerra mondiale), mentre Teheran non aveva scelta, deve perseguire l'idea della vendetta per l'uccisione del generale di brigata iraniano Mohammad Reza Zahedi, uno dei capi del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, oppure perdere la faccia come superpotenza della regione.
L'azione plausibile è oggi nelle mani di Benjamin Nethanyau, che seppure consigliato dagli Usa di non proseguire nell'escalation, adesso ha ogni motivo, potenzialità e opportunità per polverizzare il temuto sistema di arricchimento dell'uranio destinato al nucleare offensivo iraniano. Niente più scontri “per procura” tra le due nazioni, dal primo aprile Israele e Iran sono di fatto in guerra tra loro. Teheran sfrutta l'impopolarità del leader israeliano, che ha contro la sua opinione pubblica, sfrutta gli alleati disseminati in un territorio che l'occidente non è mai riuscito a controllare e infine la mancanza di una coalizione occidentale che non agisce perché teme di scatenare un nuovo decennio di attentati.
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