El Koudri era capace di intendere e di volere
Salim El Koudri (Ansa)

Salim El Koudri era capace di intendere e di volere. È la conclusione alla quale sono arrivati i periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, nominati dalla gip del tribunale di Modena, Donatella Pianezzi. Secondo gli esperti, il disturbo psichiatrico riscontrato nel trentunenne non avrebbe raggiunto un livello tale da compromettere la sua capacità di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi.

Non ci sarebbe, inoltre, un nesso causale tra la sintomatologia e l’attentato del 16 maggio, quando El Koudri si lanciò con una Citroen C3 contro la folla nel centro di Modena, ferendo otto persone. Monica Esposito, 55 anni, sarebbe morta due mesi dopo in ospedale a causa delle ferite riportate.

L’incidente probatorio in tribunale

È questo il punto centrale emerso dall’incidente probatorio di oggi, durato circa tre ore. El Koudri è arrivato in tribunale a bordo di un furgone della Polizia penitenziaria, con il volto coperto dalla felpa, ed è entrato da un ingresso laterale. In aula, a porte chiuse, si è trovato per la prima volta dal giorno dell’attentato davanti ad alcune delle persone rimaste coinvolte. C’era Angelo Ciccarelli, gravemente ferito quel 16 maggio e marito di Monica Esposito, oltre allo chef Ermanno Muccini, anche lui investito e ferito.

La fragilità psichica e la valutazione dei periti

La perizia riconosce dunque l’esistenza di una fragilità psichica, già emersa nei precedenti accessi di El Koudri al Centro di salute mentale. Ma, secondo i due esperti, quella sintomatologia non avrebbe alterato la sua percezione della realtà al momento del gesto. Nella valutazione vengono indicati una «fragilità narcisistica», l’elaborazione dell’azione e sentimenti di odio, rabbia e rivalsa. Elementi che, per i periti, non avrebbero però determinato una perdita della capacità di comprendere ciò che stava facendo.

I video registrati prima dell’investimento

Tra gli elementi esaminati anche i quattro video registrati da El Koudri nelle ore precedenti all’attentato. Per il suo difensore, Fausto Gianelli, quei filmati sono importanti per ricostruire le condizioni psichiche del trentunenne negli attimi immediatamente precedenti al gesto. I periti avrebbero invece ritenuto che il linguaggio utilizzato nei video fosse un’emulazione del registro della «trap-dissing», e non l’espressione di un’incapacità di intendere. Una lettura che il legale ha contestato.

La ricostruzione della difesa

La difesa continua infatti a sostenere una ricostruzione diversa. Gianelli ha riconosciuto l’esistenza del disturbo psichiatrico, ma ha chiesto di verificare quale efficacia abbia avuto sulla condotta di El Koudri quel giorno. Secondo il legale, l’uomo avrebbe guidato regolarmente fino a Modena, rispettando i limiti di velocità, per poi, una volta entrato in città, imboccare la strada ad alta velocità in preda a un «raptus che deriva dalla patologia». Per la difesa, dunque, il disturbo avrebbe avuto un peso decisivo sulla capacità di intendere e di volere.

La questione della matrice ideologica

Resta poi aperto il capitolo della possibile matrice ideologica. Al momento la Procura non contesta l’aggravante del terrorismo. «Il movente è un altro, non è il terrorismo, ma è un delirio più o meno compensato», ha detto Gianelli al termine dell’udienza. Alcune delle difese delle vittime, però, hanno chiesto ai pm di valutare la contestazione dell’aggravante.

A insistere su questo punto è stata anche l’avvocata Deborah De Cicco, che assiste Giovanni Esposito, fratello di Monica. Secondo la legale, la perizia non avrebbe considerato adeguatamente quella che definisce la «spinta motivazionale» dell’indagato. Il riferimento è anche al materiale informatico acquisito agli atti e alle ricerche effettuate sul web, che secondo la parte civile potrebbero contribuire a ricostruire la matrice del gesto.

Le conclusioni della perizia

Le conclusioni dei periti saranno ora acquisite agli atti del procedimento. Per l’accusa, dunque, il quadro delineato dalla perizia esclude che al momento dell’investimento El Koudri fosse incapace di intendere e di volere; la difesa, invece, continua a sostenere che il disturbo psichiatrico abbia avuto un ruolo determinante nella condotta. Sullo sfondo resta la questione della qualificazione del fatto e dell’eventuale aggravante terroristica, che allo stato non è contestata dalla Procura.

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