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Le ambigue mosse di Riad nella crisi iraniana
Mohammad bin Salman (Ansa)
L'Arabia Saudita ufficialmente spinge per la diplomazia, ma dietro le quinte sostiene la linea dura contro Teheran. Tra rapporti con Turchia, tensioni nel Golfo e interessi strategici, Mohammad bin Salman prova a bilanciare alleanze e rivalità nel nuovo scenario mediorientale.
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Vale la pena lottare per gli iraniani
Ansa
Il popolo persiano non è mai stato domato. Il libro di uno dei suoi scrittori spiega perché il fondamentalismo religioso che lo opprime è ancora più pericoloso del comunismo.

L’Iran non sta perdendo la guerra. Non ci sono i segnali di crollo che si erano verificati in Libia e in Iraq dopo i primi giorni. L’Iran si è preparato per decenni alla guerra ed è in grado di resistere. Se una parte della sua popolazione vuole la libertà dallo Stato islamico anche a costo della morte, è indubbio che un’altra parte sia disposta a combattere per lo Stato islamico fino alla morte. D’altronde, quattro decenni di indottrinamento non possono essere passati invano. La domanda è: «Perché attaccare l’Iran?» Chi ce lo fa fare di far morire un po’ di gente, aumentare le distruzioni, prendere a calci le nostra già scalcinate economie? L’Iran è un Paese atroce e ingiusto. Innegabile. Lo è anche la Corea del Nord, se per questo. Non è la stessa cosa. La risposta a queste domande esiste. Vale la pena di fare la guerra all’Iran anche a costo di morti e distruzioni, anche a costo di povertà, esattamente come valeva la pena di combattere Hitler. Lo spiega un iraniano.

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Le pulsioni belliche uccidono la politica
Ansa

Sulla Verità di ieri mi sono ritrovato due tesi che solo in giornali indipendenti e liberi si possono leggere. La tesi di Belpietro sul dialogo con Putin per riaprire i gasdotti e la tesi più ardita di Veneziani su quali spazi politici vogliamo agire oltre l’atteggiamento di Usa e Israele.

Provo pertanto a non far cadere gli spunti in oggetto aggiungendo, assolutamente a titolo personale, un mio carico. Il direttore è convinto di due passaggi: 1) che per l’Europa sia il tempo di confrontarsi con Putin su gas e petrolio; 2) che la strategia congiunta di Trump e Netanyahu sia quella di azzerare il regime degli ayatollah o costringerli alla resa per esaurimento delle scorte militari, per lo più di quei missili con cui stanno allargando lo scenario di guerra.

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Bombardate le primarie degli ayatollah
Getty Images
Gerusalemme annuncia la distruzione dell’edificio nella città santa di Qom dove i religiosi si erano riuniti per eleggere il successore di Khamenei. Teheran smentisce. Missili sullo Stato ebraico: 12 feriti.

Ieri pomeriggio l’offensiva israeliana sull’Iran ha visto una violenta accelerata con un attacco a Qom, città sacra del Paese. Aerei e droni dell’aeronautica israeliana (Iaf) hanno colpito l’edificio del Consiglio dove l’Assemblea degli Esperti, composta da 88 membri, si era riunita per votare il nuovo leader supremo dell’Iran.

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Stretto di Hormuz inavvicinabile: il Qatar stoppa la produzione di gas e il prezzo fa un balzo del 39%. Forti rialzi anche per petrolio e gasolio. La bolletta energetica rischia di far risalire in fretta l’inflazione, mentre l’incertezza frena voli e navi 9%. La guerra costa 100 milioni al giorno.

L’attacco di Israele e degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, avvenuto sabato 28 febbraio, era atteso, ma, nonostante questo, alla riapertura dei mercati nella notte tra domenica e lunedì gli effetti economici sono stati brutali. Come ovvio, sono soprattutto i mercati energetici a risentire degli avvenimenti.

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