Mario Draghi, ex presidente del Consiglio
Mario Draghi, ex presidente del Consiglio, sarà tra le possibili personalità audite dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid (Ansa)

L’uomo che la sapeva lunga, dovrà cantare anche sulla pandemia cinese. Il super tecnico Mario Draghi sarà convocato in commissione Covid per spiegare le scelte e i misteri del suo governo, a cominciare dalla cacciata di Domenico Arcuri e dalla conferma (blindata) di Roberto Speranza.

L’annuncio è arrivato ieri da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, nella tappa di Gatteo a Mare (Forlì-Cesena) di Bar Italia, il tour estivo del partito del premier. Per l’uomo che abbassò i toni degli allarmi di Giuseppe Conte, ma mise comunque l’obbligo vaccinale e varò il Green pass, sarà l’occasione per spiegare le sue scelte.

«Credo sia giusto convocare Draghi in commissione Covid», ha detto Bignami, anticipando anche un tema: «Vorrei fargli una domanda: perché appena arrivato ha cambiato Arcuri se tutto andava così bene».

Draghi in commissione Covid: l’annuncio di Fdi

L’esponete di Fdi ha anche precisato che la commissione parlamentare «non è un plotone di esecuzione», come ha detto Conte.

Al quale ha rifilato anche una stilettata: l’ex premier grillino «è l’unico italiano che rimpiange il periodo Covid perché faceva quello che voleva. Faceva Dpcm senza passare dal Parlamento». La commissione, oltre a Conte, ha già ascoltato decine di persone e, come ha spiegato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fdi in commissione, «molte altre verranno audite nei prossimi mesi, compreso l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, perché l’obiettivo non è perseguire una persona, ma accertare la verità nell’interesse di tutti i cittadini».

Da Arcuri a Speranza, i nodi del governo Draghi

Solo per fare un breve elenco dei temi aperti, c’è il maxi appalto delle mascherine acquistate da consorzi cinesi sconosciuti dal governo, e poi ci sono coloro che spendevano il nome di Conte per chiedere percentuali milionarie sulle forniture sanitarie, e i motivi per i quali l’ex ministro Speranza raccomandò il protocollo della «Tachipirina e vigile attesa», ormai entrato nell’Olimpo del ridicolo Covid.

Proprio Speranza è stato il grande rebus del governo dei competenti di Mario Draghi, rimasto in carica dal 13 febbraio 2021 al 23 ottobre 2022. Nonostante le critiche subite, l’uomo di Massimo D’Alema è stato confermato ministro della Salute anche dall’ex presidente della Bce. E questo nonostante un curriculum accademico e tecnico di nessun appeal per uno come Draghi.

L’ex direttore generale del Tesoro prese il posto di Conte per gestire con maggiore competenza i soldi del Pnnr, ma sul Covid scelse la linea della continuità. Certo, fece fuori Arcuri dall’incarico di commissario straordinario Covid, forse subodorando qualche problema nella gestione, e si rivolse al generale Francesco Paolo Figliuolo per varare una campagna vaccinale a tappeto e con molti obblighi. Draghi non comunicò i dati in forza dei quali il suo governo prendeva le decisioni su aperture e chiusure. E neppure ha mai spiegato per quali motivi ridimensionò il peso del Comitato tecnico scientifico nelle decisioni del governo e, in una certa misura, di Speranza stesso.

Green pass e vaccini, le scelte di Draghi sul Covid

Con Draghi è cambiata la rappresentazione scenica del Covid, ma la sostanza assai meno. Al tempi di Conte c’erano le dirette notturne dell’Avvocato del popolo che arringava la nazione e le mitiche immagini dei camion militari che portavano via le bare. Con Draghi a Palazzo Chigi sono arrivate la sobrietà e nuove priorità, come mettere fine in qualche modo alle restrizioni isteriche della gestione precedente e riprendere le attività economiche e la didattica nelle scuole.

Mario Giordano, con la sua trasmissione Fuori dal Coro su Rete 4, ha spesso criticato le politiche di gestione della pandemia e le restrizioni sui vaccini attuate durante il governo Draghi, mettendo l’accento sui dubbi relativi agli effetti collaterali, sui contratti farmaceutici e sull’efficacia del Green pass.

La strategia della normalizzazione di Draghi è passata attraverso l’eliminazione delle restrizioni, puntando sull’immunità di gregge, come avevano già fatto le criticatissime (in Italia) Svezia e Regno Unito. Ma dall’altro lato ha usato un pugno sempre più duro su Green pass e Super green pass, fino all’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni. In particolare, l’odiato pass è stato presentato da Draghi come «una misura con cui i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose».

Peccato che anche sotto di lui l’Italia sia stato il paese dell’Ue con il maggior numero di vittime per Covid-19, ovvero quasi 60.000 in un anno. Anche di questo fallimento dovrà rendere conto in Parlamento.

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