report sciopero
Giulia Innocenzi (Imagoeconomica)

È Giulia Innocenzi a guidare la rivolta mediatica degli inviati storici di Report. È lei la prima linea del racconto e della ribellione contro i vertici Rai. Lo fa chiedendo innanzitutto che i due nuovi conduttori si facciano da parte («Spero che Presutti e Piervincenzi si mettano una mano sulla coscienza, capiscano di essere stati usati e facciano un passo indietro») e poi rilanciando le minacce di dimissioni in blocco.

In mezzo un possibile sciopero, annunciato via comunicato stampa, dai giornalisti interni di Report che «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma.

Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico».

Sono i giornalisti interni, gli assunti per capirci, ad accodarsi agli inviati storici. I collaboratori non assunti dalla Rai.

Un paradosso, quello di invocare lo sciopero, visto che per anni la redazione di Report ha rifiutato una qualsiasi organizzazione sindacale, per altro più volte sollecitata, per facilitare il dialogo, dalla stessa dirigenza della tv di Stato.

Ma non solo. Perché, secondo quanto la Verità è in grado di ricostruire, la redazione di Report ha più volte sollecitato i vertici Rai per ottenere rassicurazioni. Sono state chieste informazioni su un possibile arrivo di Federico Ruffo e di altri Papi stranieri.

Presutti e Piervincenzi nel mirino: la battaglia per la conduzione

È stata chiesta, come del resto conferma il testo scritto dagli inviati storici di Report, una maggior centralità alle inchieste e una conduzione meno accentratrice. Una cosa a cui la presenza di Presutti e Piervincenzi cerca di rispondere. Sempre si è fatto il possibile per togliere ogni preoccupazione a inviati e interni di Report.

Certo, la scelta dei conduttori è calata dall’alto, come del resto avviene in ogni azienda. Ed è stata comunicata attraverso le agenzie – è facile da intuire – per evitare che venisse bruciata dagli stessi giornalisti del programma di inchiesta di Rai3, che avrebbero avuto tutto l’interesse di farlo, come poi si è dimostrato. Ma tant’è.

Ormai lo stato d’agitazione, in vista dell’incontro di domani tra la redazione di Report e il direttore approfondimento Paolo Corsini, è stato proclamato. Si dimetteranno? Vedremo.

Ranucci accusa: «Non permetteremo la distruzione di Report»

Questa notizia ha, almeno per un momento, avvicinato Sigfrido Ranucci a quella stessa redazione che, in questi giorni, ha iniziato a picconarlo. «Non permetteremo la distruzione di Report. È significativo che i conduttori imposti dall’azienda siano oggi difesi dai giornali di destra che hanno in questi due mesi sollecitato la sospensione delle repliche di Report e la mia sostituzione», ha scritto l’ex conduttore sui social.

Come a dire: ci deve essere per forza un piano, un complotto mostruoso per usare due termini a lui cari, dietro a questa posizione. Ma non è così. Innanzitutto perché la Presutti fa parte della squadra di Report da anni, così come Piervincenzi, a cui lo stesso Ranucci aveva accettato un’inchiesta per la prossima stagione, segno che poi tanto «mortificante» come giornalista non deve essere.

Ma poi proviamo a utilizzare lo stesso metro di giudizio di Ranucci: quante volte il Movimento 5 Stelle (citofondare Dario Carotenuto) ha rilanciato e condiviso le sue inchieste? Quante volte lo ha sostenuto Il Fatto quotidiano? Faceva tutto parte di un complotto mostruoso? Di un piano per far fuori l’avversario? Non scherziamo.

Ranucci ora pensa al proprio futuro. Da politico, forse. Oppure da giornalista. «Ci sono imprenditori pronti a finanziare la battaglia per la libertà di stampa e aiutare i colleghi esterni con centinaia di migliaia di euro», ha scritto l’ex conduttore. Benissimo.

Ma chi pagherà poi le spese legali di un’ipotetica nuova trasmissione? E chi gli stipendi e i rimborsi degli inviati storici?

Report, il muro contro muro rischia di far saltare il programma

La verità è che Report può esistere solamente nella tv di Stato. Altrove è impossibile. La decisione di rimuovere Ranucci era basata proprio su questo: bisogna salvare il programma dal suo stesso conduttore.

E, ora, da una parte della sua stessa redazione, che pare essersi lanciata in un muro contro muro che non porterà a nulla. Se davvero hanno a cuore Report, gli inviati storici e gli interni della trasmissione devono trovare una quadra con i vertici Rai. Altrimenti il programma non si farà. E la responsabilità sarà esclusivamente loro.

E adesso spunta la grana Fagnani

L’indiscrezione è stata lanciata ieri mattina dall’Adnkronos, che è andata a ripescare una missiva inviata tre mesi fa da Francesca Fagnani alla Rai. Tutto accade lo scorso giugno quando il procuratore della giornalista annuncia l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva che lega la Fagnani all’azienda fino alla primavera 2027: «Secondo fonti ben informate, alla base delle tensioni che hanno portato alla lettera ci sarebbe un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda. La lettera ha agitato non poco i piani alti dell’azienda e nelle scorse settimane ci sarebbero state interlocuzioni, finora non decisive, anche per idee divergenti sul futuro», scrive l’agenzia.

Rai, il caso Fagnani esplode dopo le tensioni su Report

Per tre mesi quella lettera è rimasta lì. Solamente i vertici Rai e la Fagnani ne erano a conoscenza. Poi, forse complici le turbolenze provocate dall’ affaire Report, qualcuno ha deciso di farla uscire. Il motivo è presto detto ed è da ricercare nelle reazioni politiche che hanno accompagnato la pubblicazione di questa indiscrezione.

«L’emorragia in Rai non accenna a fermarsi e la situazione sta completamente sfuggendo di mano. Se le indiscrezioni sull’addio di Francesca Fagnani dovessero confermarsi, per TeleMeloni sarebbe il punto di non ritorno.

M5S e Avs all’attacco: «TeleMeloni perde anche Fagnani»

Anche se quello in effetti è già ampiamente superato», hanno detto i membri in commissione di vigilanza del Movimento 5 Stelle. Che poi hanno proseguito: «Dopo aver affossato Report, killerato Ranucci e smarrito per strada Sciarelli, ora a sbattere la porta sarebbe una delle poche professioniste capaci di tenere in piedi Rai2 garantendo sempre ascolti e qualità.

Capiamo Fagnani ma ad andarsene non dovrebbe essere lei, ma questi vertici incapaci di gestire l’azienda e preoccupati solo di servire i loro padroni politici.

Prima faranno le valigie, meglio sarà per tutti». Stessa linea cavalcata anche da Alleanza verdi e sinistra che, tramite Peppe De Cristofaro, commentano: «Inizio settimana difficile per i vertici di TeleMeloni impegnati su più fronti.

Da un lato i giornalisti della redazione di Report sono in stato di agitazione, e pronti a scioperare, contro la decisione arbitraria dell’azienda di sostituire Ranucci e, di fatto, commissariare Report nell’anno elettorale.

Dall’altro le indiscrezioni di una possibile uscita di Francesca Fagnani. I vertici di TeleMeloni sono incapaci nel guidare una grande azienda di intrattenimento, informazione e servizio pubblico perché più attenti ai voleri della politica che al prodotto e ai telespettatori.

Belve a rischio? Rai: «Fagnani è un asset fondamentale»

A pochi giorni dall’avvio dei palinsesti della prossima stagione due trasmissioni come Report e Belve, con ottimi ascolti e molto apprezzate dal pubblico, rischiano di non andare in onda. Un danno non solo economico per il servizio pubblico e una riduzione dell’offerta a tutto vantaggio dei competitor privati. Proprio un bel capolavoro».

Nulla però è stato ancora deciso. Secondo quanto apprende la Verità, infatti, i canali tra la Fagnani e la Rai sono ancora aperti per cercare di trovare una soluzione in vista della prossima stagione di belve.

Non è quindi un caso che, non appena è stata pubblicata l’indiscrezione dell’Adnkronos, sia intervenuto il direttore Intrattenimento Prime Time della Rai, Williams Di Liberatore, affermando: «Francesca Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la direzione Intrattenimento Prime time ed ha un contratto di esclusiva con l’azienda.

Durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma. Oggi siamo al lavoro». Non si sa ancora come andrà a finire la trattativa.

Quel che è certo è che tutta la partita politica oggi passa dalla Rai. E che questa prima indiscrezione rappresenta un tentativo di mettere in difficoltà l’attuale dirigenza. Un primo colpo a cui potrebbero seguirne altri.

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