Fdi sfida De Rosa, l’«hacker» della Ue che aveva un piano per gli anarchici
Paolo De Rosa (Ansa)

Bruxelles, ufficio Dg Connect della Commissione europea. Paolo De Rosa, l’ex hacker con incarichi istituzionali in tre governi italiani, è alla sua postazione. Contattato dalla Verità, il funzionario non è apparso sorpreso.

Con la voce non turbata, nonostante si sia già diffusa la notizia di un esposto da presentare in Procura a Pisa, risponde al fisso e, con una replica forse già pronta all’uso, prova a schivare l’incursione: «Non posso parlare». Si arrocca, De Rosa. Forte, forse, della difesa d’ufficio di Forum diseguaglianze e diversità (di cui è partner di progetto) che gli ha espresso solidarietà e delle parole di Banca Etica, che ha chiuso i rubinetti ad Autistici inventati ma che ha condannato «la decisione Usa di mettere al bando l’associazione», rimbalza i cronisti: «Dovete rivolgervi agli uffici amministrativi della Commissione». Prima di arrivare in quella stanza aveva un nome di battaglia: Phasa. Non è una suggestione ricavata da vecchi forum: la prova arriva da un documento ufficiale della quinta Debian conference, organizzata a Porto Alegre nel 2004. Nell’elenco dei partecipanti compare una riga con il suo nome accanto a un indirizzo email che non lascia spazio a interpretazioni: «Paolo De Rosa, [email protected]». È il primo punto fermo. Ma non il più interessante. Per capire il ruolo di Phasa bisogna tornare alla storia che Autistici inventati ha scritto sulla propria avventura. Nel volume dedicato ai primi dieci anni del collettivo, il suo nome compare nella fase in cui il gruppo cerca le competenze necessarie per costruire un’infrastruttura propria. «Volevamo metter su un server di movimento. Solo che non lo sapevamo fare», racconta tale Cojote. Subito dopo il testo spiega che in Puglia nasce «un’amicizia importante» con Phasa, conosciuto a un raduno hacker. Poi: «Quell’estate Phasa ci raggiunse a Firenze». E «ha deciso di restare».

Nel 2004 De Rosa, cioè Phasa, partecipa alla DebConf4 in Brasile. Sul sito ufficiale delle kermesse, DebConf viene descritta come una «conferenza annuale per sviluppatori del Progetto Debian», sistema operativo libero e open source basato su Linux: seminari, demo, feste di programmazione e discussioni.

La storia interna di AI racconta che Phasa viaggia con un certo Ale e che lì i due entrano in contatto con gli americani di Riseup (l’archetipo di Autistici inventati, che si presenta come impegnato «nel cambiamento sociale libertario»). Bomboclat, un altro hacker, fa poi risalire a quel viaggio la maturazione di un «Piano» denominato «R»: «In realtà il Piano R era già pronto da un anno, almeno dal viaggio di Ale e Phasa in Brasile».

Il Piano R è la risposta tecnica alla vulnerabilità di un unico server. Nell’ottobre 2005, quindi, AI descrive la «moltiplicazione dei server»: da una macchina a più macchine distribuite geograficamente, sincronizzate e con comunicazioni cifrate. L’obiettivo dichiarato era fare in modo che la struttura continuasse a funzionare anche «in caso di attacco». È qui che Phasa ricompare con una firma precisa. Le tecnologie utilizzate vengono descritte nell’Orange Book, il manuale tecnico di Autistici inventati. Il frontespizio indica quattro autori, tra i quali Phasa. E chiarisce: «Questo documento nasce per l’uso interno all’associazione Investici (che poi nel 2017 si trasformerà in Ai Odv, ndr)». Nel 2007 Phasa non è più soltanto una firma tecnica. Il Corriere della Sera lo cita durante l’Hackmeeting di Pisa. Il giornale scrive che lui e un certo Vecna avevano visto «più o meno» tutte le edizioni e affida a Phasa la spiegazione delle regole per i cronisti: riconoscersi all’ingresso, essere accompagnati, non fotografare o filmare i volti senza consenso.

Nel 2012 Phasa interviene ancora nei materiali dedicati ad AI e parla di «autoformazione, privacy, anonimato». Poi il nickname arretra mentre cresce il profilo professionale di De Rosa. La sua biografia ufficiale racconterà apertamente l’origine del percorso: da adolescente, scrive, le Bbs e Itapac furono la porta verso «l’underground telematico italiano», poi arrivarono Internet, Irc, open source e Debian.

A Pisa si specializza in networking e sistemi distribuiti. Il 23 ottobre 2017 entra nel Team per la trasformazione digitale. Poi attraversa i governi Gentiloni, Conte e Draghi. Ed è qui che la storia di Phasa arriva sulla scrivania di Roberto Viola, il capo di De Rosa nella struttura comunitaria. Il cortocircuito è tutto nella traiettoria. Il ragazzo che frequentava i raduni hacker firmava come Phasa i documenti tecnici di Autistici inventati e contribuiva alla costruzione di un’infrastruttura pensata per continuare a funzionare anche «in caso di attacco», anni dopo lavora nella macchina digitale della Commissione Ue. E sopra di lui c’è Viola.

Ieri abbiamo provato a parlarci. Volevamo chiedergli se a Bruxelles fosse conosciuto anche questo pezzo del passato del suo collaboratore. Ma anche se, dopo l’intervento delle autorità Usa, che hanno inserito Autistici inventati nella black list per contrastare il terrorismo, qualcuno abbia attivato una procedura di verifica. Dal suo staff ci hanno fatto sapere che era fuori per lavoro. Se dovesse rientrare oggi, troverà anche un’altra sorpresa: il capogruppo di Fratelli d’Italia al Parlamento Ue, Carlo Fidanza, e la vicepresidente dei deputati italiani meloniani Augusta Montaruli, ieri hanno anticipato di voler presentare un esposto ai magistrati per «verificare la sussistenza di reati da parte del collettivo Autistici inventati». Compresi quelli «sotto il profilo del favoreggiamento e di ogni altra più grave condotta». Presunta.

Montaruli e Fidanza chiedono che si vada a fondo: «Le aperte rivendicazioni che si leggono nel loro libro edito nel 2007 e i passaggi sull’esigenza di sottrarre a magistratura e polizia la possibilità di perseguire reati gravissimi ci spingono a non sottovalutare la pericolosità di quanti possono essere coinvolti». Poi, un passaggio rivolto a De Rosa: «Uno dei fondatori agiva nel collettivo mentre già assumeva incarichi nelle istituzioni e lavorava a dossier delicati». Tra i quali l’app Immuni e Io, quella per la certificazione da vaccinazione Covid. Non manca un riferimento al Partito democratico, che nel 2023 ha designato come membro del Gruppo di lavoro sulle politiche digitali e innovazione proprio De Rosa. Circostanza che si trasforma in un assist perfetto per un ulteriore affondo sui dem: «Siamo basiti dal silenzio del Pd e di Elly Schlein, non è che ci ritroviamo De Rosa nel loro gruppo di lavoro per la digitalizzazione?». E, in politica, con l’antico adagio del «a pensare male», a volte ci si azzecca.

Da non perdere

I giudici disarmano l’Italia: «Troppe pistole»
Inchieste

I giudici disarmano l’Italia: «Troppe pistole»

Il Consiglio di Stato conferma il no del Tar del Veneto a un imprenditore che chiedeva il rinnovo della licenza di porto d’armi per protezione personale. Le motivazioni suonano ideologiche: «L’aumento dei reati, reale o percepito, non porti all’autodifesa»