Valter Lavitola
Valter Lavitola (Ansa)

La cosa più interessante, Sigfrido Ranucci l’ha messa in coda al suo post social in cui contraddiceva la ricostruzione fornita dalla nuova conduttrice di Report: «Sono costretto a smentire Repubblica in merito a quanto avrebbe affermato Giulia Presutti sulla sua frequentazione del ristorante di Valter Lavitola. Non le ho mai detto di andare da lui per motivi di lavoro. Ho saputo solo in seguito che è andata anche altre volte da sola per dei progetti di cui non sono stato mai messo a conoscenza. Fatto verificabile anche attraverso le chat sequestrate sul telefono di Lavitola».

Come è noto, in occasione del suo arresto sono stati sequestrati i device del faccendiere che però non sono ancora stati analizzati. Viene dunque da chiedersi: come può Ranucci dichiarare che le sue affermazioni sono verificabili «attraverso le chat sequestrate sul telefono di Lavitola»? Era lo stesso «amico fraterno», negli anni, ad aggiornarlo sulle richieste degli inviati di Report? Chissà.

La battaglia legale contro la Rai

Ipotesi, sia chiaro. Accompagnate da un’unica certezza: Ranucci ha iniziato la sua battaglia legale contro la Rai. Sabato sera, infatti, la tv di Stato ha ricevuto una pec dagli avvocati dell’ex conduttore. In essa si «contesta integralmente la legittimità» della decisione presa dai vertici della tv di Stato in quanto risultano «manifestamente insussistenti, in fatto e in diritto, le ragioni giustificatrici addotte a sostegno della rimozione del dottor Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale della trasmissione Report».

Vengono così scartate le proposte fatte dalla Rai e ci si avvia alla battaglia legale. Ammesso e non concesso che Sigfrido voglia ancora fare il giornalista. Intercettato da La7 ha detto infatti di non escludere una discesa in campo. Che, va detto, pare meno complicata di un suo rientro a Report.

La redazione si allontana da Ranucci

La redazione si è infatti allontanata da lui. Lo dimostra l’intervista rilasciata dal suo (ex) braccio destro, Giorgio Mottola, al Corriere della Sera. Nessuno sconto a Ranucci: «Come gli hanno detto molti di noi, dopo l’inizio delle indagini, aver rivendicato e costruito con Lavitola un rapporto di “amicizia fraterno” è stato inopportuno. Tuttavia come sta emergendo in queste ore c’era l’intenzione, che risaliva a prima della vicenda di Lavitola, di silenziare Report nell’anno elettorale». In realtà nessuno ha voluto silenziare Report e se la redazione si trova in questa situazione è a causa del comportamento di Sigfrido degli ultimi mesi.

E poi, alla domanda su cosa gli direbbe, Mottola risponde: «Che è stato proprio un fesso. E poi lo abbraccerei». Che è ciò che pensano tutti nella redazione del programma di inchiesta di Rai3. Non riescono più a fidarsi del vecchio conduttore, che però si ostina a voler tornare nonostante sia stato scaricato anche dai suoi.

Le barricate degli inviati di Report

E loro, gli inviati, cercano di alzare il tiro in vista dell’incontro del prossimo mercoledì con il direttore dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini. Promettono le barricate, le dimissioni di massa. Ma sanno anche che fare giornalismo d’inchiesta non è per niente facile, soprattutto se ben pagato. E che l’unico luogo per continuare a farlo è la Rai.

«Non ho mai chiesto la sostituzione di Ranucci, semmai andava abolita la metodologia di Report. Io ho detto tenetelo Ranucci perché qualunque inchiesta di Report adesso tutti capiranno che è una bufala, che Dio ce lo conservi», ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Gli spazi di dialogo sono sempre più stretti per la redazione. E inesistenti per Ranucci. L’autunno in Rai, insomma, sarà molto più caldo rispetto a questa già torrida estate.

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