Prima si firma una convenzione dove si stabilisce che gli automobilisti dovranno pagare per percorrere un tratto di strada che prima era gratuito. Poi quando le tariffe diventano effettive si getta la croce su chi non aveva nulla a che fare con l’accordo precedente e anzi si è adoperato per limitare l’aggravio a carico della collettività. Mancano nomi e fatti specifici, ma è questa la rappresentazione più corretta del caos che si sta creando intorno alla bretella (raccordo autostradale) della Corda Molle, la Ospitaletto-Montichiari.
Siamo nella zona del bresciano, circa 30 chilometri che legano l’autostrada A4 (Milano-Venezia) con l'autostrada A21 (Piacenza-Brescia). Un’arteria cruciale per il traffico del Nord del Paese perché serve anche l’aeroporto di Montichiari, soprattutto cargo, e rappresenta un svincolo fondamentale per i pendolari di circa 22 paesi dell’area coinvolti. Pendolari e autotrasportatori che adesso sono sul piede di guerra perché dal primo marzo quel tratto di strada è diventato a pagamento.
E qui veniamo ai nomi, per cui la vicenda diventa politica e va fatta un po’ di storia. Una vero e proprio evento inaugurale della Corda Molle non esiste, perché l’intero tratto è stato realizzato a pezzi, ma comunemente è il febbraio del 2012 il momento clou. Quattordici anni fa, politici e autorità locali festeggiavano la trasformazione di una strada provinciale, la SP19, in un vero e proprio raccordo autostradale che manteneva le caratteristiche della gratuità. Evviva, si dimezzano i tempi (non più 40-50 minuti ma 20-25 evitando di intasare con veicoli leggeri e tir pesanti i tanti piccoli paesi dell’area) per percorrere un tratto di strada ideale per chi si dirige, per esempio, da Brescia sud all’aeroporto di Montichiari. In sostanza, la Corda Molle diventa un'infrastruttura strategica per la Bassa Bresciana.
Il problema nasce nel 2017. Quando alla presidenza del Consiglio siede il democratico Paolo Gentiloni e Graziano Delrio guida il dicastero del Trasporti con Pier Carlo Padoan sulla tolda di comando dell’Economia. A marzo di quell’anno Delrio e Padoan mettono la loro firma sotto la concessione definitiva ad Autovia Padana, la società formata dal gruppo Gavio e dal fondo francese Ardian, di quel tratto autostradale. L’intesa prevede il completamento e miglioramento dei lavori, ma anche l’introduzione di un pedaggio sulla bretella. Vero è che quella possibilità era stata già sancita nel 2005 da un governo di centrodestra (c’era Pietro Lunardi ai Trasporti), ma si trattava appunto di una possibilità rimasta sulla carta per i 12 anni successivi, fino a quando la sinistra non ha reso la tariffa effettiva. Con tanto di dettagli.
«Il sistema di pedaggio», si legge nel documento, «è di tipo chiuso e prevede che il pagamento avvenga presso gli svincoli di Caorso, Castelvetrano Piacentino, Cremona, Pontevico, Manerbio, Brescia centro e Brescia Sud. La tariffa media per chilometro, ponderata con i chilometri percorsi dai veicoli appartenenti alle singole classi e tipologie di pedaggio [...] è calcolata alla data di riferimento del PEF (piano economici finanziario ndr) in conformità alla delibera Cipe numero 39 del 15 giugno 2007. In ogni caso, in funzione della realizzazione dei lavori, gli investimenti dovranno essere remunerati esclusivamente dopo la realizzazione».
Così terminati i lavori il racconto della storia arriva all’attualità e si trasforma in farsa politica. Se è vero come è vero che quella stessa sinistra che ha sancito il pedaggio della tratta ora critica e accusa Salvini di non essere intervenuto per stoppare i pagamenti partiti da inizio marzo. Com’è possibile? Semplice, si fa riferimento alle parole del vicepremier che aveva promesso di fare il possibile per mantenere la gratuità del passaggio.
«La vicenda della Corda Molle dimostra l’incapacità del governo Meloni su due fronti: il primo raccontare cose non vere», sentenzia il deputato del Pd, Gian Antonio Girelli (rappresentando la posizione di tutti i dem), «la seconda, non fare una valutazione di merito. Strategicamente la Corda Molle risolve il problema del traffico di una parte della provincia di Brescia».
Riassumendo, il rappresentante locale del partito che ha sancito il pagamento di un raccordo autostradale precedentemente gratuito, se la prende con il leader politico che si è speso per limitare le tariffe e lo accusa di aver provocato un danno ai cittadini, colpevole di aver garantito che si sarebbe impegnato per eliminarle del tutto. Va ricordato infatti che l’intervento del ministro ha permesso di rinviare il pedaggio che doveva entrare in vigore nel 2024 e che oggi le tariffe dei residenti vengono assorbite da Autovia Padana e Mit per una metà e per l’altra metà sono a carico della Provincia di Brescia. Così per 75.000 cittadini resta la gratuità.
Insomma, la storia della bretella racconta una sorta di mondo al contrario. O meglio, il mondo al contrario del Pd.







