Una partita a scacchi con troppi giocatori e poche mosse decisive, quella che si gioca attorno all’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit su Commerzbank. Così, mentre il tavolo resta ingombro di pedine immobili, Andrea Orcel, amministratore delegato della banca milanese, annuncia che è arrivato il momento di dare una scossa. Disponibile anche ad alzare il prezzo. Unicredit offre poco più di 30 euro mentre le azioni del gruppo tedesco quotano più di 33 euro. In queste condizioni l’iniziativa è destinata al fallimento. Ma non è questo il punto. A Orcel preme soprattutto rimettere in moto la macchina.
«Rompere lo stallo», dice, con l’aria di chi ha appena bussato a una porta sempre chiusa. Il palcoscenico è la prestigiosa conferenza annuale organizzata da Morgan Stanley a Londra: platea selezionata, parole calibrate. L’Ops, nelle intenzioni del banchiere, non è un assalto ma un invito: sediamoci, mettiamo in fila i problemi e vediamo di risolverli portafoglio alla mano. Peccato che il «mosaico», come lo definisce Orcel, assomigli soprattutto a un puzzle rovesciato sul pavimento. Dentro c’è di tutto. Favorevoli e contrari: il management di Commerzbank, i sindacati, la politica tedesca, gli azionisti, i dipendenti e i clienti. Ognuno con la propria agenda, le proprie paure e, soprattutto, il proprio veto.
Infatti a Francoforte la musica è meno diplomatica. Bettina Orlopp, capo di Commerz, non usa giri di parole: operazione «ostile», premio «molto basso». Orcel cerca di piegare la resistenza. Spiega che il prezzo non è scritto nella pietra. Basta voler giocare. Poi lo sguardo si sposta a casa, dove il cosiddetto risiko bancario italiano sembra una partita sospesa per nebbia. Anche qui la cifra dominante per Orcel. L’Italia avrebbe bisogno di consolidamento, dice, ma per ora tutto resta fermo. Qualcosa succederà, assicura. Saranno i grandi azionisti a spingere : in altre parole, finché loro non alzano la mano, il film non parte. E Unicredit? Dopo il naufragio con Banco Bpm, nessuna fuga in avanti, ma nemmeno ritirata. La visione resta paneuropea - parola che suona bene nei salotti della finanza - senza dimenticare una certa fierezza tricolore. Traduzione libera: se ci sarà l’occasione, perché no, anche un consolidamento in Italia potrebbe tornare di moda. Nel frattempo, la scacchiera resta apparecchiata. Orcel, più che muovere un pezzo, sembra voler convincere tutti gli altri a smettere di tenere le mani in tasca.






