Stringetevi forte al manubrio, allacciate il caschetto (se lo avete) e preparatevi a celebrare il capolavoro assoluto della burocrazia illuminata. Parliamo dell’inimitabile autogol del Pnrr. Il miracoloso piano di investimenti che, fra le altre cose, avrebbe dovuto trasformare l’Italia in un sobborgo di Amsterdam. Invece si sta dimostrando un investimento assai poco utile.
Le corsie ciclabili, sempre più, non hanno risolto i problemi della mobilità a pedali. Le vittime a due ruote nel 2025, secondo le statistiche Istat-Aci, sono 198, con un incremento del 20% sull’anno prima. L’apoteosi dell’efficienza cinetica sono le bici elettriche: 30 morti e un balzo del +50%. La scossa, a quanto pare, mette le ali. A chiudere il podio della micromobilità green ci pensano i monopattini, che resistono nella macabra lotteria con 25 decessi, pari a un solido +8,7%. Complessivamente i martiri della mobilità green nelle sue varie declinazioni sono stati 253, con un incremento del 21,6% rispetto al 2024.
Mentre il popolo dei virtuosi del pedali soffrono sull’asfalto, coloro che viaggiano protetti dalla lamiera di un’auto (brutti, sporchi e cattivi nel mirino dei sindaci solo per il fatto di esistere) arretrano vistosamente nella classifica degli incidenti. Meno 10,1% (1.125 morti). Scendono i motociclisti (-3,4%) e persino i motorini (-8,2%).
E i pedoni? Qui il vertice del paradosso. Le vittime sono 419 ma il trend è in netta, vistosissima frenata: -10,9%. Persino il pedone, storico birillo delle giungle d’asfalto, ha imparato a salvarsi la pelle.
Il boom delle piste ciclabili
Ma com’è stato possibile trasformare le nostre città in un gigantesco flipper dove la pallina è sempre la testa di un ciclista? Qui entra in gioco il genio assoluto della burocrazia dal cuore verde e dalla mente nebbiosa. I sindaci illuminati da Ztl hanno barattato la sicurezza con i bonifici miliardari garantiti dal Pnrr. Nei soli capoluoghi di provincia, la rete delle piste ciclabili ha sfondato il tetto dei 6.000 chilometri di estensione. Un incremento del 5,6% in un solo anno e di quasi 30 punti percentuali rispetto al 2019, l’era geologica precedente alla follia dei bonus biciclette. Perché il numero delle vittime comincia ad allargarsi con il governo Conte che trasforma le piste ciclabili in semplici corsie. Insomma basta una riga di vernice sull’asfalto per scalare le classifiche green. Ma anche a far crescere il numero degli incidenti. Contemporaneamente veniva approvato dal governo il bonus bici. Altra mancia green.
Ormai almeno il 75% dei capoluoghi italiani può vantare un minimo di 10 chilometri di labirinti ciclabili. Nelle grandi aree metropolitane siamo ormai livelli di asfissia urbanistica, con una densità media di 48,3 chilometri di strisce ogni 100 chilometri quadrati di superficie. Persino il Mezzogiorno, storicamente allergico alla pedalata sotto il sole, ha ceduto al richiamo dei fondi europei. Nasce così il +10,1% di asfalto pitturato, anche se il grosso della rete resta concentrato nel laborioso e geometrico Nord (74 km/100 km² contro i miseri 7,7 del Sud).
Il risultato pratico di questa massiccia operazione di maquillage urbano è una giungla d’asfalto colorato dove le biciclette in sharing proliferano. Firenze e Milano superano la quota di 100 mezzi condivisi ogni 10.000 abitanti. Battono in ritirata monopattini e scooter in sharing, decimati dalla prudenza dei consumatori e dai bilanci in rosso delle società di noleggio. Tutto questo ancor prima che la mannaia delle nuove regole del Codice della Strada sferrasse il colpo di grazia.
Una striscia gialla non ferma nessuno
Com’è stato possibile questo capolavoro al contrario? Semplice. Abbiamo preso legioni di ragionieri, studenti e sognatori della domenica, abbiamo spiegato loro che una linea gialla tracciata per terra avesse il potere magico e sciamanico di respingere i Suv e gli autocarri. Il numero dei ciclisti è aumentato nella convinzione che la strada fosse un immenso parco giochi. Un’area in cui muoversi come in uno spazio protetto. Ma una striscia gialla sull’asfalto non ferma nessuno.
Le dinamiche degli incidenti non sono cambiate di una virgola rispetto al passato: angoli ciechi dei camion, svolte a destra allegre, carreggiate strette oltre ogni limite di decenza per far spazio alla corsia riservata alle due ruote ed eccessi di velocità cronici. Le nuove regole del Codice della Strada promettevano miracoli, ma la fisica e la statistica non leggono i decreti ministeriali.
Il conto del Pnrr
Il Pnrr ha finalmente chiuso il cerchio. Sono state spese montagne di denaro pubblico per restringere le strade, moltiplicare le code, far saltare i nervi agli automobilisti imbottigliati e, contemporaneamente, lasciare i ciclisti esattamente vulnerabili come prima, se non di più.
E allora avanti così. Avanti con la vernice fresca e i sorrisi degli assessori a favore di telecamera. Se non altro, l’Istat non rimarrà mai senza grafici colorati da mostrare nei prossimi convegni sulla mobilità del futuro.
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