Continuano i depistaggi di Tavares

Mentre Gomes Clesio Tavares, l’uomo indicato dagli investigatori come l’intermediario tra Valter Lavitola e il commando che avrebbe materialmente organizzato l’attentato contro Sigfrido Ranucci, dissemina indicazioni sulla propria posizione, cambia Paese nelle interviste e continua a rinviare il ritorno annunciato in Italia, i carabinieri gli stanno col fiato sul collo.

L’obiettivo è rintracciarlo e portarlo davanti ai magistrati italiani. E la caccia passa anche dalle sue utenze telefoniche, dagli spostamenti e dalle tracce lasciate durante il viaggio africano. Seguendo una per una le interviste, confrontando le date e i Paesi dichiarati, resta aperto un buco di 12 giorni. L’ultimo elemento un po’ più solido Tavares l’ha fornito il 27 agosto. Quel giorno era davvero in Camerun. Dopo, almeno pubblicamente, le sue tracce diventano molto più difficili da seguire.

Le utenze telefoniche e i contatti con l’Italia

Intanto, però, continua a parlare con l’Italia. La Verità lo ha contattato ieri mattina, alle 11.16 italiane. Tavares dispone di almeno quattro numeri conosciuti dagli inquirenti: uno con prefisso camerunense e gli altri italiani. Il primo risulta costantemente spento. Una delle tre utenze italiane, invece, è in uso.

Nelle carte della Procura il numero appare intestato alla moglie, Gelsomina Tuorto, eppure, dall’altra parte della cornetta c’è proprio lui: Tavares. Al telefono, il fedelissimo di Lavitola alza un muro sulla sua posizione attuale: «Non posso dirvi dove mi trovo». Ma conclude delineando l’orizzonte temporale del suo rientro, che avverrebbe «sicuramente entro un mese».

La fuga ad aprile e le prime interviste

Tavares lascia l’Italia il 13 aprile. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, parte da Napoli Capodichino alle 6.05 su un volo Air France. Quando viene emessa la misura cautelare nei suoi confronti non risultano prenotazioni o biglietti a suo nome, neanche utilizzando gli alias conosciuti, per tornare in Italia.

L’11 luglio ricompare: viene intervistato dal Domani. È in Camerun. Due giorni dopo parla con il Tg1 e la versione non cambia. Racconta persino di avere già comprato il biglietto per tornare in Italia, salvo rinunciare alla partenza dopo il consiglio del proprio legale camerunense.

A sentire i Cola, gli avvocati di Lavitola che proprio Tavares aveva indicato, in caso di guai, agli uomini del commando, il tuttofare «non avrebbe più rapporti con lo studio». E il nuovo legale resta top secret: Cola afferma di non conoscerne il nome, mentre Clesio dichiara che il difensore «al momento vuole rimanere nell’anonimato».

I continui spostamenti in Africa

Nel frattempo, la geografia è cambiata ancora. Il 15 agosto Tavares corregge la localizzazione che gli viene attribuita: «Sono in Zimbabwe, non in Camerun». E annuncia il viaggio successivo: «Domani parto per il Kenya». Quello stesso giorno Repubblica prova a ottenere coordinate più precise. Tavares risponde: «Sono in Africa». Il 18 agosto invia un video-selfie al Tg1. La localizzazione diventa genericamente «estero».

Giovedì 27 agosto l’inviato del Tg1 Leonardo Zellino vola in Camerun per cercarlo. Non ha un appuntamento. Tavares gli dice prima di trovarsi nel nord dell’Etiopia e che non sarebbe rientrato in Camerun prima del sabato. Il giorno successivo, però, richiama il giornalista: è tornato. I due si incontrano fisicamente. Da quel momento, però, Tavares diventa un fantasma. Dal 28 agosto non esiste un elemento che permetta di collocarlo fisicamente.

Il mistero sulla data del rientro

Ma Clesio ha cambiato anche il modo di raccontare il suo rientro. Il 13 luglio sosteneva di avere già acquistato il biglietto. Il 15 agosto assicurava che sarebbe tornato «a brevissimo». Il 27, davanti alla telecamera del Tg1, la formula è più elastica: «Non è oggi, non è domani, la cosa sicura è che tornerò».

Sono passati altri 12 giorni. In Italia c’è la sua compagna. Tuorto non scioglie il nodo sulla data di rientro: «È ancora in Camerun, ma non ho idea di quando possa rientrare».

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