censura

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L’Algeria condanna un altro autore
Kamel Daoud, scrittore algerino (Ansa)
Non compriamo gas russo per ragioni morali. Però quello del Paese nordafricano che colpisce lo scrittore Kamel Daoud «reo» di aver scritto un romanzo va bene
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La Commissione condanna la Fondazione e chiude i rubinetti: «Revocati 2 milioni di euro». Fatale lo stand di Mosca a Venezia: «Quei soldi devono promuovere valori europei». Governo muto, Buttafuoco resta solo.

In mezzo a una crisi globale che fa tremare i polsi, cosa fa l’Unione europea? Punta il mirino contro la Biennale di Venezia e spara: niente più fondi alla Fondazione, «colpevole» di aver consentito alla Russia di aprire le porte dello stand di cui è proprietaria (come ogni Paese è proprietario dei propri spazi espositivi).

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«Donne si nasce»: le femministe insorgono
Il ministro della Famiglia e Pari opportunità Eugenia Roccella (Ansa)
A Bologna viene annullata, dopo le rimostranze delle attiviste, la presentazione del libro di Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo. Il collettivo Non una di meno: «Il nostro è legittimo conflitto politico». Invece il ministro Roccella, su Tivù Verità, la chiama censura.
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La libertà di parola secondo l’Europa: nonno indagato per un post su Merz
Friedrich Merz (Ansa)
Un pensionato del Baden-Württemberg rischia cinque anni per aver dato del Pinocchio al cancelliere. Critiche dagli Usa: «Reato di lesa maestà». Intanto l’Ue lancia il centro per la resilienza democratica. Cioè la censura.

La chiamano «resilienza democratica», perché «polizia del pensiero» sembrava brutto. Ieri, nel giorno del quarto anniversario della guerra in Ucraina, l’Ue ha lanciato il suo Centro che dovrebbe occuparsi di combattere le fake news. Ma chi pensa che si tratti solo dell’ennesimo capitolo della crociata antirussa si sbaglia. Le ambizioni sono ben più alte. «Non ci concentreremo esclusivamente sulla manipolazione delle informazioni straniere, sull’interferenza e sulla disinformazione», ha garantito Michael McGrath, che è commissario alla Democrazia, allo Stato di diritto e pure alla Giustizia.

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L’angelo-Meloni val bene una censura. Volto sparito per volere della... Curia
Il volto dell'angelo con le fattezze di Giorgia Meloni rimosso dall'affresco di San Lorenzo in Lucina (Ansa)
Assecondati i capricci della sinistra sul cherubino somigliante al premier all’interno di una basilica romana Il restauratore elimina la testa: «Me l’ha detto il Vaticano». Ma quanta ipocrisia sull’uso improprio del sacro.

Neanche dipinta sul muro, e non è una metafora. Il Vaticano ha assecondato l’urgenza fisiologica della sinistra italiana e al grido «Vade retro Giorgia» ha imposto di oscurare al volo il volto dell’angelo nella cappella di San Lorenzo in Lucina a Roma, accostato (con qualche ragione) al profilo della premier Meloni. Ieri, evidentemente così terrorizzato da perdere il sonno e la faccia (la sua), il restauratore Bruno Valentinetti ha preso il pennello e ha tirato due mani di calce sul cherubino cancellandone le fattezze per non avere ulteriori grane dai datori di lavoro in tonaca.

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