Per un paio d’ore, l’altro ieri pomeriggio dopo le 16, mentre il Consiglio dei ministri stava esaminando l’attesissimo decreto sul tetto agli studenti stranieri nelle classi, su tutti i siti di informazione italiani è apparsa una notizia che nel linguaggio moderno si potrebbe definire «choc»: «Bozza dl Scuola, minore via da famiglia se genitori non studiano italiano».
Scuola, la bozza choc sui figli tolti ai genitori stranieri
I titoli ricalcavano quelli delle agenzie di stampa, alle quali era infatti arrivata una bozza del decreto, datata 22 settembre, che all’articolo 11 recitava così: «I servizi sociali definiscono un progetto che prevede la frequenza da parte dei soggetti stranieri esercenti la responsabilità genitoriale di un percorso gratuito di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana […].
Nei casi di mancata osservanza», si legge ancora nella bozza, «in assenza di comprovati motivi di salute, di cause di forza maggiore o di altri gravi impedimenti […] si applica l’art. 1, comma 2, della legge 19 luglio 1991, n. 216».
La legge 216 del 1991 ha come titolo «Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose», e il comma in questione recita testualmente: «Il collocamento dei minori fuori della loro famiglia può essere disposto dal tribunale per i minorenni su segnalazione dei servizi sociali, degli enti locali, delle istituzioni scolastiche e dell’autorità di pubblica sicurezza».
Correttamente dunque, agenzie di stampa e siti Web hanno scritto che quella bozza del decreto predisposto dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, prevedeva che, se i genitori non avessero frequentato i corsi obbligatori di italiano, i figli sarebbero stati allontanati dalla famiglia.
Il testo sul corso d’italiano era già stato cancellato
Una vera e propria mostruosità. Altro che famiglia nel bosco, qui dei bambini stranieri rischiavano di essere strappati dalle braccia dei genitori solo perché questi ultimi non volevano frequentare questi benedetti corsi obbligatori di italiano.
In realtà questa bozza, risalente a diversi giorni prima dell’approvazione del testo, era stata già corretta, su input del Quirinale.
Dal possibile allontanamento alla multa fino a 1.000 euro
Nel corso delle interlocuzioni tra il governo e la presidenza della Repubblica, infatti, questa assurdità era stata eliminata, sostituita da una multa da 200 a 1.000 euro. Anche tutti gli altri rilievi del Quirinale erano stati accolti dal ministro Valditara e dal governo, e infatti non si prevedono problemi per la firma di Sergio Mattarella.
Ma come è stato possibile combinare un tale pasticcio, o meglio: chi è che ha diffuso ai cronisti una bozza del decreto già ampiamente superata e modificata in aspetti così rilevanti?
Valditara: «Non so chi vi dia queste bozze»
Valditara in conferenza stampa, a domanda diretta, ha risposto così: «Non so chi vi dia queste bozze, forse qualcuno dell’opposizione». Potrebbe essere, e saremmo di fronte a un genio del male che però avrebbe corso il rischio di essere «sputtanato» in 30 secondi. In realtà spesso dai ministeri escono bozze non definitive di provvedimenti diretti ai giornalisti, che le diffondono.
Il giallo del testo superato: errore o tentativo di sabotaggio?
Stavolta, però, chi ha fatto girare questo documento ha commesso un errore gravissimo: la norma sull’allontanamento dei minori dalle famiglie infatti era stata già cassata dal testo, non aveva mai avuto l’avallo politico del governo, la bozza diffusa era vecchia di giorni e non era mai entrata quindi in cdm. Qualcuno ha voluto inquinare volontariamente le acque?
Non si può escludere, come neanche si può escludere che semplicemente sia stata commessa una leggerezza, tanto più che la norma non era scritta in maniera chiara, ma nascosta dietro a un riferimento a un certo comma di una certa legge del 1991: magari chi ha dato la bozza incriminata in pasto ai giornalisti nemmeno ha capito cosa c’era scritto.
Resta però un punto fermo: qualcuno, nei giorni scorsi, aveva veramente immaginato di togliere i bambini ai genitori stranieri che si rifiuteranno di seguire i corsi obbligatori di italiano.
Anzi, lo aveva pure scritto, ben sapendo di provocare un caos. Chi? Qualche funzionario che ha voluto tentare di sabotare Valditara e il governo? O qualche burocrate dalle idee deliranti? La caccia allo spacciatore di fake news è aperta.
Intanto, ieri, Valditara è tornato a commentare il decreto: «Leggo dichiarazioni di alcuni esponenti dell’opposizione», dice il ministro, «che, contestando il nostro provvedimento, difendono l’attuale modello che ha prodotto gravi discriminazioni e di fatto favorito la costituzione di classi ghetto.
Una situazione che contrasta anche con quanto indicato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La nostra iniziativa va nella direzione dell’integrazione, mettendo al centro la conoscenza della lingua italiana e garantendo a tutti il diritto allo studio.
Valditara: «Il tetto del 30% supera le classi ghetto»
È questo l’obiettivo del tetto del 30%: superare le classi ghetto e assicurare a ogni studente le stesse opportunità di apprendere e crescere. Di questo decreto si parla al ministero da qualche mese», ha aggiunto Valditara a La7, «non si confeziona nell’arco di un giorno, ci vogliono approfondimenti, confronti, è il frutto della prosecuzione di un percorso iniziato un anno fa, quando abbiamo previsto per la prima volta in Italia la specializzazione e l’assunzione di docenti formati per insegnare l’italiano ai ragazzi di primo arrivo, è stato previsto un criterio di questo tipo, l’esperimento ha funzionato molto bene. Abbiamo deciso di concentrare le risorse di Agenda Nord nelle scuole delle periferie nelle grandi città per intercettare il disagio scolastico che riguarda ragazzi italiani e stranieri».
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