Ranucci, l’eroe notturno della Boccia che la vedeva «direttrice di giornale»
In primo piano nell'immagine, Sigfrido Ranucci. Nel riquadro a destra, il libro di Maria Rosaria Boccia «Guai a chi lo tocca» (Ansa)

Un libro non si giudica dalla copertina, è vero. Ma è pur vero che si parte sempre da questa quando ci si imbatte in un volume. Si guardano le immagini presenti su di essa, si leggono autore, titolo e sottotitolo. E ci si fa una prima opinione. Ed eccoci qui su Amazon a digitare il nome dell’autrice, Maria Rosaria Boccia, e il titolo: Guai a chi lo tocca.

Un decimo di secondo e spunta la copertina. Su sfondo nero compare lei, la «pompeiana esperta» (siano benedette le illuminazioni di Paolo Mieli, chissà se avute davanti a un piatto di spaghetti con le vongole, rigorosamente sgusciate, al Cefalù): boccolo biondo d’ordinanza, rossetto color lava, attorno agli occhi un ombretto pesantissimo, così come il blush, che pare sparato con un idrante, sugli zigomi. Accanto a lei c’è lui: Sigfrido Ranucci, vestito da Superman e con le mani che formano un cuore.

Gli occhi dell’ex conduttore di Report sembrano ricordare il titolo (Che ci faccio qui?) di un altro autore, Bruce Chatwin, un po’ più valido rispetto a quello di cui vi stiamo parlando.

Come la Boccia dipinge Ranucci

Che ci faccio qui? Questa domanda se la sarà posta anche Ranucci, insieme a: ma chi me l’ha fatto fare di accogliere la Boccia nella mia vita? Sfogliamo, seppur digitalmente, il libro.

Due pagine di copyright e, soprattutto, di mani in avanti: «I riferimenti a indagini, procedimenti giudiziari, contestazioni, ipotesi investigative, richieste dell’autorità giudiziaria o persone sottoposte a indagine o a processo sono riportati con riferimento allo stato delle vicende conosciuto alla data del 28 agosto 2026 e devono essere letti nel rispetto del principio di presunzione di innocenza». Da «principio» a «innocenza» è tutto in grassetto. Come a dire: questa volta non vogliamo sputtanare nessuno. Sarà…

Speriamo di iniziare con la vera lettura del testo, ma ci imbattiamo in due parole che fanno sia da dedica sia da titolo di un capitolo: «A Sigfrido». E chi lo avrebbe mai detto? Non ci si può fermare qui però. Arriva il paragone con gli eroi antichi, celebrati in quanto invincibili. Perché lui, Sigfrido of course, è un eroe. Ma è anche diverso in quanto è un campione moderno, quindi fragile.

La «tenera amicizia» fra Ranucci e Boccia

Del resto, scrive la Boccia, «ho imparato che gli eroi più autentici sono quelli che possono essere feriti e che, nonostante questo, continuano a camminare, a cercare e soprattutto a fare domande, conservando persino quel garbo che nessuna armatura potrebbe sostituire». Dove lo abbia imparato non si sa. Forse all’università Pegaso, dove è stata accusata di aver copiato il 91% della sua tesi di laurea. Oppure altrove. Fatto sta che lo ha imparato.

Ma è già tempo di confessioni su questa tenera amicizia: «Fra le tante cose che mi hai detto ce n’è una che ho custodito con particolare orgoglio perché arrivava da te, da un uomo che della comunicazione ha fatto un mestiere e che, proprio per questo, conosce il peso delle parole: dopo l’ennesima prima pagina satirica che avevo costruito per noi, una di quelle con cui abbiamo imparato a trasformare persino il rumore della cronaca in qualcosa di cui riuscire a sorridere, mi hai scritto semplicemente: “COMUNQUE TU DOVRESTI DIRIGERE UN GIORNALE”».

Tutta la parte in maiuscolo, nel testo originale, è pure in grassetto. Perché, per chi non lo avesse capito, questa affermazione per la Boccia è importante (sospettiamo che nella versione cartacea questa frase sia scritta anche in braille in modo tale che anche i non vedenti possano leggerla). Siamo dunque pronti, per l’ennesima volta, a iniziare a leggere questo benedetto libro, ma ecco spuntare l’indice e pure un prologo, dove finalmente veniamo a sapere com’è nata questa amicizia.

Cronache dei rapporti fra i due amici

È l’8 settembre 2024 e la «pompeiana esperta» riceve un messaggio: «Gentile dottoressa Maria Rosaria…». È lui: Sigfrido. «Superman, naturalmente». Una rapida conversazione per iscritto e il giorno seguente la prima telefonata, dandosi rigorosamente del lei. Poco più di una settimana dopo si incontrano. Si parte, finalmente. Il rapporto si fa sempre più stretto. Non c’è nulla oltre all’amicizia, scrive la Boccia, che però, annotan

do gli orari e le durate delle telefonate notturne insieme a Ranucci, aggiunge: «È in questo slittamento apparentemente insignificante che un rapporto professionale comincia a trasformarsi in qualcos’altro». Si apre così uno spazio nuovo. Uno spazio in cui i gianduiotti, che spiegherebbero anche un fisico non tonicissimo di Ranucci, la fanno da padrone.

«Tutto nacque da un mio messaggio nel quale stabilivo che un determinato lavoro valesse almeno dieci gianduiotti», scrive la Boccia. Sigfrido accetta questi termini con un po’ di diffidenza quando, racconta l’ex amante dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, «provai a fissare una tariffa di cinque gianduiotti per ogni pubblicazione».

Il caso del giornalista de La Verità

A proposito dell’ex ministro della Cultura, non viene mai citato apertamente nel libro, se non nella cronologia ufficiale. Però sarebbe lui ad avere la possibilità di sciogliere un nodo, riguardante un nostro giornalista, Carlo Tarallo, e la Boccia. Tarallo è a giudizio a Roma, come raccontato anche nel capolavoro di cui vi stiamo parlando, perché durante un’intervista all’imprenditrice per una testata locale campana, la redazione inserì nel montaggio anche il famigerato frammento della conversazione tra Sangiuliano e la moglie trasmesso da Report.

Per quella vicenda l’ex ministro ha denunciato Ranucci, che è stato archiviato. Tarallo invece è a giudizio. Un caso clamoroso, del quale si sono occupati i giornali nazionali. Eppure Sangiuliano, pur di fronte a questo paradosso, non ha inteso ritirare la denuncia nei confronti del nostro cronista. Una decisione quantomeno bizzarra.

Il panorama letterario che definisce Ranucci

Infine, dato che Gli uomini preferiscono le bionde, citiamone un’altra: Laura Cianfoni. A lei vengono dedicate alcune pagine visto che inviò un messaggio di fuoco, rivelato poi dal Giornale, alla Boccia, in cui se la prendeva per le continue intrusioni nella vita di Sig.

La pompeiana le scrive così una lunga lettera e nel libro racconta: «Non nego naturalmente che amicizia e attrazione possano convivere nella vita degli esseri umani, né pretendo di conoscere ogni pensiero attraversato da Sigfrido, cosa che appartiene esclusivamente a lui; posso soltanto raccontare il confine che io avevo stabilito e che lui, questo per me conta più di qualsiasi congettura, ha sempre rispettato».

Eppure ce lo ricordavamo un po’ diverso Ranucci. Che, più che Superman, in certi contesti pare trasmettere i superpoteri di Flash («Dopo aver indugiato con malizia perché ispezioni ogni centimetro del suo corpo, sale su di me, allunga la mano destra a coprirmi occhi e bocca. In pochi minuti raggiunge l’orgasmo», La Scelta). Forse, non è davvero più tempo di eroi. E men che meno di supereroi.

Da non perdere

Vaccini Covid, gli Usa hanno nascosto i danni
Salute

Vaccini Covid, gli Usa hanno nascosto i danni

Secondo il «British medical journal», per monitorare gli eventi avversi da mRna la Fda ha utilizzato un algoritmo compromesso che insabbiava gli allarmi. Le autorità americane sapevano ma sono state zitte. Intanto Merkel ammette: «Pressioni da Bill Gates».

Il Piano anti Lotito per fargli cedere la Lazio
Inchieste

Il Piano anti Lotito per fargli cedere la Lazio

La Procura di Roma indaga Masi, Maiolini (Banca del Fucino) e Bisignani per aggiotaggio. Secondo l’accusa diffondevano notizie false al fine di alterare il prezzo delle azioni della società. Nella denuncia del senatore insulti, telefonate e minacce.

«Ai pm ho detto tutto su Ranucci»
Inchieste

«Ai pm ho detto tutto su Ranucci»

Natalia Potenza, ex partner di Lavitola, vuota il sacco: «Della bomba non sapevo nulla, Sigfrido veniva a cena spesso da noi». E ipotizza anche che potesse avere degli interessi in Africa. Sui quali stanno per aprirsi nuovi filoni degli investigatori.