Cresce la pista dei soldi africani che da Lavitola passa per Milano
Valter Lavitola (Tg1)

«Follow the money» era il pilastro del metodo investigativo del giudice Giovanni Falcone per colpire la mafia attraverso i flussi finanziari e bancari. È una regola che stanno seguendo anche i magistrati che indagano sui flussi di denaro degli affari di Valter Lavitola verso l’Africa con il business del carbon credit.

I finanziamenti collegati a Lavitola

I vertici di Urban Vision avrebbero finanziato il faccendiere con versamenti fino a 1,8 milioni di euro per circa 4.000 euro al mese sul conto personale di Tchoukou Ckuidjeu, più noto come Gomes Tavares, il factotum di Lavitola.

L’intesa finale, secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano e foto e documenti esclusivi di MowMag, che per primi si sono occupati della pista, avrebbe previsto versamenti a Lavitola tramite Neutralia per 400.000 euro in otto rate da 47.000 al mese, fino a novembre 2026.

Neutralia è una società di carbon credit, un affare su cui il faccendiere puntava tanto, posseduta al 50% da Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoli, rispettivamente presidente e ad della società di affissioni pubblicitarie Urban Vision. È dal luglio 2024 che Lavitola avrebbe lavorato all’affare, un progetto che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto puntare alla generazione e commercializzazione di carbon credit attraverso concessioni in Africa, tra Camerun e Zimbabwe. Un potenziale economico enorme ma che avrebbe appunto avuto bisogno di capitali. In questa storia sarebbe potuto finire anche Marco Dell’Utri, figlio dell’ex braccio destro di Berlusconi, che però poi non è stato più coinvolto.

La due diligence analizza i progetti africani

Ma ad avvalorare l’ipotesi dell’affare nel continente africano e il futuro investimento ci sarebbe un documento che collegherebbe direttamente Neutralia a Future Awaits, la società fondata da Lavitola e attiva in Camerun, legata a progetti ambientali e in società con Tavares, come direttore generale, che si occupa di carbon credit.

Il documento è una due diligence, attività di investigazione, analisi e verifica di informazioni relative a un’azienda, commissionata il 22 ottobre 2025 a Deloitte. A confermarlo lo stesso Ranucci che in un’intervista sempre al Fatto dice «…affidandosi a società di revisione serie».

Nella lettera di incarico Neutralia S.r.l., nella persona dell’amministratore unico Fabio Mazzoni che la firma il giorno successivo, commissiona a Deloitte Climate & Sustainability S.r.l. S.B. una due diligence tecnica sul progetto di generazione di «carbon credit» relativo alle concessioni detenute in Camerun e Zimbabwe.

Sette concessioni per un totale dichiarato di circa 2,1 milioni di ettari, intestate a due veicoli societari, Future Awaits Cameroon Sarl (con sede a Yaoundé, sede che l’inviato del TG1 Leonardo Zellino ha verificato sul campo essere praticamente inesistente) e Future Awaits Holdings (Private) Limited (con sede a Harare), elencati anche nell’Appendix 4 come «veicoli societari» del progetto insieme alla stessa Neutralia.

I viaggi di lusso collegati a Ranucci e Lavitola

Segui i soldi. La pista africana viene fuori quando, due settimane dopo l’attentato all’ormai ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci, il faccendiere e mandante, nonché amico-fratello del giornalista, volò nello Zimbabwe per un safari extra lusso, dettagliatamente testimoniato da numerose foto già pubblicate sui giornali.

Una passione da super ricchi che ha aperto un ventaglio di domande dei magistrati al lavoro per dimostrare la compatibilità di una spesa da nababbo con l’attività ufficiale di Lavitola-ristoratore, passione che invece ha portato alla luce attività all’estero in fase di definizione.

Ma gli accordi per fare affari si facevano sempre al Cefalù Bistrot come dimostra una pista che viene seguita e che riguarda soprattutto una cena fra Ranucci, Lavitola, Mazzoni e De Marchi. L’ex direttore dell’Avanti! stava lavorando ad un gigantesco progetto sul carbon credit e il denaro, circa 1,8 milioni di euro, arrivava da Neutralia, società che si occupa di consulenza ambientale e climatica partecipata dagli imprenditori De Marchi e Mazzoni, vertici anche di Urban Vision. La cena quindi al Bistrot di Monteverde non era stata la sola e nemmeno casuale, ma una delle tante.

Le versioni contrastanti sulla cena di Ranucci e Lavitola

Peraltro lo ha indirettamente ammesso lo stesso Ranucci in un’intervista al Fatto Quotidiano, dicendo: «Io sono andato alla cena solo perché volevo aiutare Giuseppe, il figlio di Lavitola, che è un ragazzo straordinario. Non so niente dell’affare, non sapevo nemmeno che avessero già un accordo, lo apprendo ora. Siccome a Report ci eravamo occupati del carbon credit, ho spiegato come si potevano fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore».

Diversa versione data da Gianluca De Marchi: «Era tardi, avremmo dovuto mangiare ed eravamo ancora in ufficio, nella nostra sede vicino al Vaticano. Giuseppe Lavitola, un ragazzo brillante che lavora con una società del nostro gruppo, Urban Venture, a quel punto ci buttò lì “mio padre ha un ristorante di pesce”. Fu una cosa naturale. Andammo. L’incontro con Ranucci, quindi, è avvenuto in modo totalmente casuale e fortuito».

Una versione già smentita dallo stesso Lavitola che nell’ultima intervista prima di essere arrestato disse: «Ranucci non ha mai fatto nessuna consulenza a Urban Vision, non c’entra nulla. Abbiamo fatto una cena una volta, ma non come dice Gianluca, per caso. Voleva conoscerlo».

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