Il Piano anti Lotito per fargli cedere la Lazio
Claudio Lotito (Ansa)

Fino a ieri mattina la vicenda delle presunte minacce contro Claudio Lotito per fargli cedere la Ss Lazio sembrava uno dei tanti scontri tra società di calcio e tifoserie. Ora la storia ha cambiato passo. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma hanno eseguito una serie di perquisizioni.

E dalle 12 pagine del decreto emesso dai pm della Procura capitolina Lorenzo Del Giudice e Lucia Lotti (con il visto del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini) emerge uno scenario che porta molto più lontano dalle curve dello stadio Olimpico. Compaiono i nomi di Mauro Masi e di Francesco Maiolini (rispettivamente presidente e amministratore delegato della Banca del Fucino). E quello di Luigi Bisignani.

Le indagini su Masi, Maiolini e Bisignani

Ma dal momento che il documento giudiziario notificato specifica che il procedimento è, «tra gli altri», a «carico» dei tre indagati, con un ulteriore riferimento a «terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione», l’inchiesta sembra destinata ad allargarsi. A Masi, Maiolini e Bisignani gli inquirenti contestano la diffusione di «notizie false» per «provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio Spa, società quotata».

Nel capo d’imputazione gli inquirenti contestano ai tre di aver agito «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso», concorrendo «moralmente alla diffusione a mezzo social o attraverso la testata Millenovecento» e anche «materialmente attraverso il quotidiano Il Tempo», col quale «collabora Bisignani», alla «diffusione di notizie false relative all’imminente cessione da parte di Lotito del pacchetto azionario di controllo della Ss Lazio, allo stato di decozione delle società controllate da Lotito, alla intenzione di Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro».

Nel decreto, poi, ci sono riferimenti a «ulteriori elementi funzionali» che farebbero «ritenere la sussistenza di un disegno più ampio e unitario».

La denuncia di Cladio Lotito

L’indagine nasce dalle denunce presentate dal presidente biancoceleste tra giugno e luglio 2025. Gli episodi segnalati, secondo la ricostruzione del patron laziale, sarebbero stati parte di una campagna organizzata per colpire la sua immagine e creare le condizioni per una cessione della squadra.

Tra gli elementi indicati agli investigatori compaiono gli striscioni dell’estate dello scorso anno in piazza del Parlamento, davanti alla Camera, e in piazza San Lorenzo in Lucina, con la scritta «Lotito libera la Lazio».

Lo stesso slogan sarebbe comparso anche su uno striscione fatto volare con un aereo sopra il centro sportivo di Formello, mentre nei pressi dell’abitazione di Lotito sarebbero comparsi adesivi dal contenuto offensivo. Non mancano i riferimenti a una presunta campagna diffamatoria finalizzata, secondo Lotito, a comprometterne la sua reputazione e a indurlo a lasciare la proprietà. Un’azione che sarebbe stata accompagnata anche da iniziative minatorie e da «continue telefonate, ricevute a tutte le ore».

Tra queste rientrerebbe anche una telefonata del 17 luglio 2025. Un uomo, parlando con cadenza romana, lo avrebbe minacciato di morte se non avesse lasciato la Lazio.

L’inchiesta sul piano anti Lotito per cedere la Lazio

Nel materiale consegnato alla Procura figurano i messaggi offensivi e contenuti diffusi attraverso i social e posta elettronica. Finite dritte sulla casella di posta istituzionale del Senato. Il 22 settembre l’oggetto è singolare: «Cuori infranti».

Il giorno successivo è più esplicito: «Situazione critica della Ss Lazio, la richiesta dei tifosi». Ne seguono altre tre, contenenti una sorta di conto alla rovescia: «Libera la Lazio», poi «paura è…» e, infine, un inquietante «tic tac».

Il presunto complottone ipotizzato dagli inquirenti, inoltre, presenta uno snodo che sembra collegare le pubblicazioni online alle proteste della tifoseria. Negli atti si fa riferimento alle «pseudonotizie» diffuse attraverso Millenovecento che, secondo l’ipotesi investigativa riportata nell’ultima annotazione dei carabinieri, sarebbero state volte a «orientare una protesta» contro Lotito.

Le denunce del senatore di Forza Italia avevano quindi portato a una serie di attività investigative che hanno dato origine al filone d’indagine svelato ieri.

«Successivamente» alla «perquisizione effettuata nei confronti dei coindagati», si legge nel decreto, «nonché dall’estrapolazione dei dati acquisiti sui dispositivi in uso ai medesimi è emerso che l’attività (o alcune delle attività di denigrazione e di diffusione attraverso social network)» sarebbero state «in tutto o in parte finanziate da Maiolini».

La demonizzazione di Lotito

Pochi giorni dopo sarebbero comparsi gli articoli: il 31 maggio 2026 il titolo è «Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia».

Nel corpo, dopo aver riportato la «falsa notizia» relativa all’esistenza di una «fantomatica offerta d’acquisto» della società da parte della banca d’affari Jp Morgan per la cifra di 450 milioni di euro, veniva rivolto a Lotito il consiglio di avvalersi di figure della finanza come «Masi e Maiolini della Banca del Fucino» per l’avvio di un nuovo corso nella gestione della società calcistica. «Nello stesso filone» si legge ancora nel decreto, «si iscrivono ulteriori scritti di Bisignani» del 12 giugno 2026 e del 2 luglio 2026, «nonché l’iniziativa editoriale del quotidiano Laziale alza la voce», anche questa, secondo l’accusa, «curata da Bisignani».

L’interesse degli investigatori si è concentrato anche sulla frequenza di rapporti tra alcuni dei protagonisti. Dagli accertamenti sarebbero emersi contatti «non occasionali» tra Maiolini e Bisignani e telefonate e «insistiti tentativi di chiamata» concentrati in prossimità della preparazione e della pubblicazione degli articoli finiti negli atti. Altri contatti collegherebbero, poi, Masi e Bisignani. Un dato che gli investigatori sembrano tentare di leggere insieme alla successione temporale delle pubblicazioni.

Lo sviluppo delle indagini

Nelle copie forensi dei dispositivi degli indagati gli inquirenti cercano infatti «contenuti prodotti nel periodo» che va «dal giugno 2024 (anno a partire dal quale si rinvengono i contatti tra Maiolini e Bisignani) sino alla data odierna (quella della perquisizione, ndr)».

Inoltre, è spiegato nel decreto, «si dovrà procedere per l’analisi delle comunicazioni intercorse su chat criptate e/o o su altre applicazioni che per le loro caratteristiche tecniche non consentono una attività di selezione e di individuazione mediante criteri selettivi». Ed è probabilmente dentro queste comunicazioni che gli investigatori cercheranno di accertare se qualcosa riconduca a quel «disegno più ampio e unitario» evocato negli atti e, soprattutto, ai «terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione».

Le risposte dei diretti interessati alle denunce

All’uscita della notizia, Banca del Fucino ha precisato in una nota che l’istituto di credito «non è» indagato «e non è destinatario di alcun provvedimento». Poi ha espresso «piena fiducia nell’operato del presidente Masi e dell’amministratore delegato Maiolini». Gli accertamenti in corso, secondo l’istituto di credito, «ne confermeranno la correttezza».

La nota precisa poi che «Banca del Fucino non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della Ss Lazio Spa, dei suoi azionisti e dei suoi vertici». Infine è stato specificato che la banca non detiene «azioni della Ss Lazio» e non ha «mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni» né «svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa».

Masi si è detto «basito» per le accuse che gli vengono rivolte «da una denuncia di Lotito». Accuse che definisce «completamente e totalmente false». «La mia sola colpa», aggiunge, «è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio». E conclude con un annuncio: «Ho la più totale fiducia nella magistratura e per questo ho già dato mandato al mio avvocato di presentare denuncia per calunnia».

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