chimutengo ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)

Sostiene di aver pagato cifre importanti: tra 25.000 e 35.000 dollari per volta. Le indicazioni gli sarebbero arrivate da Valter Lavitola. Poi Benjamin Chimutengo, l’ex socio africano di Valterino, ha cominciato a dubitare sulla provenienza di quel denaro, sulla sua destinazione e soprattutto sulla ragione per la quale dovesse essere proprio lui a farlo transitare da una società all’altra. Fino alla rottura. E tra gli episodi che, secondo il suo racconto, gli fecero cambiare definitivamente posizione ce n’è uno che vedrebbe come protagonista Sigfrido Ranucci.

La ricostruzione è del diretto interessato: Chimutengo, intervistato in Zimbabwe da Moreno Pisto per Lo stato delle cose, il programma di Massimo Giletti che andrà in onda stasera su Rai 3. Pisto gli chiede se sia vero che abbia pagato somme tra 25.000 e 35.000 dollari per volta su istruzione dell’ex editore de L’Avanti!.

La risposta è secca: «Certo che sì. Mi veniva detto «Paga a Gomes questa somma» e io effettuavo il trasferimento». Gomes è Gomes Clesio Tavares. L’uomo indicato dalla Procura di Roma come l’intermediario tra Lavitola e il commando avellinese che avrebbe materialmente organizzato l’attentato contro Ranucci.

Ma è anche l’uomo che compare negli affari africani di Valterino e che, da irreperibile per la giustizia italiana, si trova in Camerun proprio per occuparsi di quelle attività.

Pisto domanda a Chimutengo da dove arrivassero quei soldi. L’ex socio ricostruisce un circuito: «Il giro era questo, da Neutralia ad Afro carbon, da Afro carbon a Gomes e poi da lì a Valter». E Chimutengo racconta di essersi domandato il perché.

Gli interessi africani di Lavitola risalirebbero almeno al 2022 e avrebbero avuto inizialmente come epicentro proprio lo Zimbabwe, dove l’ex editore si era mosso anche nel settore dei safari e dei terreni agricoli. Poi il business dei carbon credit, con al centro la Future Awaits Zimbabwe e il rapporto proprio con Chimutengo. Infine il Camerun.

Chimutengo racconta anche come gli sarebbe stato presentato Gomes: «Mi dissero che era stato addestrato nelle forze speciali e che aveva combattuto in diversi Paesi». E ricorda un episodio del dicembre 2024: «Valter era molto arrabbiato per alcuni errori commessi dal mio staff.

Gomes intervenne al telefono, cominciò a minacciarci. «Vengo in Zimbabwe, mi occuperò di voi»». La frattura è tra novembre e dicembre 2025. Ovvero dopo l’attentato a Ranucci. Chimutengo colloca proprio in quel periodo l’inizio dell’inversione di rotta rispetto alle richieste che gli arrivavano. «Ho cominciato a rifiutare direttive che ritenevo potenzialmente di natura criminale», racconta.

La conseguenza, secondo la sua versione, sarebbe stata immediata: «Sono arrivate le lettere degli avvocati e minacce di azioni legali».

Ma mentre le parti negoziano, racconta l’imprenditore africano, dall’Italia continuano ad arrivare notizie.

Ed è a questo punto che nella storia compare Ranucci. «La mia posizione è cambiata completamente quando ho letto l’intervista a Ranucci (sul quotidiano africano The Standard, ndr) e anche un altro articolo in cui compariva il mio nome e la scritta «truffa del carbon credit»».

E oggi Chimutengo formula nei suoi confronti un’accusa esplicita: «Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola». Ranucci risponde, di fatto, con una versione diametralmente opposta. Ieri, alla Festa del Fatto quotidiano a Marina di Pietrasanta, ha negato qualsiasi partecipazione alle attività economiche dell’amico: «Assolutamente non ho mai avuto interessi» negli affari di Lavitola. E ha aggiunto: «Mai un euro».

Secondo l’inchiestista Rai si tratterebbe «esclusivamente in un rapporto di amicizia» in cui ha «creduto». Nei panni della vittima annuncia una guerra a colpi di carte bollate.

Nel mirino c’è innanzitutto la Rai: «Agirò in giudizio in tutte le sedi, paghi chi ha la responsabilità dei gesti». Dice di avere già individuato i bersagli: «Ho in mente tre uffici, i responsabili di questi uffici», che a suo dire «dovevano creare una narrazione che giustificasse la mia rimozione».

E prepara anche la strada per tornare alla conduzione di Report: «Presenteremo probabilmente un ricorso di urgenza» per ottenere il reintegro.

Poi annuncia querele ai giornali e racconta di aver spiegato ai figli che si vedrà costretto a usare i risparmi di famiglia per intentare cause e richieste di risarcimento: «Farò una battaglia costosa, attingerò a quello che ho messo da parte in questi anni… ho detto loro… vi toglierò un pezzo del vostro futuro per il bene comune».

Ai conduttori del panel che gli chiedono se, dopo la perquisizione che ha portato all’incriminazione di Lavitola per l’attentato, ci sia stato tra i due un incontro «riservato», faccia a faccia e con i telefonini spenti, replica: «Assolutamente no, basta che andate a vedere che ero in tournée per sette giorni, quindi».

Per Ranucci, quindi, questo passaggio, attribuito ieri alla ex compagna di Lavitola, Natalia Potenza, sarebbe smentito. La donna, però, pare abbia riempito pagine di verbale soprattutto sugli affari africani di Valterino.

Indicazioni che sembrano incrociarsi con i racconti di Chimutengo. Perché l’ex socio dice di avere chiesto direttamente quale fosse la ragione di quei passaggi di denaro: «Quando ho ricevuto istruzioni di trasferire denaro da Afrocarbon alla mia impresa a un conto utilizzato per le operazioni di Lavitola, ho chiesto perché non mandate i soldi direttamente a lui? Perché devono arrivare a me e poi devo trasferirli io?».

Domande che, sempre secondo Chimutengo, messo in allerta pure dalla diplomazia italiana, non avrebbero trovato risposta. «Stavo pagando Valter come consulente? Come amministratore? Erano profitti? Nessuno mi dava una risposta». È a quel punto che Pisto arriva alla domanda più delicata: secondo lei c’era un tentativo di riciclare del denaro? Chimutengo non dice di averne la prova e non trasforma il sospetto in una certezza, ma risponde: «Sì, è una possibilità concreta». Tutta da esplorare.

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