Non c’è soltanto Roma. Mentre l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci ricostruisce il rapporto del conduttore di Report con Valter Lavitola, anche a Milano esiste un fascicolo che, su tutt’altro piano, potrebbe aprire nuovi accertamenti sulla trasmissione. La Procura sta analizzando l’enorme archivio di Gian Gaetano Bellavia, per anni consulente dei magistrati e allo stesso tempo collaboratore di Report. Per comprenderlo bisogna però distinguere due procedimenti.
Il primo nasce dalla denuncia presentata dallo stesso Bellavia contro la sua ex collaboratrice Valentina Varisco, accusata di aver copiato oltre un milione di file dello studio e di essersi appropriata di supporti informatici. Varisco è stata citata direttamente a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita.
Quel processo potrebbe essere ormai vicino alla conclusione. All’udienza del 10 luglio la difesa di Varisco (avvocato Andrea Puccio) ha depositato tre assegni da 3.000 euro come offerta riparatoria, mentre Bellavia aveva quantificato il danno in circa 90.000 euro. La prossima udienza è fissata al 10 settembre. Se il giudice riterrà congrua la somma, il procedimento potrebbe chiudersi senza arrivare al dibattimento. A ridimensionare il danno lamentato dal commercialista è stata in parte la stessa Procura. La pm Paola Biondolillo ha fatto rilevare in aula che non risulta che Varisco abbia divulgato a terzi i dossier copiati. E, quanto al danno d’immagine, ha osservato che ad amplificare pubblicamente il caso hanno contribuito anche le numerose interviste concesse dallo stesso Bellavia.
Un cortocircuito diventato ancora più evidente con il famoso «papello» di 36 pagine, nel quale compaiono riferimenti a 104 personaggi pubblici e 19 magistrati. Il documento finì nel fascicolo quando le indagini contro Varisco erano già state chiuse, senza una chiara annotazione di deposito. Bellavia ne ha poi riconosciuto la sostanza come proveniente da proprie comunicazioni con il precedente difensore. È proprio da questo primo procedimento che ne è nato però un secondo.
I pm Eugenio Fusco e Paola Biondolillo indagano Bellavia per un’ipotesi di trattamento illecito di dati. Secondo la contestazione, il commercialista avrebbe conservato nel tempo copie di intercettazioni, brogliacci, tabulati, verbali, email e altra documentazione giudiziaria ricevuta durante le numerose consulenze svolte per Procure e Tribunali, anche oltre quanto necessario per gli incarichi.
A maggio la Guardia di finanza ha perquisito casa e studio di Bellavia e acquisito materiale informatico, sequestrando computer e cellulare. Lo storico consulente respinge ogni accusa. Sostiene che quello sequestrato sia il normale archivio professionale costruito in decenni di lavoro e, soprattutto, nega che le carte ricevute dai magistrati siano mai state utilizzate per Report.
La sua versione è che il flusso funzionasse semmai nella direzione opposta: erano i giornalisti di Report a inviargli documenti perché li analizzasse. Non sarebbe mai stato lui a consegnare alla redazione atti conosciuti attraverso le Procure. Bellavia conosce Sigfrido Ranucci da circa vent’anni e ha collaborato a lungo con la trasmissione. Quando è esploso il caso Lavitola, però, il commercialista ha preso nettamente le distanze.
Al Giornale si è detto «allibito» da quell’amicizia e ha definito le inchieste di Report «molto unilaterali». Al Corriere ha aggiunto che «i rapporti si sono molto diradati» e, su Lavitola, ha tagliato corto: «Ognuno si tiene gli amici che ha».
Anche Varisco è coinvolta nel nuovo fascicolo e a maggio si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Se decidesse in futuro di parlare, dopo 17 anni trascorsi nello studio potrebbe fornire indicazioni sul funzionamento materiale dell’archivio e sulla separazione tra i diversi incarichi.
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