
Fin dai primi anni, Eleventy si è distinta per la capacità di coniugare design contemporaneo e artigianato tradizionale, attingendo a una rete di fornitori italiani e a una cultura manifatturiera che guarda alla leggerezza strutturale e alla versatilità del guardaroba quotidiano.
La filosofia dei fondatori era chiara: creare capi che fossero compagni di vita, capaci di elevare l’esperienza individuale di chi li indossa, più che semplici simboli di status. Parte da qui il nostro dialogo con Paolo Zuntini, uno dei fondatori con Marco Baldassarri, per esplorare come la storia, la visione e le scelte strategiche del brand si riflettano in una collezione che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Eleventy nasce nel 2007 con un’idea ben precisa di Smart Luxury. In che modo questa visione originaria continua a guidare le vostre scelte, soprattutto nel womenswear?
«L’idea di Smart Luxury è il nostro punto di partenza e continua a guidarci con grande coerenza. Fin dall’inizio abbiamo fatto una ricerca molto approfondita sulle materie prime, ed è un approccio che portiamo avanti ancora oggi con entusiasmo. La donna Eleventy è una donna moderna, indipendente, consapevole e sicura di sé. È una donna attenta alla qualità, orientata verso l’autenticità. Oggi, più che mai, per noi il vero lusso è la capacità di coniugare altissima qualità e prezzo giusto. Molti sanno fare prodotti belli, ma il vero lusso è riuscire a proporli nel rispetto del loro valore reale».
Nel tempo il brand è cresciuto molto a livello internazionale, mantenendo però una forte identità manifatturiera. Quanto è importante restare fedeli a queste radici?
«È fondamentale. Oggi il Made in Italy è sempre più apprezzato, ma anche sempre più giudicato. Per questo è essenziale avere un’identità chiara e autentica. Noi portiamo avanti il vero Made in Italy, raccontandolo con orgoglio sui mercati esteri. Farlo a un prezzo corretto e coerente con il valore del prodotto è un elemento basilare per essere riconosciuti e credibili nel mondo».
La collezione è dedicata alla «donna viaggiatrice». Chi è oggi questa donna?
«È una donna cosmopolita, che vive il mondo con attenzione e qualità. Non è solo una viaggiatrice in senso fisico, ma una donna che si muove tra contesti diversi con naturalezza. La collezione donna nasce dallo stesso Dna dell’uomo, ma ha un’espressione autonoma. Può concedersi piccoli vezzi, dettagli più divertenti, pur restando sempre coerente con l’identità Eleventy. L’uomo è più lineare; la donna, invece, richiede maggiore freschezza e varietà, stagione dopo stagione».
Parlate di un’eleganza essenziale, fatta di purezza delle linee e qualità delle materie, in un mercato spesso dominato dall’impatto visivo. È una scelta culturale prima ancora che stilistica?
«Assolutamente sì. Ci auguriamo che la nostra cliente apprezzi la qualità più dell’etichetta. Ci sono donne che vestono il brand, e va benissimo, ma noi non siamo quelli. Noi siamo no-logo: non vendiamo un simbolo, vendiamo un prodotto. Vogliamo che la donna si avvicini a Eleventy con consapevolezza, che riconosca la qualità dei materiali e della costruzione. È una scelta culturale, prima ancora che estetica».
State lavorando sempre più su un’idea di continuità e durabilità rispetto alla stagionalità?
«Sì, da sempre costruiamo le collezioni su palette colori che garantiscono continuità e armonia nel guardaroba. La cliente deve ritrovarsi stagione dopo stagione. Seguiamo anche le tendenze, ma senza tradire la nostra storia. Quando abbiamo provato a uscire troppo dagli schemi, ci è stato fatto notare: “Molto bello, ma non sei tu”. È importante innovare, ma rimanendo riconoscibili».
Le materie sono centrali: cashmere, sete comasche, alpaca, mohair. Quanto incide la ricerca tessile nell’identità femminile del brand?
«Ha un valore altissimo. Ogni stagione lavoro direttamente con le aziende per creare esclusive: seleziono e combino filati, studio intrecci, provo nuove soluzioni. La donna è molto più esigente rispetto all’uomo: si annoia facilmente se ritrova sempre le stesse proposte. Per questo dobbiamo offrire un guardaroba fresco e innovativo, pur mantenendo coerenza».
La «giacca nuvola» sintetizza il vostro approccio alla leggerezza e alla destrutturazione. È il simbolo di una nuova fase del tailoring Eleventy?
«È una giacca completamente destrutturata, realizzata con una macchina unica al mondo situata a Brescia. Il tessuto nasce direttamente dalla filatura e viene poi tagliato e confezionato, ma senza alcuna struttura interna. Il risultato è una giacca leggerissima, quasi come una camicia. È un concetto più vicino al mondo maschile, perché la donna spesso desidera una spalla più costruita. Tuttavia questa proposta ha riscosso grande successo».
Quali sono oggi i mercati più dinamici per la donna Eleventy?
«Il mercato americano è il nostro primo mercato, sia per l’uomo sia per la donna. Gli Stati Uniti stanno dando risultati che al momento non vediamo altrove. Anche il Middle East sta crescendo molto. La Russia rimane stabile, senza crescita significativa per le note dinamiche geopolitiche. L’America, però, sta compensando ampiamente».



Donald Trump (Ansa)
