Oltre 60 certificati emessi dagli otto infettivologi indagati soltanto a Ravenna. Ma il fortino romagnolo era solo una bandierina su una mappa molto più grande, quella della campagna per i medici «sulla certificazione di idoneità delle persone migranti alla vita nei Cpr» messa su dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, una realtà, quest’ultima, che nel 2018 è stata ricoperta d’oro dalla fondazione Open Society di George Soros con una donazione da oltre 385.000 euro, e dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm).
L’inchiesta sui medici pro-immigrati a Ravenna
Quasi una su quattro, facendo i conti sui numeri forniti dallo stesso Cocco, arriva quindi da Ravenna.
L’armata di certificatori, però, è ampia. Ed è diffusa in tutta Italia. Gli appigli investigativi emersi da una chat in particolare, denominata «Giovani e romagnoli», hanno permesso alla Squadra mobile di Ravenna di estendere il raggio d’azione.
L’inchiesta, insomma, non si esaurisce dentro le mura dell’ospedale Santa Maria delle Croci. Fuori ci sono incontri, materiali messi a disposizione dei certificatori e soprattutto ci sono due medici (non indagati) che, con ruoli molto diversi, sembrano aiutare a ricostruire il retroterra della mobilitazione.
Il dottor Cocco, che non è entrato nelle carte dell’inchiesta di Ravenna per il curriculum ma per essere stato intercettato indirettamente, è l’interlocutore con il quale l’indagata Elisa Vanino, si confronta sulla campagna. Il gip descrive Vanino come una delle figure più attive del fronte anti Cpr interno al reparto: diffonde articoli e modelli, promuove chat e incontri online, aggiorna sulle non idoneità rilasciate a Ravenna. E gli aggiornamenti finiscono a Cocco: «Almeno altri due certificati da Ravenna», gli scrive Vanino. Cocco le chiede: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura». Senza nascondere il proprio giudizio sui Cpr: «Luoghi patogeni».
Le mosse incriminatorie a Ravenna
E sostiene che «non sono migliorabili, non sono monitorabili, l’unica cosa da fare è chiuderli».
Nell’aprile 2026, parlando pubblicamente proprio dell’inchiesta di Ravenna, arriva a formulare una posizione ancora più radicale sul ruolo del medico: secondo lui, di fronte alla natura stessa dei Cpr, la non idoneità dovrebbe essere la conclusione per qualunque caso. Ma Cocco, il cui nome era già emerso dopo le perquisizioni, al netto dell’inchiesta giudiziaria, è soltanto un pezzo della storia.
L’altro nome compare direttamente in una chat sequestrata. Il 10 luglio 2025 Anastasia Zoffoli (indagata) discute della possibilità di certificare l’idoneità di un migrante destinato a un Cpr: «È una questione etica per me… visto cosa sono i Cpr… è in corso un campagna di Geraci al riguardo che alcuni di noi abbracciano».
Inviati «di guerra» senza alcun senso
Poi aggiunge: «Non posso validare il mandare là un essere umano… a prescindere da chi li ha creati, sono luoghi disumani». Quel Geraci si chiama Salvatore, medico romano, nato nel 1957, da oltre 35 anni impegnato nel settore della medicina delle migrazioni, è responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, che lo indica come past president della Simm. E «past president», nel suo caso, significa molto altro. Geraci è stato segretario nazionale della Simm dal 1996 al 2000, poi presidente per due mandati consecutivi, dal 2000 al 2009.
Ancora oggi è una presenza costante nella rete: per il quadriennio 2025-2028 è indicato come referente del Gruppo immigrazione e salute territoriale della Simm. C’è poi un legame storico con l’Emilia-Romagna che merita attenzione. Il GrIs locale nasce il 6 marzo 2009 dopo un incontro a Bologna tra operatori delle Ausl e associazioni di volontariato. La pagina ufficiale della Simm precisa che quell’incontro si svolse «alla presenza di Geraci».
E avvenne nel pieno della mobilitazione «Noi non segnaliamo», la campagna con cui una parte del mondo sanitario si oppose alla possibilità che i medici segnalassero alle autorità gli stranieri irregolari che chiedevano cure. Geraci era allora presidente nazionale. In una lettera del luglio 2009 rivendicava l’impegno contro quella norma e ricordava la mobilitazione organizzata in decine di città.
I nodi dei Cpr su temi così delicati
Quindici anni dopo il nodo resta lo stesso: il rapporto tra funzione sanitaria, immigrazione e politiche pubbliche. L’1 marzo 2024 la Simm, insieme all’Asgi e alla rete «Mai più lager-No ai Cpr», lancia ufficialmente la «campagna di presa di coscienza» rivolta ai medici chiamati a stabilire se uno straniero possa finire in un Cpr. Il bersaglio sono i sanitari «certificatori».
E l’obiettivo dichiarato è fornire «elementi di riflessione e azione» che possano aiutarli «a dichiarare l’inidoneità» alla permanenza nei centri. Nella pubblicità compare anche un allegato operativo, un modello: il «Certificato di inidoneità».
Quello su cui Laura Brigidi, uno dei medici indagati, ha dato prova della «incompletezza delle verifiche effettuate, utilizzando un modello prestampato» che, secondo la Procura, «non si premurò neppure di compilare completamente». Sul sito della Simm quei materiali risultano associati proprio all’area di pubblicazione nella quale compare Cocco.
Nello stesso archivio, il profilo di Geraci collega il medico tanto all’appello «per una campagna di presa di coscienza dei medici», quanto a un contenuto dal titolo inequivocabile: «La «resistenza» dei medici all’invio di migranti nei Cpr. Si dà il caso che Geraci sia un vero e proprio aficionado della causa dei migranti: strali contro i decreti Sicurezza e i Cpr, oltre che «sull’inesistente emergenza migranti».
Cosa resta da approfondire nell’inchiesta
L’uomo è collegato a un’altra persona, non indagata, che appare nelle carte della Procura ravennate. Il collante è sempre Zoffoli. La dottoressa No Cpr, in un’altra conversazione intercettata, parla al telefono con Martino Ardigò, attualmente direttore del distretto di Riccione. Raccoglie lo sfogo dell’infettivologa dichiaratasi reticente nel fornire alla polizia «i dati di un paziente visitato». Al termine della chiamata sembra persino rassicurarla: «Chi certifica sei tu, si attaccano».
La sua firma appare a fianco di quella di Geraci in un capitolo («Esperienza migratoria, salute e diseguaglianze») del libro di Ets A caro prezzo. Le diseguaglianze nella salute. Poi, a Ravenna, arrivano le perquisizioni del 12 febbraio 2026. Cocco prospetta che potrebbero arrivare «a brevissimo anche interrogazioni parlamentari». Eccola: la deputata dem Ouidad Bakkali presenta alla Camera un’interrogazione sottoscritta da decine di deputati. Sempre lei, la Bakkali, nel 2022 ha ricevuto oltre 77.000 euro da un’organizzazione della galassia del solito Soros. Ma questa è solo una coincidenza.
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