Aziende

Alle società degli influencer di Gedi prestiti «illeciti» per 30 milioni
John Elkann (Getty Images)
Inchiesta sui finanziamenti sospetti concessi da Banca Progetto: spunta la spa dei social su cui han puntato gli Elkann. Nel decreto di perquisizione, contestata l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Il 2025 non era finito bene per il gruppo Gedi. I vecchi vertici avevano patteggiato una pena per la truffa milionaria perpetrata ai danni dell’Inps e le redazioni dei giornali controllati erano andate in agitazione dopo l’annuncio della vendita della Repubblica e della Stampa da parte dell’azienda presieduta da John Elkann a un tycoon greco. Ma l’anno nuovo si annuncia non meno agitato, dal momento che nell’inchiesta sui presunti finanziamenti sospetti concessi da Banca Progetto (si parla di un giro di prestiti vicino al miliardo di euro) è finita, tra le altre, anche la Stardust Spa, un’azienda che dall’estate del 2022 ha come socio di maggioranza (inizialmente relativa e adesso assoluta, con il 94 per cento circa) proprio il gruppo Gedi.

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Scontro sui pezzotti per guardare il calcio. Il big Usa della rete minaccia di oscurarci
iStock
L’Agcom multa Cloudflare perché non «blocca» i siti pirata. La replica: non spetta a noi, non copriremo i Giochi di Cortina.

Prendiamo il casus belli delle partite di calcio piratate, aggiungiamoci un multa, oggettivamente fuori dai canoni, comminata dall’Agcom a uno dei colossi mondiali della rete che avrebbe dovuto sterilizzare i siti di cui sopra e condiamo il tutto con il coinvolgimento di Elon Musk, JD Vance e della politica italiana. Ne viene fuori una miscela esplosiva che sta portando alle ribalte della cronaca Cloudflare, la multinazionale americana che garantisce la sicurezza e la velocità delle connessioni a una fetta importante dell’internet mondiale.

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Elkann e l’Europa ci hanno riportato al 1955
John Elkann (Ansa)
Settanta anni fa producevamo 230.000 vetture, oggi grazie alle scelte scellerate di Jaki, che ha seguito senza avere un’alternativa le follie di Bruxelles sull’elettrico, arriviamo a 213.000. Nonostante la marea di soldi pubblici che continuiamo a regalare alla famiglia.

Nel 2025 la produzione di auto in Italia è la più bassa da settant’anni. Nel 1955 ne erano state prodotte circa 230.000. I volumi produttivi annui dei veicoli negli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis sono scesi da 1.035.454 unità del 2017 (di cui 743.454 erano auto) a 379.706 del 2025 (di cui 213.706 auto). Pensate che nel 1955 le auto prodotte erano state oltre 230.000; quando ancora non c’erano le autostrade venivano prodotte più auto di ora.

Questi dati sono stati illustrati, in una conferenza stampa, dal segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici della Cisl, Ferdinando Uliano.

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Il governo pressa i cinesi: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto
(Getty Images)
Se Pechino resta nell’azionariato del gruppo degli pneumatici a marzo scatta il divieto di vendita sul mercato Usa. La Meloni è pronta a usare i poteri speciali.

C’è un momento, nella vita delle aziende globali, in cui la geopolitica smette di essere un concetto astratto e diventa una fattura da pagare. Per Pirelli quel momento ha una data precisa: marzo. Manca poco al momento in cui a Washington esporranno il cartello con scritto: vietato l’ingresso. Non un difetto di fabbrica, non un richiamo di sicurezza. Un problema legato al passaporto cinese dell’azionista di riferimento. E così il governo Meloni si ritrova con il piede sull’acceleratore dei poteri speciali e l’altro sul freno della diplomazia. Perché il messaggio che arriva da Washington non ammette interpretazioni creative: se Pechino resta dentro, Pirelli resta fuori. Fuori dal mercato Usa, fuori da un quinto dei ricavi.

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(Ansa)

Design, ingegneria e sviluppo veicoli al servizio delle case automobilistiche e del network accademico statunitense. L'intervista a Fabrizio Mina, ceo di Italdesign Usa.

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